Dellautismo purtroppo, ancora oggi, si sa
poco, soprattutto, sotto il profilo della terapia. Apprendo dai genitori di questo ragazzo
di trentasei anni, alto e robusto, ma dallespressione mite, quasi angelica, che i
pareri in campo medico non sono concordi e si è tuttora nella fase di
sperimentazione di certe tecniche terapeutiche.
Certamente, in un paese dove, a causa della
frequente inefficienza del sistema sanitario, neppure le malattie conosciute sono spesso
curate a dovere e dove le famiglie dei disabili - gia' decisamente provate - devono farsi
quasi interamente carico dellassistenza dei loro figli, è altamente improbabile che
si riescano ad ottenere, senza opportuni "appoggi", quelle terapie specifiche e
tutto sommato "nuove" che spetterebbero invece per diritto. Mi riferisco, ad
esempio, allippo- terapia o rieduca- azione equestre ovvero a quel trattamento
rieduca- tivo di un handicap mediante limpiego del cavallo, consigliato per persone
con difficolta' di apprendimento o di linguaggio e/o con disturbi del comportamento.
Altro grave problema è comunque il fatto che nel
campo dellhandicap i "distinguo" siano per lo piu' considerati superflui e
si faccia della disabilita' un concetto omogeneo. La realta' è invece complessa e ci
presenta infinite sfaccet- tature: pensiamo alle differenti problematiche di uno
schizofrenico rispetto ad una persona sana di mente affetta da paralisi post-traumatica,
oppure alle diverse esigenze di un bambino con sindrome di down rispetto ad uno affetto da
autismo. E fin troppo evidente che per ciascuna tipologia di handicap dovrebbero
predisporsi ad opera degli enti preposti congrue ed efficaci misure di terapia e di
sostegno, fatto purtroppo molto poco consueto nella realta'...
La famiglia Pellitteri abita a Gallarate in una
graziosa palazzina situata proprio di fronte alledificio della Posta Centrale. Il
signor Francesco, che ha scritto al nostro giornale per segnalare il caso di suo figlio,
mi accoglie affabilmente nella sua abitazione, arredata con gusto, in un tiepido
pomeriggio di febbraio. Subito, ci rechiamo nella stanza del figlio Riccardo che, steso
sul letto, sfoglia con curiosa avidita' le molte riviste che i genitori, nellintento
di tenere desta la sua attenzione, non gli fanno mai mancare. Riccardo, però, non sa
leggere e non parla. Dapprima mi osserva con discreta circospezione, poi mi tende la mano
in segno di amicizia e si apre in un tenero sorriso. "Riccardo è così... dolcissimo
ed indifeso -osserva papa' Francesco, mentre mi fa accomodare in unaltra stanza per
lintervista - mia moglie ed io, come può bene immaginare, siamo molto
preoccupati... siamo entrambi abbastanza anziani e siamo angosciati allidea di cosa
ne sara' di nostro figlio... dopo..."
Subito mi do da fare per ricostruire
laccaduto: la signora Maria Teresa, la mamma di Riccardo, mi racconta la sua
incredibile e tragica vicenda...
- La domanda è fin troppo ovvia... che cosa è
accaduto a vostro figlio?
"Riccardo era un bambino come tanti altri,
molto allegro e vivace. Alleta' di due anni e mezzo circa, si è ammalato di
bronchite ed il medico di famiglia nel visitarlo, essendosi accorto che la sua testa aveva
dimensioni eccessive, ha ritenuto opportuno prescrivergli delle lastre ed un elettro-
encefalogramma. Allepoca, nella seconda meta' degli anni sessanta, non esistevano
purtroppo né la Tac né la risonanza magnetica, strumenti diagnostici altamente
sofisticati, oggi praticamente indispensabili per effettuare diagnosi precise soprattutto
in casi particolarmente complessi. Purtroppo, i risultati emersi dai controlli effettuati,
anche per leccessiva agitazione del bambino, non erano in linea con i normali
valori. Ma non era chiaro quale fosse il problema. Successivamente, ci siamo rivolti a due
specialisti: un pediatra ed un neurologo, a quel tempo, tra laltro, primari
dellospedale di Gallarate".
- Siete dunque riusciti a far luce sulle cause e
soprattutto sulla sospetta malattia di vostro figlio?
"I medici hanno scartato che la dimensione del
capo potesse avere una qualche rilevanza; hanno definito il bambino come molto irrequieto,
ultravivace e per tale motivo gli sono stati prescritti ben tre sedativi (sanalepsi,
brolumin e luminal) da assumere in momenti diversi della medesima giornata per un
determinato periodo.
Dopo soli due, tre giorni dallinizio della
terapia, però, Riccardo ha incominciato a presentare un comportamento strano e a
balbettare. Lottavo giorno, svegliatosi dal consueto riposino pomeridiano, ha
cessato del tutto di parlare e si è chiuso in se stesso. Immediatamente, terrorizzata, ho
sospeso la cura e mi sono recata a parlare con i due medici. Desideravo ottenere delle
spiegazioni e cercare di comprendere se vi potesse essere un collegamento tra
lassunzione dei farmaci ed il comportamento di mio figlio, ma alle mie domande non
ho ottenuto risposta...".
