La vita... è bella! 


Anna Boldetti è un’anziana signora da anni ricoverata presso l’Istituto Molina di Varese. A seguito di un ictus cerebrale, all’eta' di 52 anni, è rimasta paralizzata da un lato del corpo ed ha perduto la facolta' di esprimersi correttamente. La perdita dell’autonomia e la necessita' di cure continue l’hanno costretta a trasferirsi, fin da allora, in un istituto per anziani, ma la gioia di vivere non l’ha abbandonata. A chi ha la fortuna di incontrarla ripete instancabilmente, con un entusiasmo tanto genuino quanto sconvolgente, che: “la vita è bella”!

Da anni, nel mio peregrinare, per conto del giornale, ho l’opportunita' di entrare in contatto diretto con il mondo dell’handicap, di sperimentare personalmente, raccogliendo informazioni e confidenze, le difficolta' e le sofferenze di chi porta con sé qualche limitazione piu' o meno grave. Eppure, sempre piu' spesso, tali incontri costituiscono per me concrete occasioni di crescita umana e spirituale. 
Lungi dal cadere nell’apologia dell’handicap, talora presentato come unica condizione per potersi “abbeverare alla fonte di saggezza e verita'” – atteggiamento estremo, certamente alimentato dai pregiudizi e dall’ostilita' che troppo a lungo hanno circondato i disabili di ogni tempo e luogo - posso, senza retorica, affermare che, in qualche modo, il dolore porta consiglio. E, ancora una volta, ne trovo conferma nello sguardo e nelle parole di questa anziana malata che mi sa comunicare solo gioia e amore. Sotto una pioggia torrenziale, al braccio di Giuseppina Ponti – storica collaboratrice del giornale - raggiungo rapidamente la palazzina, all’interno del complesso del Molina, in cui, da ventuno ininterrotti lunghi anni, vive Anna. “Si può?”, domando con una certa apprensione, mentre Giuseppina mi fa strada: temo, infatti, di non riuscire a comprendere ciò che questa anziana signora segnata dall’ictus vorra' comunicarmi… Come per esorcizzare le mie paure, un tranquillo sorriso ed una flebile, ma pur, tuttavia, comprensibile, vocina mi invitano ad accomodarmi. Aiutata da Giuseppina, mi accingo a ricostruire la vita di Anna.

- Mi può parlare della sua infanzia?
“Sono nata nel 1928 a S.Ambrogio di Varese. Mia mamma Giuseppina lavorava in casa come sarta e mio papa' Giovanni era messo comunale. Vivevo in una graziosa villetta, circondata dall’affetto dei miei, assieme ai miei altri due fratelli ed a Mariuccia, la mia sorella maggiore. Ho sempre avuto un temperamento particolare, ero un po’ ribelle e sicuramente mi piaceva fare di testa mia. Pensi che all’eta' di soli cinque anni, sono partita da S.Ambrogio, a piedi, alla volta della Rasa, dove abitavano i miei nonni che possedevano una fattoria: l’amore per gli animali, però, mi è costato caro… mia sorella, di cinque anni piu' grande, è venuta a prendermi e me ne ha date tante…”

- Poi cosa è accaduto?
“Purtroppo, circa un anno dopo, a causa di una peritonite, la mia adorata mamma è volata in cielo e noi fratelli siamo stati separati: mio fratello Mario, ora sacerdote a Roma, era gia' entrato in seminario, Angelo è stato spedito in orfanotrofio, mia sorella Mariuccia dai nonni ed io sono stata accolta da una zia che abitava alla Prima Cappella. Successivamente, mio padre si è risposato e siamo tornati a vivere insieme nella nostra casa. Con la nostra matrigna, però, non andavamo tanto d’accordo…”

- Non si è mai sposata?
“No. Dopo aver terminato le scuole commerciali all’eta' di tredici anni, ho imparato il mestiere di sarta da una signora che viveva vicino a noi e sono rimasta a vivere a S.Ambrogio con mio papa'…”

