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DIFFICILE situazione in provincia di Varese |
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Cosi' non va! Piu' di un mese di attesa per avere un ausilio e altre disfunzioni causate da un’assurda politica di risparmio a tutti i costi. Da
alcuni mesi l’Asl della Provincia di Varese ha reso piu' difficile
l’accesso alle forniture protesiche. Ci siamo chiesti che cosa fosse
successo: forse l’aumento del numero di anziani e la maggior sensibilita'
dei medici di base hanno fatto lievitare la domanda? Sembra
che la spesa per forniture protesiche sia pressoché pari a quella
dell’anno precedente, ma i responsabili continuano a lanciare allarmi di
presunti splafonamenti chiedendo maggior risparmio e attuando strategie
dilazionatorie come deterrente. In particolare, si è deciso di
interpretare in modo restrittivo l’indicazione prevista dalla legge
relativamente ai tempi di concessione dell’autorizzazione necessaria
all’acquisto degli ausili. Infatti,
i 20 giorni indicati dalla legge come termine massimo da non
superare vengono di regola considerati come periodo di sospensione per
ogni autorizzazione. Probabilmente si spera che in questi 20 giorni
l’ausilio sia disponibile presso i magazzini interni gia' usato, in modo
da fornirlo solo con i costi di sanificazione
e di distribuzione. Peraltro dopo tale termine di sospensione
bisogna aggiungere i tempi della normale procedura cosicché l’utente
non può disporre dell’ausilio prima di circa 30-40 giorni. Per taluni,
gia' sofferenti e debilitati, l’attesa comporta aggravamenti nella
condizione di salute, con ulteriori costi a carico del sistema sanitario
(per medicazione piaghe, maggiori interventi assistenziali, riabilitativi,
medici, ecc.). Senza considerare l’incidenza della situazione sulla
psiche, sulle relazioni e, complessivamente, sulla quotidianita' del
disabile richiedente. Nelle situazioni terminali non vi è tempo per
aspettare l’arrivo dell’ausilio, consistente spesso solo in un letto
regolabile per respirare meglio negli ultimi giorni di vita o in un
materasso antidecubito. Siamo
tutti d’accordo sulla necessita' di risparmiare le risorse e riciclare
gli ausili usati che possono soddisfare i bisogni degli utenti. Questo però
non deve comportare disagi e sofferenze a chi gia' deve sopportarne di
proprie. Oggi parlare di ausili standard è sempre piu' anacronistico e
inadeguato. L’impresa appaltatrice della gestione del magazzino ausili
deve essere particolarmente attenta e disponibile ad adattare l’ausilio
alle necessita' individuali. Purtroppo si segnalano numerosissime
disfunzioni e mancanza di professionalita' di questa ditta (consegna fatte
dai fattorini invece che dai tecnici, consegne di ausili difettosi, ecc.)
che nonostante le segnalazioni ha ottenuto nuovamente l’appalto per i
prossimi anni dall’Asl, senza tener conto della qualita' del servizio e,
soprattutto, del problema delle riparazioni e dell’adattamento degli
ausili. Le
disfunzioni per gli utenti non sono solo quelle fin qui indicate. Tutta la
procedura relativa alla protesica dovrebbe essere rivista per renderla
maggiormente trasparente ed efficiente. Si pensi per esempio al disagio e
alla frustrazione di quanti si recano presso le ortopedie convenzionate,
su espressa indicazione degli uffici competenti, per la valutazione e la
scelta dell’ausilio nuovo e poi si vedono recapitare dalla ditta
appaltatrice un articolo completamente diverso, riciclato e spesso
inadatto. Infine, occorre assolutamente porre fine a valutazioni di puro
carattere amministrativo che tagliano le prescrizioni fatte dagli
specialisti competenti senza alcuna legittimazione se non quella legata ad
un risparmio irrazionale e dannoso. Le
associazioni dei disabili hanno deciso di affrontare la situazione
chiedendo al direttore dell’Asl un incontro per porre rimedio alle gravi
disfunzioni qui evidenziate. Enrico Chini |