Guerre di ordinaria quotidianita'

 

Un episodio che mostra come la burocrazia può rendere difficili le cose semplici

Correvano gli anni della riforma liturgica. La Messa non veniva piu' celebrata in latino, ma in italiano. Nel rito di conclusione, per esempio, il celebre Ite Missa est (Andate la Messa è finita) era stato sostituito con Andate in Pace. Talvolta capitava qualche intoppo. Un frate cappuccino milanese me ne ha raccontato uno che mi pare particolarmente adatto per questi nostri tempi travagliati.
Un giorno, per l’emozione, il povero fraticello si confuse. Invece di concludere le celebrazione con la nuova formula, fuse le due espressioni e balbettò, La pace è finita, andate a Messa. Credo che il nostro quotidiano sia tutt’altro che pacifico. E non solo per le velleita' bellicose di qualche sedicente potente della terra, per le minacce di fanatici terroristi o per gravi problemi di sopravvivenza. A causa di una diffusa ottusita', proprio il gesto quotidiano si trasforma in una piccola battaglia campale, che lascia estenuati... Recentemente, ho sperimentato come tutto ciò sia vero e, se non fosse tragico, sarebbe degno di un film di Totò.
Dopo un lungo travaglio è morta mia zia, che da sei anni risiedeva a Varese, dove abitiamo, e da qualche tempo viveva con noi, perché malata. Si trattava di darle sepoltura. Nulla di piu' semplice e ordinario. Ma ecco in agguato i ferrei regolamenti.
Ho chiesto che la salma fosse tumulata nel cimitero vicino a me, affinché potessi recarmi a trovarla con maggior facilita'.
“Impossibile! Il regolamento prevede che i residenti nella via dove abitava mia zia prima di ammalarsi, devono essere tumulati in un altro cimitero, lontanissimo da me. La mia richiesta poteva essere accolta, solo nel caso in cui nel cimitero da me richiesto fosse stato gia' presente (sic!) un parente di mia zia”.
Mi sono sentita sollevata, perché mia mamma è sepolta in un cimitero piu' vicino di quello proposto dal Comune. Certa, che la soluzione fosse a portata di mano, ho avanzato la seconda opzione.
“ Impossibile, mi viene risposto, perché la zia è cognata di mia mamma, dunque, non consanguinea. E’ il regolamento…”.
Non so se ridere o piangere. Vorrei che qualcuno mi spiegasse come fanno i morti ad essere consanguinei, se di loro, nei migliori dei casi, restano solo le ossa. Forse i regolamenti non sono stati aggiornati su questi particolari!”.
Finalmente, credo di aver trovato la soluzione: cedo la mia tomba a mia zia. 
“ Non è così semplice, replicano. Dovrei, infatti, cedere gratuitamente al Comune la mia tomba. In questo modo il Comune potrebbe rivendermela per mia zia!”.
Nonostante il dolore, il mio spirito guerriero stava per esplodere. Nel frattempo, il titolare dell’impresa di pompe funebri aveva trovato la via d’uscita: un’autocertificazione in cui dichiaravo di essere invalida con necessita' di accompagnamento. A Varese, sono in molti a saperlo, ma non il regolamento! Ho dovuto spiegare che le persone che possono prestarsi in questo servizio abitano presso i due cimiteri da me indicati. 
Potenza dei certificati! A sera, ero estenuata e con il magone triplicato, ma la battaglia era vinta: ora, mia zia riposa in pace nel cimitero vicino a me e nei prossimi giorni mi porteranno a trovarla. 
Mi è stato riferito che queste situazioni si riproducano quasi in fotocopia in molti altri Comuni. In una pausa spirituale, ho ripensato ad un fatto accaduto Duemila anni fa. Allora, Giuseppe d’Arimatea donò la sua tomba nuova, con un gesto di affetto spontaneamente generoso, affinché Gesu' deposto dalla Croce avesse degna sepoltura.
Oggi, a causa della furberia di alcuni profittatori, diventa difficilissimo compiere dei gesti gratuiti di solidarieta' ed affetto. 
Paradossalmente, tutto ciò che ha qualche relazione con il potere e il denaro viene facilitato, con mezzi che a volte superano un po’ troppo la soglia del lecito.
Forse, quella del fraticello milanese non fu emozione, ma chiaroveggenza. La pace è veramente finita. Non dobbiamo, tuttavia, lasciarci ingannare dalle ipocrisie di molti potenti anche nostrani, che dicono di agire a favore della liberta' di tutti, invece scaricano sulle spalle dei singoli e dei popoli pesanti e idioti fardelli, che servono solo ad aumentare la loro opulenza.

Laura Belloni

Aprile 2003