- Da quellistante, mi pare di capire, ha
inizio la salita al calvario della famiglia Pellitteri...
"Uno tra gli innumerevoli medici interpellati
in seguito, il pediatra Michele Roccuzzo, ha chiaramente escluso che il bambino potesse
guarire, definendo il danno come irreversibile e ci ha sollecitato a portare il nostro
figlioletto in un istituto di igiene mentale per "salvare il salvabile" !
Successivamente, Riccar do è stato ricoverato per
un brevissimo periodo nellospedale di Affori, nei pressi di Milano. I medici curanti
-lo psichiatra dottor Cazzullo ed il neurologo professor Viani- parimenti, non ci hanno
lasciato molta speranza, non prescrivendo al bimbo nessun farmaco e suggerendoci di
"dargli molto affetto" e di metterlo in cura presso uno psichiatra
infantile".
- Tra una visita ed unaltra, vostro figlio ha
avuto lopportunita' di frequentare qualche scuola?
"Non essendo stato ammesso alla scuola normale,
Riccardo ha frequentato esclusivamente delle scuole speciali per disabili: dapprima a
Busto Arsizio e poi, dagli otto ai dieci anni, a Cedrate, presso listituto
"Villa Calderara". Avrebbe tratto maggior beneficio, anche a detta di alcuni
medici, dallinserimento in una scuola normale, affiancato da un insegnante di
sostegno, ma ciò non è stato possibile...
Inoltre, nel 1981 mio marito ha fatto domanda
allAmministrazione Provinciale affinchè Riccardo fosse inserito presso il centro
professionale di avviamento al lavoro per handicappati di Varese, ma, a causa
dellassenza di mezzi speciali di trasporto da Gallarate a Varese, anche questo è
risultato impossibile!"
- Sul versante medico cosa è accaduto in seguito?
"Grazie ad unamica, mi sono rivolta ad
una valida psichiatra di Milano, la dottoressa Tremelloni-Comelli che ha preso in cura
Riccardo dalleta' di nove anni e lo ha seguito, sottoponendolo a sedute di
psicoterapia, per circa diciassette anni.
Riccardo è risultato affetto da una lieve
cerebropatia sottocorticale diffusa con sindrome autistica, ma, sin dallinizio, il
medico ci ha confortati dicendo che il bambino avrebbe potuto, con stimoli costanti e
progressivi, conseguire dei miglioramenti anche notevoli!
A questo proposito ci ha detto chiaramente che
nostro figlio avrebbe dovuto frequentare persone normali dalle quali poter apprendere;
inoltre, avrebbe tratto giovamento da ginnastica, nuoto, ballo, ippoterapia e che sarebbe
stata terapeutica anche la musica, oltre ovviamente alla logopedia e psicomotri-
cita'".
- Non me ne intendo... ma in questo caso non è
stata presa in considerazione lipotesi di un intervento chirurgico?
"Sì, ma con esito negativo. Un famoso
neurochirurgo italiano da noi interpellato, il dottor Nicola, che per anni ha operato con
unequipe medica negli Stati Uniti, ha escluso la praticabilita' di un intervento
chirurgico alla testa del bambino in quanto la cerebropatia era diffusa. Al contrario, se
questa fosse stata localizzata loperazione si sarebbe potuta effettuare".
- Immagino che dopo diciassette anni di psicoanalisi
qualche miglioramento si veda...
"Sì, di progressi Riccardo ne ha gia' fatti
parecchi. Grazie alla dottoressa Tremelloni è uscito quasi del tutto dallautismo:
dirige, infatti, lattenzione verso linterlocutore, comprende ciò che gli
diciamo e riesce a farsi capire abbastanza bene anche da estranei. Si adatta molto bene
allambiente in cui viene inserito; è dolce ed affettuoso. Non è assolutamente
violento nei confronti degli altri, né autolesivo, cosa frequente in casi analoghi al
suo. Riesce a pronunciare solo le parole "si, no, io" però lo fa a ragion
veduta, segno che comprende il significato delle parole e riesce ad utilizzarle
nellambito di un ragionamento. Gli ho insegnato ad essere abbastanza autonomo nel
lavarsi e vestirsi; quando ha fame apre il frigorifero e da solo sceglie il cibo che
desidera: infatti, adora il parmigiano e detesta la frutta. In caso di malattia, riesce
quasi sempre ad indicare con la mano il punto dolente.
Addirittura, la dottoressa ci ha sorpresi dicendo
che se, a forza di stimoli mirati ed efficaci, Riccardo riuscisse ad incominciare a
parlare, potrebbe frequentare le scuole superiori, poiché ha incamerato in questi anni
tutte le informazioni necessarie!
- Attualmente vostro figlio frequenta il Centro
socio educativo di Gallarate?
