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Claudio poeta di Castelveccana |
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Claudio
Comini è un uomo dall’aspetto mite che vive a Nasca, una frazione di
Castelveccana. Travolto da una moto all’eta' di quasi tre anni
rimane in coma per ventuno giorni e ne esce con gravi conseguenze.
Oggi, sposato con Lorena, conduce una vita normale e straordinaria al
contempo: il suo nome, infatti, appare sempre piu' spesso su riviste e
quotidiani che gareggiano nel lodare la delicata e rara sensibilita'
racchiusa nelle sue brevi e toccanti liriche. Ormai per tutti
è il poeta della Valtravaglia. Lo
specchio scintillante del Lago Maggiore,
accarezzato da un sole tanto abbagliante quanto irreale, mi accompagna nel
mio viaggio lungo le strade della Valtravaglia, alla ricerca del noto
poeta, consentendomi di assaporare, con il cuore, la sconfinata e
straordinaria bellezza della natura dipinta nei suoi versi. Il mio direttore,
sollecito come sempre, ha subito provveduto ad equipaggiarmi del primo dei
due volumetti di poesie finora pubblicati, e mentre temo, come talvolta mi
accade, di perdere la strada, la coscienza si appanna e si smarrisce
dolcemente al pensiero di quelle “distese di acque marine, sogni, realta'
spezzate, come dispersi cuori solitari”. Il cartello con la scritta
“Nasca” mi riporta bruscamente alla realta': svolto a destra e
raggiungo il centro del paesino. La famiglia Comini mi
accoglie con calorosa ospitalita' e Lorena, la moglie di Claudio, come se
leggesse nel mio pensiero, subito mi pone innanzi una fumante tazza di thè
alla vaniglia. -
Se devo dire la verita', il tuo handicap, Claudio, appena s’intravede… “Sono nato a Luino
nel gennaio del 1963. All’eta' di due anni e otto mesi sono stato
investito da una moto a S.Pietro, una localita' non lontana da qui: ho
ricevuto un forte colpo alla testa e ho perso i sensi. Ricoverato
d’urgenza all’ospedale di Luino, dove i medici hanno riscontrato un
trauma cranico, sono entrato subito in coma, rimanendo in tale stato per
circa ventuno giorni. Il giorno successivo, mi hanno praticato la
tracheotomia per consentirmi di respirare e mi hanno sottoposto ad altri
esami. Devo dire che i medici hanno svolto bene il loro lavoro e grazie
anche alla continua ed amorosa assistenza dei miei genitori e di una
suora, che aveva preso a cuore il mio caso, nel periodo successivo al mio
risveglio qualche progresso l’ho fatto…” -
Certamente, però, sarai stato sottoposto ad ulteriori cure… “Sì. In seguito,
fin verso ai cinque anni, sono stato magistralmente seguito da alcuni
medici dell’Istituto neurologico C.Besta di Milano, i quali hanno
riscontrato, quali esiti del trauma cranico, una emiparesi spastica
destra, note atassiche, un ritardo nel linguaggio e nello sviluppo
psichico. Presso questo istituto, per circa quattro mesi all’anno,
facevo riabilitazione, ed inoltre, mi somministravano dei farmaci.” -
Giungiamo quasi alle soglie dell’eta' scolare… “Ho frequentato la
prima e la seconda elementare a Castello. Successivamente, allo scopo di
ricevere un sostegno mirato, sono entrato nel collegio “La Nostra
Famiglia” di Ponte Lambro, un istituto fondato da Don Luigi Monza,
presso il quale non solo ho avuto l’opportunita' di proseguire gli studi
elementari con un valido sostegno, ma sono stato sottoposto anche alle
indispensabili cure specialistiche ed a cicli di riabilitazione. Nel
complesso, è stata un’esperienza felice, anche se, essendo lontano dai
miei genitori e dalla mia casa, soffrivo di nostalgia”. -
Poi, cosa è accaduto? “Terminate le
scuole medie inferiori, ho studiato per due anni presso il centro di
formazione professionale di Luino ed ho incominciato a lavorare come
portiere, prima presso una impresa del luogo ed in seguito, dal 1986,
presso l’ospedale di Luino, ove presto tutt’ora servizio”. -
A questo punto è d’obbligo domandare quando hai incontrato l’amore… “Ho conosciuto mia
moglie, nel 1994, frequentando un corso di volontariato organizzato in
quel di Germignaga…di lei mi ha colpito il sorriso…” -
Quando si dice che il volontariato ripaga… e tu, Lorena, che impressione
hai avuto di Claudio? “Sono stata
conquistata dalla sua dolcezza, intelligenza, disponibilita' verso gli
altri…non nego, poi, che la divisa, anche quella di portiere, abbia il
suo fascino…decisive sono anche state le poesie ed i fiori che gia' a
quel tempo scriveva e mi recapitava! Avevamo tutti e due
l’eta' giusta per mettere su famiglia così, dopo circa due anni di
fidanzamento, abbiamo deciso di sposarci”. -
Svolgi qualche attivita' lavorativa? “Assisto gli
anziani presso una casa di riposo situata a Comacchio. Nel tempo libero,
amo ascoltare musica rock e passeggiare lungo il lago assieme a mio
marito…l’amore per le bellezze della natura ed il desiderio di aiutare
il prossimo contribuiscono a renderci piu' uniti…” -
E tu, Claudio, coltivi qualche hobby? “Certamente non il
rock! Sono un appassionato di musica classica e musica italiana
contemporanea; mi diletta la fotografia, i cui segreti ho scoperto ed
approfondito da autodidatta, perché, come la poesia, cattura la realta'
circostante; infine, sono visceralmente attratto dalla psicologia. In
particolare, la psicologia, così come la poesia, rappresentano gli
strumenti-risposta inconsapevolmente inseguiti per anni e
provvidenzialmente trovati in seguito ad un periodo di crisi esistenziale.
