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"Eversiva" gratuita' |
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Entrati nella mentalita' del " do ut des",
del dare per ricevere, ci ritroviamo a vivere costantemente sulle
difensive o all'attacco.
Uno dei bisogni che da sempre accompagnano
l'uomo è quello del sentirsi amati. Oggi purtroppo stiamo perdendo questo senso di gratuita' con tutto l'insieme di messaggi impliciti che essa porta con sé. Entrati ormai nella mentalita' del " do ut des", del dare per ricevere, ci ritroviamo a vivere costantemente sulle difensive o all'attacco. In difesa quando ci aspettiamo di essere imbrogliati, ingannati, derisi o schiacciati da chi incontriamo, convinti piu' che mai che nessuno fa piu' niente per niente e quindi dobbiamo coprirci le spalle. All'attacco quando vogliamo scalare i sentieri del successo personale, professionale, economico, per cui tutto quello che facciamo è solo ai fini del nostro personale interesse. Queste corazze di cui ci vestiamo anche
inconsapevolmente, intasano i "ricettori" del cuore, annebbiano
la sensibilita', soffocano la capacita' di accogliere e dare amore, anzi
ancor prima impediscono di riconoscerlo quando si presenta a noi. E così
ci disabituiamo alla gratuita' e in fin dei conti alla verita' dell'amore,
perché, quando è vero, esso vive del dare senza pretendere. Essa spezza i meccanismi dell'interesse, allarga il cuore di chi la riceve e di chi la offre, sana le ferite interiori perché ci fa sentire amati di un amore puro e libero. Ci aiuta a riscoprire la gratitudine scacciando dalla nostra testa il nefasto pensiero per cui tutto ci è dovuto e non dobbiamo mai dire un grazie. E soprattutto impedisce alla cupidigia di insinuarsi come un virus subdolo e mortale nei nostri pensieri, rendendoci schiavi ciechi dell'avere. Con un piccolo gesto gratuito, come dare ascolto, cure, beni, consigli, senza rendiconto finale o con un atteggiamento del cuore che sa rinunciare ai progetti che a volte si fanno sull'esistenza di chi ci è caro, diciamo all'altro, anche senza usare parole: "Io non cerco il mio interesse ma il tuo bene, perché sei importante non per quello che mi dai ma per quello che sei". Pura utopia? Forse sì, ma sono convinta che il nostro mondo abbia veramente bisogno di persone coraggiose che sappiano anche "perdere" qualcosa per "guadagnare" una nuova liberta' di amare. Mi fanno da luce guida due frasi che trovo nel Nuovo Testamento . La prima del vangelo di Matteo: "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date" ( Matteo 10, 8), la seconda di s. Paolo : "Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto?" (1 Corinzi 4, 7 ). Credenti o no queste parole ci ricordano che tutti siamo debitori di qualcosa e tale consapevolezza ci aiuta a non farci padroni prepotenti di quanto ricevuto, ma custodi e dispensatori responsabili e generosi. Vivere in quest'ottica è un piccolo passo, ma se compiuto da molti può cambiare uno stile di vita ormai comune che però uccide le relazioni interpersonali e il donare. |