I Grandi e i bambini

 

Nelle fabbriche milanesi si buttano cinquanta quintali al giorno di pane, che basterebbero per sfamare quotidianamente diecimila bambini e ragazzi sudanesi

C'è movimento nel mondo. No, non è il caldo precoce che mi fa scrivere queste banalita'. Lo scorso 31 maggio, infatti, il Corriere della Sera titolava un articolo di politica estera: A San Pietroburgo 43 leader, poi i Grandi volano al G8.

Al termine di tutti questi vertici, i potenti hanno rilasciato dichiarazioni altisonanti. Alcuni esperti, tuttavia, analizzando i documenti prodotti hanno scoperto che, ancora una volta, dietro le promesse di stanziamenti a favore dei Paesi poveri, in particolare dell'Africa, non sono state compiute delle scelte che nella sostanza mutino quelle condizioni all'origine della poverta'. Per esempio, non è stato minimamente scalfito il sistema commerciale secondo il quale anche i Paesi poveri debbano importare medicine per curare malattie come aids, tubercolosi e malaria, pagando i brevetti alle ditte produttrici, miltinazionali occidentali, che rendono proibitivi i costi di questi beni indispensabili.

Stanziare miliardi a favore dei Paesi in cui si rischiano catastrofi umanitarie di proporzioni spaventose, rifiutandosi di cambiare le regole, che provocano tali gravi situazioni, è fare della beneficenza, o meglio della carita' pelosa. La Giustizia è altro. Ma che cosa possiamo attenderci dai Grandi? E i popoli che essi governano li seguono baldanzosi, come i topi il flauto magico. Alcuni recenti episodi mi hanno fatto riflettere anche sul futuro del nostro occidente opulento. Protagonisti, i bambini.

Ho letto, che in Italia si spendono due milioni di euro in cure di bellezza per gli animali. Si potrebbe con questa cifra comprare medicine sufficienti per curare quarantamila malati di tubercolosi in Africa. Nelle fabbriche milanesi si buttano cinquanta quintali al giorno di pane, che basterebbero per sfamare quotidianamente diecimila bambini e ragazzi sudanesi, scheletriti ed emaciati dalla fame e dalle malattie.
Settimana scorsa, mentre passeggiavamo intorno a casa, abbiamo incontrato tre ragazzini: due maschietti sui nove/dieci anni ed una bimba di tre/quattro, graziosissima con la sua codina di cavallo ben pettinata. Soli. Il maggiore si avvicina e ci chiede educatamente, mostrandoci un'impegnativa , dove fosse la mutua. Stavano accompagnando la sorellina dal dentista. Li aiutiamo a raggiungere l'ambulatorio ed intanto scambiamo qualche parola. Sono in Italia da quattro anni, vengono dal Marocco ed abitano in un paese a circa venti chilometri di distanza, raggiungibile con il treno o l'autobus. Di loro colpiva il decoro nell'abbigliamento, nei gesti, il senso di responsabilita' verso la sorellina, che camminava giudiziosamente, senza lagne, mano nella mano in mezzo ai due fratelli. Giunti a destinazione, ci salutano, ringraziando con un bellissimo sorriso. Li guardiamo entrare nell'ambulatorio. Sembrano usciti dal libro Senza Famiglia. Probabilmente, infatti, i loro genitori erano al lavoro. Mi si stringe il cuore.

Penso ad altri bambini, quelli le cui mamme sono costrette da una situazione economica di grave disoccupazione, a venire in Italia per lavorare come badanti di persone non autosufficienti, che le scelte di politica sociale dei nostri governanti impediscono di assistere in altro modo.

Anche quei bambini, la sera, si addormentano mentre un genitore, stanco, legge un racconto, e guai a cambiare una parola. Anche quei bambini, quando finisce l'anno scolastico, urlano di gioia e subito corrono a giocare. Anche quei bambini hanno nostalgia della mamma lontana, piangono, e vorrebbero sentire ogni giorno la sua voce.

I bambini, il nostro futuro, sono uguali in tutto il mondo. I loro sentimenti non hanno frontiere, non hanno bisogno di documenti di espatrio o di traduzioni. Loro vorrebbero semplicemente Vivere, stare bene insieme alla loro famiglia, in Pace.

Ma i Grandi capiscono tutto ciò?

Papa Giovanni XXIII, nella sua enciclica Pacem in terris, quarant'anni fa, aveva indicato quattro pilastri su cui fondare un mondo a misura di tutti:

" la Verita' sara' fondamento della pace quando ogni individuo prendera' coscienza con onesta', oltre che dei propri diritti, anche dei propri doveri verso gli altri;

la Giustizia edifichera' la pace quando ciascuno concretamente rispettera' i diritti altrui e si sforzera' di adempiere i propri doveri;

l'Amore sara' fermento della pace quando la gente sentira' come propri i veri bisogni degli altri, condividendo materialmente e spiritualmente ciò che possiede;

la Liberta' alimentera' la pace quando gli individui, nello sforzo per raggiungerla, seguiranno la ragione e si assumeranno sempre con coraggio la responsabilita' delle proprie azioni."

Forse, queste parole illuminate fanno fatica a raggiungere il cuore dei Grandi. Forse sono diventati troppo grandi, cioè troppo adulti. Che sia questo il motivo della loro sordita'?

Ho una piccola speranza. Vorrei provare a narrare a questi Grandi un raccontino di Gianni Rodari, un cantastorie delle nostre contrade. Forse, il bambino che sta in ciascuno di noi, dunque anche nei Grandi, non è ancora morto. Forse, ascoltera'…

 

Il sole e la nuvola

Il sole viaggiava in cielo, allegro e glorioso sul suo carro di fuoco, gettando i suoi raggi in tutte le direzioni, con grande rabbia si una nuvola di umore temporalesco che borbottava:

- Sciupone, mano bucata, butta via, butta via i tuoi raggi, vedrai quanti te ne rimangono -.

Nelle vigne ogni acino d'uva che maturava sui tralci rubava un raggio al minuto o anche due; e non c'era filo d'erba, o ragno, o fiore, o goccia d'acqua, che non si prendesse la sua parte.

- Lascia, lascia che tutti ti derubino: vedrai come ti ringrazieranno, quando non avrai piu' niente da farti rubare.-

Il sole continuava allegramente il suo viaggio, regalando raggi, a milioni, a miliardi, senza contarli.

Solo al tramonto contò i raggi che gli rimanevano: e guarda un po', non gliene mancava nemmeno uno.

La nuvola, per la sorpresa, si sciolse in grandine. Il sole si tuffò allegramente nel mare.