Dallultimo numero del Lisdha News il gruppo di lavoro sulla vita
indipendente si è riunito altre due volte. Ci rendiamo conto di camminare lentamente, ma
i passi da fare, soprattutto in questa prima fase, sono difficili e occorre un costante
lavoro di confronto per chiarire le idee prima di tutto tra di noi in modo da precisare
sempre meglio gli obiettivi man mano che raccogliamo le informazioni.
Facendo un esame di realta' sulle nostre forze, per il momento abbiamo
delimitato territorialmente il nostro intervento al solo distretto di Varese e abbiamo
scelto di concentrarci sullattuazione dei principi della Vita Indipendente.
Lassociazione Luinese Ahvl continuera' nelle Valli il lavoro di sensibiliz- zazione
per la realizzazione di una struttura residenziale per disabili psichici mantenendo
comunque il rapporto di scambio di informazioni e collaborazione.
Alcuni di noi hanno partecipato ad un seminario e ad un convegno nazio-
nalepermettendoci di acquisire informazioni sulla situazione delle altre Regioni e,
soprattutto, di instaurare rapporti con i responsabili delle esperienze piu'
significative. Largomento trattato dai due seminari è sempre quello
dellassistenza ai disabili gravi, ma con due prospettive diverse che emergono gia'
dal titolo scelto.
Il seminario di S. Benedetto del Tronto del 9/10 febbraio - voluto dal
Ministro Livia Turco per fare il punto sullesperienza acquisita nelle varie regioni
grazie alla legge 162/89 - è stato intitolato "Dora in poi" per indicare
unopportunita' concreta ed attuale di vita nel contesto familiare e sociale
delezione (domici- iliare) indipendente dal fatto che i familiari siano ancora
presenti.
Il Convegno di Roma del 14 febbraio, invece, ha riunito le principali
fondazioni che si occupano del "Dopo di noi", dal titolo significativo
"Dopo di voi...li ameremo noi", concentrandosi sul tema delle case-famiglia e
dello stanziamento Statale di 100 miliardi per la loro realizzazzione da attuarsi a
livello locale con la partecipazione delle associazioni.
Sembra quasi che vi siano due modelli di approccio al problema
dellassistenza ai disabili in antitesi tra di loro. Uno rivolto allaiuto del
disabile in modo da permetterne la crescita e lautonomia massima raggiungibile per
la sua condizione, anche in concorso con la famiglia, evitando però di schiacciarla sotto
una responsabilita' e un peso che stravolge ogni opportunita' di vita normale; aiutando
invece il disabile ad avere suoi propri spazi oltre la famiglia così da realizzarsi come
uomo o donna percorrendo fino in fondo il proprio processo evolutivo, indipendentemente
dalla presenza dei genitori, anzi, garantendo anche a loro una vita migliore.
Un secondo modello - tenacemente voluto e promosso dai familiari -
rivolto non tanto alla crescita e alla maturazione nellautonomia dei figli disabili,
ma piuttosto alla loro cura e protezione da parte di qualcunaltro dopo la loro
morte.
Ci sono autorevoli professionisti che si occupano di riabilitazione sia
psichica che fisica i quali confermano e chiedono espressamente - anche nel recente
convegno organizzato dallassociazione Spes il 27 gennaio 2001 nellaula magna
dellUniversita' dellInsubria a Varese - che la famiglia non debba essere
lasciata sola nel titanico compito di gestire, per una vita intera, il problema della
disabilita', sia essa fisica o psichica. Lo sforzo, la sofferenza, il semplice eccesso di
responsabilita' rompono gli equilibri permettendo il radicamento di dinamiche sbagliate
che possono intaccare la salute di tutti i membri e ostacolare, quando addirittura non
impedire, lo sviluppo e la realizzazzione del disabile nella sua completa umanita'.
In realta' questi due modelli non sono affatto in conflitto e possono
integrarsi o, meglio, sovrapporsi, poiché il soggetto dellintervento è comune e
lobiettivo può diventarlo: "non solo, o soprattutto, sicurezza, ma anche
realizzazzione e sviluppo di tutte le potenzialita' di quello stesso soggetto disabile,
compresa la facolta' di autodeterminarsi nella misura massima consentita dalla sua
condizione".
Una considerazione che alcuni disabili stanno elaborando e che qui
mettiamo a disposizione del dibattito, soprattutto per quanto riguarda i disabili adulti,
è la seguente: piu' la struttura di accoglienza è piccola maggiore può essere la
comodita', il calore, la duttilita' nel rispondere ai bisogni.
Ma dallaltra faccia della medaglia si riscontra una maggiore
possibilita' di invasione della propria sfera privata, una inevitabile maggiore
possibilita' di controllo con relativa limitazione delle strategie di fuga dallo stesso,
come invece generalmente avviene in strutture grandi.
E chiaro, lideale non esiste, ma tra tutte le ipotesi
configurabili quella della vita indipendente o dellapplicazione mediata dei suoi
principi, risulta la piu' rispettosa della dignita' umana ed è auspicabile che i due
movimenti per la tutela dei disabili si incontrino per integrare e scambiare le loro
rispettive risorse ideali e materiali.
