Il pianeta e l'umanita' hanno il cuore molto malato. Tutto avviene in
modo esagerato e distruttivo, nella natura come tra gli esseri umani. La cronaca di questi
giorni, tra massacri inspiegabili, terremoti che si susseguono, drammatiche carestie e
morìe di animali, ci getta nello sconforto. Ciò che sta accadendo intorno a noi, sembra
attualizzare le parole del profeta Abacuc (3, 17) "Il fico infatti non
germogliera', nessun prodotto daranno le viti, cessera' il raccolto dell'olivo, i campi
non daranno piu' cibo, i greggi spariranno dagli ovili e le stalle rimarranno senza
buoi".
Anche gli esperti, di solito certi della loro scienza, hanno perso la
baldanza e, se intervistati, pronunciano poche parole, a capo chino. Sono in molti,
tuttavia, a sostenere che il pianeta Terra con tutto il suo carico umano abbia ormai perso
il ritmo. Le nostre scelte, hanno impresso una tale accelerazione ad ogni processo vitale,
che quel benefico succedersi di luce e buio, caldo e freddo, riposo e lavoro, è stato
stravolto ed ora stiamo pagando il prezzo della nostra arrogante insipienza.
Recentemente, ho potuto toccare con mano quanto ritmi meno frenetici
migliorino la qualita' della comunicazione. Tornavo da una giornata di ritiro. Il pulmino
Avt del servizio trasporto disabili mi stava gia' aspettando, autista ed obiettore erano
insolitamente rilassati: quel giorno, a Varese c'era pochissimo traffico ed erano riusciti
a soddisfare tutte le richieste puntualmente, anzi, accumulando anticipo! Senza fretta
siamo ripartiti e guardavamo il bosco ancora spoglio, antistante la casa di esercizi
spirituali; qualche mese prima, infatti, avevo visto uno scoiattolo lanciarsi tra il
fogliame per sfuggire ad un falchetto. Mentre lasciava correre il pulmino lungo la strada
deserta, l'autista raccontava di aver visto in diverse occasioni, quando è di turno la
mattina presto, fagiani, volpi ed altri animali selvatici avvicinarsi alla carreggiata
percorsa dall'autobus di linea che porta al Sacro Monte, a pochi minuti dal centro citta'.
E l'obiettore aggiungeva particolari, tanto che siamo finiti a parlare delle razzie che le
volpi mettono a segno ancora oggi ai danni di povere galline. Ne è nata una conversazione
lieve e sorridente, in un giorno qualsiasi, durante un momento di lavoro. Ciò si è reso
possibile solo perché il traffico caotico era scomparso e tutto si svolgeva nella calma,
senza precipitazione.
In un batter d'occhio siamo stati a casa. Mi è rimasto il ricordo di
quella chiacchierata: per una volta, ho visto i volti dell'autista e dell' obiettore
distesi: avevamo tempo, e subito è emerso il meglio di noi stessi.
Ho trovato il raccontino, che vi propongo:
Una storia ebraica narra di un rabbino saggio e timorato di Dio che,
una sera, dopo una giornata passata a consultare i libri delle antiche profezie, decise di
uscire per la strada a fare una passeggiata distensiva.
Mentre camminava lentamente per una strada isolata, incontrò un
guardiano che camminava avanti e indietro, con passi lunghi e decisi, davanti alla
cancellata di un ricco podere.
"Per chi cammini tu?", chiese il rabbino incuriosito.
Il guardiano disse il nome del suo padrone. Poi, subito dopo, chiese al
rabbino: "E tu, per chi cammini?".
Questa domanda, conclude la storia, si conficcò nel cuore del rabbino.
E tu, che ora mi stai leggendo, per chi cammini? Scegli sempre chi non
ti mette sottosopra l'esistenza, perché il prezzo da pagare è troppo alto