Uno dei miei passatempi preferiti è proprio la lettura di libri di
psicologia, in particolare quelli della collana “I Prismi”, che
raccoglie in prevalenza opere a carattere pratico ed applicativo con un
occhio ai temi ed orientamenti di ricerca oggi consolidatisi nel campo
della psiche e del comportamento umano…” -
E la poesia? “Un sabato
pomeriggio del lontano 1990, ho sentito l’impulso di reagire al
malessere che mi tormentava in quel periodo ed ho incominciato ad
abbozzare i primi versi. Le emozioni fluivano liberamente ed il cuore
trovava nelle parole scritte una via semplice ed immediata per comunicare
con il mondo circostante, un salutare sbocco per quel tumulto di
sensazioni, pensieri e sentimenti che lo affollavano, comprimendolo e
dilatandolo. Certamente, le prime poesie presentavano uno stile grezzo che
poi nel tempo si è evoluto. Dopo circa tre anni di studio e riflessione,
ho ultimato la mia prima raccolta di liriche, pubblicata nel 1993, a mie
spese, da una tipografia di Germignaga ed intitolata “Orizzonti
infiniti”. La fotografia che appare in copertina raffigura un uomo
anziano che con un bastone scandaglia il fondo del mare: è per me
l’icona di colui che cerca, senza stancarsi, il significato della vita,
quella “luce” che ognuno di noi deve scoprire per andare avanti… Nel
1997, poi, è stata la volta di “Pensieri Dispersi”…” -
Vedo che hai collezionato un notevole numero di coppe e riconoscimenti… “Dal 1994 -a nno in
cui Il Professor Romagnoli, primario del reparto di chirurgia
dell’ospedale di Luino mi ha fatto l’onore di presentare la mia prima
raccolta di poesie, in quel di Nasca, il paese dove vivo - ho incominciato
a partecipare a qualche concorso. Devo dire che sono stato fortunato: i
riconoscimenti non si sono fatti attendere ed a tutt’oggi ho ricevuto
circa una settantina di premi, in prevalenza internazionali.
L’attenzione della stampa e dei mezzi di comunicazione, poi, non è
mancata, soprattutto da quando, sono stato annoverato fra gli autori
citati nella “Storia della letteratura italiana del XX secolo” a cura
di Giovanni Nocentini ed inserito, con un profilo critico e quattro
liriche, nella “Antologia della letteratura italiana del XX secolo”,
curata dal medesimo autore. Nel 2001, poi, la Presidenza del “Centro
Divulgazione Arte e Poesia” mi ha addirittura conferito la nomina di
“Pioniere della Cultura Europea!”
-
Dopo tutto questo successo, è cambiato qualcosa nella tua vita? “Assolutamente no.
Ero e resto una persona semplice che a suo modo interroga la vita ed
abbozza qualche risposta in versi… non ho potuto frequentare la scuola
superiore e l’universita', con mio grande dispiacere; tuttavia, con
appassionati sforzi, mi dedico, da autodidatta, allo studio della
letteratura che mi aiuta a raffinare le mie capacita' espressive.
Certamente, però, la dolorosa personale esperienza che ha segnato la mia
vita è tutt’altro che estranea alla mia poesia…la sofferenza stimola
sempre la ricerca del senso delle cose ed una piu' matura e sensibile
riflessione su quanto ci circonda… anche il mio lavoro di portiere,
presso l’ospedale di Luino, mi da' modo, ogni giorno, di incontrarla sui
visi stanchi e preoccupati dei familiari dei degenti… no, non cambierò
vita, ma continuerò a gridare, attraverso le mie poesie, la bellezza
della natura e tutta la mia rabbia ed il mio desiderio di una vita
migliore per tutti!” Il sole è ormai
calato. L’aria fresca e pungente della sera mi colpisce in volto come
gli appassionati e graffianti versi del Comini bersagliano di lampi
l’animo di chi si accosta alle sue poesie. Con gli occhi sperduti nella
volta celeste, faccio mio il desiderio di ricerca interiore e la volonta'
di trovare risposte, mentre, immobile, ripasso con il cuore le parole del
poeta: “Non so ancora quando verra' il giorno, ma intanto scrivo per non
far morire dentro la speranza che in ogni stagione muta di colore”. Maria Cristina
Gallicchio Aprile 2002 |