"Dal 1981, Riccardo trascorre le sue giornate -
dalla mattina fin verso le tre di pomeriggio - presso questo centro. Inoltre, quattro
volte la settimana un educatore del centro lo segue qui a casa. Devo riconoscere che,
fortunatamente, con questa persona si trova molto bene... Certamente il Cse come struttura
non prevede terapie mirate per le specifiche esigenze di mio figlio, né si può dire che
lì Riccardo riceva quegli stimoli adeguati che la dottoressa Tremelloni ritiene di
fondamentale importanza per un suo progressivo miglioramento. Tra laltro, è
inserito in un ambiente in cui vi sono disabili mentali e questo era stato sconsigliato
fin dallinizio...
- Signor Francesco, sotto il profilo prettamente
economico, quale sostegno vi ha offerto la mano pubblica?
"Ma quale aiuto! Mia moglie ed io ci siamo
letteralmente svenati in tutti questi anni per pagare specialisti e terapie cosiddette
innovative che non sono affatto rimborsate dal servizio sanitario nazionale.
Del resto, lautismo è patologia ancora poco
conosciuta, di conseguenza anche riguardo alle terapie specifiche non cè chiarezza.
Avremmo potuto erigere una palazzina di molti piani solamente con i soldi impiegati per la
psicoanalisi cui Riccardo è stato sottoposto due o tre volte alla settimana per ben
diciassette anni, senza parlare ad esempio dei costi dellippoterapia..."
- Mi sembra di capire che questa ippoterapia sia
considerata fondamentale...
"Gia' nel II sec. a.C. il medico Asclepiade di
Prusa vedeva nellequitazione un trattamento particolarmente indicato nel caso di
epilessia...
Riccardo potrebbe beneficiare versando, mi pare,
solo un piccolo contributo, della riabilitazione equestre (R.E.) fornita dallAnire
(associazione nazionale italiana di riabilitazione equestre ed equitazione ricreativa per
handicappati), ma non esiste il mezzo di trasporto per portarlo a Milano, così ci tocca
spendere altri soldi per permettergli di praticare privatamente lippoterapia presso
un maneggio di Arsago Seprio. Daltro canto, noi stessi constatiamo il bene che
deriva a nostro figlio dal contatto con la "sua" cavalla Elettra con la quale si
è instaurato un feeling davvero speciale... pensi che Riccardo è anche in grado di
preparare il cavallo prima di montarlo e di strigliarlo!"
- Ma davvero non vi è la possibilita' di ottenere
un rimborso almeno parziale del costo sostenuto per questa terapia?
"Guardi, ho inviato di recente unennesima
lettera di richiesta in tal senso, questa volta al Ministro Veronesi: mi ha risposto il
Capo della Segreteria Particolare del Ministero della Sanita'. Legga qui: si riconosce che
lippoterapia costituisce una delle possibili attivita' riabilitative per
soggetti affetti da svariate patologie, tra cui lautismo. Questa, però, non rientra
sfortunatamente tra le prestazioni erogate a carico del Servizio Sanitario Nazionale
"nellambito dei livelli essenziali ed uniformi di assistenza".
Perciò, per tentare di ottenere il parziale
rimborso di questa, come di altre terapie "nuove", lunico strumento è
costituito dal D.legislativo 229/99 che prevede allart.1 comma 8 che: "Le
prestazioni innovative per le quali non sono disponibili sufficienti e definitive evidenze
scientifiche di efficacia possono essere erogate in strutture sanitarie accreditate al
Servizio Sanitario Nazionale esclusivamente nellambito di appositi programmi di
sperimentazione autorizzati dal Ministero della Sanita'".
Dunque, al fine di un rimborso, tutto è rimesso
alla discrezionalita' della Regione Lombardia o delle strutture sanitarie da essa
accreditate che possono, se lo ritengono opportuno, presentare domanda al Ministero per un
programma di sperimentazione in tal senso. Intanto, però, il cittadino-contribuente
brucia tutti i risparmi di una vita riuscendo a coprire solo in minima parte i costi di
un assistenza e di cure cui ha sacrosanto diritto! "
Prima di andarmene ritorno a salutare Riccardo, che,
ignaro di questi enormi problemi, mi riscalda il cuore con un altro dei suoi luminosi
sorrisi. Francesco e Maria Teresa chiedono a tutti noi di intervenire perché Riccardo non
sia lasciato solo. Lappello è rivolto in particolare ai nostri lettori che fanno
volontariato affinché diano la disponibilita' a trascorrere qualche pomeriggio con
Riccardo nei week-end. E possibile contattare direttamente la famiglia Pellitteri al
n. 0331/799076.
Per ciò che concerne le istituzioni, ci sentiamo di
rivolgerci a tutti gli uomini di buona volonta' perché impieghino con coscienza i soldi
che per incarico popolare hanno... lonere di amministrare, sempre che, proprio a
causa di quel denaro a loro affidato... la coscienza non labbiano gia' persa per
strada!
Maria Cristina Gallicchio