- E la malattia, quando è sopraggiunta?
“Verso i quarantacinque anni ho incominciato ad avere dei grossi problemi: non riuscivo piu' a parlare ed a camminare come prima ed incominciavo ad avere difficolta' anche nel connettere. Il medico di famiglia mi ha liquidato abbastanza rapidamente, affermando che si trattava di un po’ di stanchezza; invece – come è emerso in seguito - soffrivo di ipertiroidismo. In seguito, le mie condizioni di salute sono precipitate ed all’eta' di cinquantadue anni sono stata colpita da un forte ictus cerebrale e sono entrata in coma. Mi hanno immediatamente ricoverato, prima all’ospedale di Luino e subito dopo al Circolo di Varese. I medici nutrivano davvero poche speranze al punto che per tre volte il cappellano mi ha somministrato l’estrema unzione! Poi, finalmente, mi sono svegliata…”

- A quel punto si sara' resa conto del suo stato di salute… cosa ha provato?
“Non ho mai avuto paura di morire, né prima del coma, né tanto meno dopo. Quando ho ripreso coscienza, ho realizzato che il lato destro del mio corpo era completamente rigido, paralizzato e, soprattutto, che non riuscivo piu' a parlare, ma non mi sono scoraggiata: avevo tanta voglia di vivere!”

- Ma deve ammettere che è comunque umano perdere per almeno un brevissimo istante le speranze…
“Vede, durante il coma, ho vissuto quella che oggi si suole chiamare “esperienza pre-morte”. Improvvisamente mi sono trovata avvolta da una luce intensa e bellissima, immersa in un clima di pace totale, cullata da musiche celestiali…no, non vi era davvero posto per la paura, nel mio cuore regnavano unicamente l’Amore ed il fiducioso abbandono alla perfetta volonta' di Dio! E al mio risveglio, nonostante l’handicap, questa disposizione dell’animo, per grazia di Dio, si è conservata: è da Lui che mi deriva, ancora oggi, dopo ventidue anni, questa incommensurabile gioia di vivere!”

- Quando ha fatto il suo ingresso all’Istituto Molina?
“Dopo l’accaduto, i miei fratelli mi hanno aiutato molto. Soprattutto, Angelo si è attivato per trovare una struttura che fosse idonea ad accogliermi, dal momento che avevo perso la mia autonomia. In seguito ad una breve ricerca, l’Istituto Molina gli è apparso quanto di meglio vi fosse all’epoca. Così, nel luglio del 1981, è incominciata la mia nuova vita presso questa casa di cura, dove, se devo dire la verita', mi trovo molto bene. Tra l’altro, per la cronaca, detengo il primato di anzianita' d’ingresso tra tutti gli ospiti del ricovero…”

- Come trascorre le sue giornate?
“Nonostante l’immobilita', che mi costringe a letto per buona parte della giornata, da anni, cerco di coltivare l’hobby della pittura. Il martedì ed il venerdì mattina ho l’opportunita' di dipingere su ceramica, attivita' che naturalmente svolgo con la mano sinistra, unica rimasta abile, dopo l’ictus. Realizzo dei piatti decorati a mano che puntualmente, ogni anno, vengono venduti dalle Dame di Carita' di S.Vincenzo nella festa dell’Immacolata ed il cui ricavato è devoluto in beneficenza. Un’infermiera diplomata, a me particolarmente affezionata, mi ha fatto sapere che desidera organizzare perfino una mostra con le mie creazioni!”

- Certo, nelle Sue condizioni, non è facile muoversi… mi chiedevo se, come altri intervistati, abbia partecipato a qualche pellegrinaggio…
“Eccome, cara mia! In questi anni di infermita' ho avuto la gioia di viaggiare e molto! Sono stata ben nove volte a Lourdes, quattro a Banneaux, in Belgio, quattro a Loreto, poi ancora a Roma, dove ho incontrato personalmente anche il Papa, e ad Assisi… Quando mi chiedono come sto, rispondo sempre benissimo…vorrei vivere fino a cento anni e piu'… Perché? Ma perché la vita è proprio bella!”

Grazie, Anna, per questa salutare iniezione di entusiasmo e di speranza!


Maria Cristina Gallicchio

LUGLIO 2002