Avvocato risponde

Il familiare di un disabile può evitare il turno di notte?

 Ho tre figli minori invalidi  di tre, undici e dodici anni e beneficio dei tre giorni di permesso retribuito legge 104.  Siccome sono un turnista lavoro anche di notte. Esiste qualche articolo di legge che vieti ai genitori che assistano bambini minori inabili di svolgere attivita' lavorativa nelle ore notturne?

Lettera firmata

 La famosa 104/92 “Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate” ha previsto molte cose ma certo non poteva dire tutto in una volta sola. Sui permessi e le altre agevolazioni disposte dall’art. 33 si è scatenata una guerra legale tra datori di lavoro, aventi diritto e Inps raramente riscon- trabile in altri settori. Peraltro molti parenti di falsi invalidi e molti falsi presunti assistenti, parenti di invalidi veri, si sono buttati sulle agevolazioni come i peggiori pirati. Questo è da condannare e come al solito penalizza gli onesti. Il nostro lettore scusera' questo sfogo poco giuridico e sicuramente rivolto ad altri visto che  in questo caso siamo in presenza di una famiglia con tre disabili minorenni a carico. Come dicevo, la legge non prevede il caso specifico ma tutto il sistema fa intendere che il datore di lavoro è tenuto a considerare seriamente una richiesta formale ben motivata e documentata. Si potrebbe anche prendere spunto dall’art.17 della legge quadro sul volontariato, L. 11/08/1991 n.266, il quale dispone che: “I lavoratori che facciano parte di organizzazioni iscritte nei registri di cui all’articolo 6, per poter espletare attivita' di volontariato, hanno diritto di usufruire delle forme di flessibilita' di orario di lavoro o delle turnazioni previste dal contratti o dagli accordi collettivi, compatibilmente con l’organizzazione aziendale.” All’articolo 3 della legge 29 marzo 1983, n. 93, è aggiunto, in fine, il seguente comma:
”Gli accordi sindacali disciplinano i criteri per consentire ai lavoratori, che prestino nell’ambito del comune di abituale dimora la loro opera volontaria e gratuita in favore di organizzazioni di volontariato riconosciute idonee dalla normativa in materia, di usufruire di particolari forme di flessibilita' degli orari di lavoro o di turnazioni, compatibilmente con l’organizzazione dell’amministrazione di appartenenza”. Consiglio di verificare con i sindacati della sua categoria la stesura di una richiesta e la previsione nel suo contratto di norme analoghe.

 Ho diritto alla pensione di invalidita'?

 Sono una paraplegica di 52 anni con invalidita' al 100%. Ho letto sul n. 25 aprile 2000 del Lisdha news la lettera del signor Girelli che chiedeva delucidazioni riguardo ad un eventuale lavoro. Lui parlava di tre trattamenti Inps: accompagnamento, inabilita' lavorativa e invalidita'  civile. Vorrei chiarimenti a riguardo della mia posizione.
Io percepisco oltre all’accompagnamento la pensione di inabilita' di L. 729.000 per 13 mensilita' avendo io lavorato per oltre 5 anni prima dell’incidente. Non mi è chiaro se ho diritto alla pensione di invalidita' civile e se ho i requisiti necessari per ottenerla.

Luisella Luisani

 

La pensione di inabilita' (relativa ai 5 anni di lavoro e contribuzione) è incumu- labile con redditi da lavoro ma è compatibile con la pensione di invalidita'. Se i redditi da lei percepiti sono solo quelli indicati nella domanda e comunque non superano L.23.583.165 può percepire entrambe le pensioni. Tenga conto che pensione di invalidita' civile (erogata dal ministero) e indennita' di accompagnamento non costituiscono reddito ai fini del calcolo dei 23.583.165 sopra detto. Se la sua situazione reddituale è quella segnalata, pertanto, lei risulta possedere i requisiti per ottenere la pensione di invalidita' civile e dovrebbe farne espressa richiesta inoltrando lettera raccomandata con ricevuta di ritorno alla Prefettura di competenza indicando in modo chiaro tutti i suoi redditi.

 

 Ottantenne vive in un attico senza ascensore 

Mia madre ottantenne, invalida civile al 100% e affetta da gravi problemi di deambulazione, vive in un attico (3° piano) sprovvisto sia di ascensore che di servoscale (76 scalini). Visto il disagio sempre piu' grave per il peggioramento delle sue condizioni di salute, quali strumenti concreti possono utilizzarsi per risolvere la situazione?

Matilde

 Innanzitutto dovrebbe vagliare le soluzioni tecniche facendosi consigliare da un esperto in ausili e barriere architettoniche rivolgendosi ad una associazione di disabili o facendosi indirizzare dall’assistente sociale del Comune di residenza oppure dell’Asl. Per esempio si potrebbe verificare l’utilizzabilita' nell’immediato di un cingolato montascale che può essere fornito dall’Asl.

Gli strumenti previsti dalla legge sono essenzialmente quelli della eventuale domanda di contributo a rimborso per i lavori di istallazione dell’ascensore o del servoscale (con diritto a realizzarlo a proprie spese anche se l’assemblea condominiale è sfavorevole). Domanda che deve essere corredata di documenti tra i quali il progetto dei lavori e il preventivo dei costi e quindi va predisposta per tempo dato che deve presentarsi entro marzo 2002. Chieda all’assistente sociale del comune.

 Con tre figli inabili gli assegni familiari non cambiano

 Ho tre figli minori riconosciuti inabili da una commissione medica Asl e, recentemente, ho fatto fare una visita supplementare all’ Inps per poter avere l’importo degli assegni maggiorato in quanto nel mio nucleo sono presenti piu' di una persona inabile. Nonostante il certificato rilasciatomi dall’ Inps l’azienda dove lavoro mi ha detto che l’importo degli assegni non cambiera', in quanto secondo loro  le tabelle relative a piu' di un inabile non esistono e che pertanto che si abbia un figlio o tre figli inabili l’importo è sempre lo stesso. Mi sembra assurdo.  Ma è realmente così?

Lettera firmata

 Siamo d’accordo con il nostro lettore, è ingiusto prevedere trattamenti uguali in presenza di situazioni oggettivamente diverse. E che la situazione cambi nel caso di un figlio inabile rispetto a quello di una famiglia con tre figli inabili è evidente a tutti. Purtroppo dobbiamo rispondere che la ditta ha ragione. Le tabelle delle leggi sugli assegni familiari e relative circolari Inps prevedono solo in modo generico che vi possa essere presente nella famiglia “almeno un componente inabile” (v. Circ. Inps n.143 del 28/6/99  e suoi aggiornamenti e L. 8 marzo 2000, n. 53).