Feraboli ha partecipato a questo convegno romano apportando il suo
contributo ad una crescita culturale gia' iniziata ma ancora tutta da realizzare.
Dal Seminario di S. Benedetto abbiamo tratto lmpressione che la
maggior parte delle amministrazioni locali, Regioni e Comuni, non hanno recepito
laspetto innovativo e la forza riformatrice della 162/98. La legge interviene in un
sistema carente con risorse limitate al fine di sperimentare soluzioni nuove, aprire
speranze per il futuro. E inutile lamentarsi del fatto che i soldi della legge sono
pochi. Occorre avere coraggio e impiegarli bene con progetti svincolati dai limiti di
bilancio al fine di acquisire esperienze e valutare vantaggi e svantaggi
dellassistenza data fino ad oggi rispetto a formule nuove liberanti, soddisfacenti
sia per lutenza che per gli enti. Sinceramente non siamo riusciti a vedere progetti
nuovi, articolati in modo da valorizzare il soggetto e la sua crescita, controllabili e
quantificabili rispetto al risultato finale.
Da quanto ascoltato abbiamo avuto la conferma che se la legge risulta
avere qualche dubbio inter- pretativo sulle altre forme di intervento per quello
qualificato come vita indipendente è chiarissima. Il testo normativo, infatti, parla
espressamente di attuazione del diritto alla vita indipendente con possibilita' di
finanziare progetti in modo indiretto (cioè dando i soldi al disabile, o al suo tutore,
perché si procuri secondo le sue affinita' e necessita' gli assistenti personali
pagandoli direttamente), anche con unassistenza sulle 24 ore.
Ebbene, la quasi totalita' dei progetti finanziati sono ascrivibili ad
altri tipi di intervento e quello cosiddetto per il diritto alla vita indipendente è
risultato ampiamente marginale. Ciò che è accaduto può essere così interpretato: da
una parte né i disabili né gli operatori sociali si sono attivati per presentare seri
progetti di vita indipendente per ignoranza della cosa o per paura di rompere equilibri
consolidati e dare false speranze nellincertezza del rifinanziamento della legge.
Dallaltra diverse amministrazioni locali hanno deciso, sia formalmente che
informalmente di limitare il finanziamento da assegnare a ciascun progetto in modo da
soddisfare piu' bisogni. Certo è piu' facile dire sì a tutti - o a molti - e scontentare
pochi che linverso.
E proprio questo che va contestato con decisione come ho fatto io
stesso nellambito del gruppo di studio in cui relazionava la dott.ssa Ponte per la
Regione Lombardia: gli enti devono darsi dei criteri perché è la realta' stessa con i
suoi infiniti bisogni che impone di fare graduatorie e scegliere i piu' rispondenti alla
legge e alle sue finalita'. Per evitare difficili battaglie interpretative tra poveri
sarebbe opportuno dedicare a priori una parte di quei finanziamenti alla formula di
assistenza piu' efficace e meritevole di sperimentazione, come dimostrato nei piu'
avanzati paesi europei e del resto del mondo."
Riservare fin da subito una percentuale di fondi allattuazione
della vita indipendente e dei suoi principi è coerente anche con la legge stessa che
esprime in modo così manifesto lintento di soddisfare il diritto alla vita
indipendente dei disabili mentre rimane generica sulle altre formule. Peraltro, visto che
i contributi della legge 162 risultano autonomi rispetto ad altre forme di finanziamento,
solo lattuazione di formule nuove di assistenza dovrebbero essere finanziate.
Secondo il sottoscritto, invece, la maggior parte dei fondi è stata
impiegata dagli enti per pagare servizi che gli competevano per statuto ed avrebbero
erogato anche senza quei fondi.
Fanno eccezione alcune amministrazioni. Quella piu' interessante è
sembrata la regione Veneto e in modo particolare lAsl di Venezia. Le affermazioni
del relatore di questultima, infatti, hanno fatto sobbalzare dalla carrozzina i
disabili presenti in quanto lAsl, autonomamente, non solo sembra essersi astenuta da
limitazioni aprioristiche dei tetti finanziabili ma ha fatto la scelta coraggiosa di
assegnare tutti i contributi della 162 alla vita indipendente e ai servizi di tregua.
Abbiamo subito deciso di raccogliere la documentazione relativa a questa esperienza. Ne
riparleremo nei prossimi numeri.
Visto che lo scorso anno i termini per la presentazione dei progetti da
finanziare con i fondi della 162 erano stati fissati per i primi di maggio, abbiamo dato
la priorita' alla stesura di progetti concreti.
Nei prossimi incontri che si terranno sempre lultimo lunedì del
mese presso il Coordinamento di via Maspero n.10 alle ore 16,30 si spera nella presenza
degli operatori di Asl, Comune e Provincia - come concordato nellincontro
prenatalizio con Bottelli, Vitelmi e Orlini - che sono gia' stati formalmente invitati al
fine di elaborare insieme i progetti da presentare.
Tutti gli interessati sono benvenuti.
Fabrizio Chianelli