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Come un aquilone |
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Anche
nel mondo produttivo è possibile pensare a realta' in cui la solidarieta'
con i disabili psichici e il loro inserimento nel lavoro è una cosa
possibile. Ne è un esempio la cooperativa L’Aquilone di Cuvio. “Come
un aquilone” è il titolo
di un libro che racconta
dieci anni di storia della Cooperativa Solidarieta' 90 di Cuvio. Si
tratta di una cooperativa sociale, una di quelle cooperative, che, usando al meglio le normative messe a disposizione dalla nostra
legislatura (per chi opera nel settore, la 381, non è una sequenza di
numeri, bensì un importante strumento di lavoro) inserisce personale
disabile accanto a lavoratori normodotati, tutti ugualmente assunti, con
regolare busta paga e sulla base dei livelli stabiliti dal Contratto
Nazionale delle Cooperative Sociali. Le
cooperative sociali sono luoghi di lavoro particolari poichè, oltre a
dare la possibilita' a molti di eseguire un lavoro spesso anche
interessante, a contatto con la natura, o “su misura” come nei
laboratori protetti, sono molto attente alle persone che vi lavorano e
collaborano e cercano tutte di costruire quel clima di famiglia che fa del
luogo di lavoro anche un posto in cui vien voglia di andare. La
cooperativa Solidarieta' 90 nasce sul finire del 1989 per far fronte ad
una situazione che in Valcuvia stava creando disagio. In seguito alla
guerra in Libano decine di famiglie avevano trovato accoglienza nella
valle e cercavano un lavoro onesto per togliersi dalla condizione di
assistiti. La
cooperativa, nata da una stalla e che a ricordo di ciò conserva ancora la
mangiatoia fu, dapprima, un luogo di incontro per queste persone che, in
seguito, trovarono lavoro in diverse fabbriche della Valcuvia. Lo
strumento che i soci fondatori si erano inventato però rimaneva e allora
fu messo a disposizione di chi, sul territorio, voleva restituire dignita'
alla propria storia attraverso il lavoro. Le
prime attivita' furono la realizzazione dell’ anello anulare della
Valcuvia e la gestione di un parcheggio a Laveno, per poi proseguire con
l’ attivita' agricola e il laboratorio protetto. E’
cresciuto anche il bisogno di formazione e di preparazione degli operatori
poichè la cooperativa è comunque un’ azienda a tutti gli effetti e
deve far quadrare entrate e uscite ed essere competente sul mercato. Dal
1997 la Cooperativa si è ormai consolidata come organizzazione ampia ed
articolata: oggi conta 32
soci lavoratori (nel rispetto delle leggi sulla cooperazione sociale, un
terzo di questi minimo, sono disabili) e 8 volontari “fedeli” piu'
altri disponibile all’ occasione, i tirocinanti e i borsisti; importante
è stata la presenza degli obbiettori di coscienza, anche se in questo
momento tale figura manca. L’ attivita' produttiva principale è la
manutenzione di parchi e giardini, segue poi il servizio pulizie che
occupa il personale femminile e il settore ecologia con la gestione della
piazzola ecologica. Tante
persone sono passate dalla cooperativa in questi anni e per tutti, nel
libro, c’è un ricordo o un pensiero, un aneddoto e un riconoscimento.
Alcuni soci sono malati psichici, altri sono usciti dalla
tossicodipendenza, tanti sono malati, alcuni sono gia' partiti per il
viaggio eterno. Zaccaria
era uno di quei giovani duramente provato dall’Aids. Nonostante ciò
affrontava il lavoro con entusiasmo e sapeva sempre coinvolgere i
compagni. Poco prima di morire aveva finito di costruire un aquilone, per
donarlo ad un bambino di nove anni. Questo
dono ha assunto per tutti un significato profondo ed è stato un invito
tacito, ma chiaro a non crogiolarsi nel dolore, ad avere aspirazioni
sempre piu' grandi, che spaziano nell’ infinito... come un aquilone. Donatella
Mecca |