Nati

due volte

 

È la storia di un uomo, un insegnante, e del suo rapporto con il figlio ‘segnato’ da una tetraparesi spastica. Il libro ha suscitato un discreto interesse a livello di critica così come a livello di pubblico. Anzitutto, perché non è certo frequente che un autore relativamente famoso come Giuseppe Pontiggia proponga con una casa editrice di primo piano come Mondadori un romanzo che vede al centro la figura di un disabile; tra l’altro, non si tratta di un disabile psichico ma di un disabile fisico, laddove la letteratura ha sempre preferito la diversita' mentale, intrigante se non affascinante, mentre la diversita' fisica è stata per lo piu' lasciata ai margini come cosa ‘banale’.

Vale la pena di leggere Nati due volte?  È un libro breve, ed è scritto in modo semplice ed abbastanza scorrevole, perciò l’investimento richiesto è relativamente modesto. Ma questo certo non basta. È un libro che può dirci qualcosa? Difficile rispondere. Chi è abituato ai grandi romanzi ottocenteschi leggendolo non può non avvertire un senso di vuoto: non ci sono i grandi ideali, i grandi interrogativi metafisici o storici, non c’è la dialettica tra uomo e natura o tra vicende personali e storia universale, non ci sono abissi psicologici faticosamente rivelati… Ci sono alcuni fatti raccontati nel modo piu' semplice e alcuni scarni dialoghi – è un romanzo fatto essenzialmente di dialoghi – dove difficilmente affiorano strutture, pensieri appena un po’ complessi. È, insomma, il tipico romanzo contemporaneo, dove l’obiettivo sembra essere quello di ‘rappresentare’ puramente e semplicemente una ‘vita comune’ segnata da una ‘normalita'’ fatta di pochi sentimenti e di pochi semplici pensieri. Si può aggiungere questo: a chi non dispiace tale genere di narrativa il libro può consigliarsi perché è realistico, perché è ‘dalla parte’ dell’handicap ma senza retorica, perché mette in scena un’umanita' dove la malattia è presente – ci sono tanti malati  oltre al ragazzo disabile – come è presente nel mondo, laddove giornali e televisione propongono invece un mondo ‘normale’ fatto tutto di sani (se non addirittura tutto di belli) salvo qualche caso trattato come ‘eccezionale’  (tipo Castagna). Forse, se questi sono i pregi, il libro si raccomanda anzitutto ai sani che di handicap sanno poco o nulla, perché chi l’handicap lo conosce potrebbe anche dire, letto il libro, che la lettura non gli è servita perché ci ha trovato cose gia' sperimentate e nulla di piu'.

 

Giuseppe Pontiggia, Nati due volte, Mondadori, Milano, 2000, pp. 232, lire 29.000.