Gli occhi dell’anima
 

Mariuccia Colombo, nasce settimina e affetta da un grave handicap che la limita nella parola e nei movimenti. Siamo alla fine degli anni quaranta e per i disabili sono anni bui... Così le risulta impossibile continuare gli studi, ma riesce ugualmente ad esprimersi attraverso le sue poesie che ottengono anche importanti riconoscimenti.

empre piu' spesso, intervistando, per conto del Lisdha news, disabili e loro familiari, ho l’opportunita' di conoscere persone che mi paiono fuori dal comune non per l’handicap che portano con sé, ma perchè dotate di un’interiorita' incredibilmente ricca e raffinata, di una volonta' ferrea e nel contempo di una delicatezza tutta particolare nell’approccio con l’interlo- cutore.

Questa preziosa sensibilita', purtroppo, emerge a volte con fatica, sommersa dal chiassoso ed arrogante atteggiamento di coloro che in questo mondo si sono attribuiti la patente di persone "normali", solo perchè, per grazia e non per merito alcuno, posseggono braccia e gambe e lingua ed occhi funzionanti!

La storia di Mariuccia rappresenta l’ennesima conferma che ciò che veramente conta nella fugace e fragile vita umana, come ogni tesoro degno di tale nome, è nascosto agli occhi dei piu', non si percepisce se non con gli occhi dell’anima: è in definitiva " l’invisibile " di cui parla il piccolo principe di Saint Exupery, che viene svelato soltanto a coloro i quali, dopo il faticoso viaggio della sofferenza, acquisiscono la capacita' di percepire e soffermarsi sull’essenziale.

Mariuccia Colombo viene alla luce nell’ospedale di Tradate nel lontano 1948. Nata prematuramente, è data per "spacciata" dall’equipe medica che assiste la madre durante il parto. Mariuccia -all’anagrafe Maria- avrebbe avuto vita breve e sarebbe stata poco piu' di un "vegetale". Fortunatamente, in questo caso, la diagnosi non è corretta e la bimba, ora fattasi donna, presenta gravi limitazioni alla parola ed al movimento che, tuttavia, non le impediscono di farsi comprendere e di condurre oggi una vita quasi indipendente.

Raggiungo, in un gelido e uggioso pomeriggio d’inverno, la sua abitazione -una villetta alla periferia di Abbiate (Va) in compagnia di Loredana, che ha conosciuto Mariuccia nel 1998, durante un viaggio a Venezia organizzato dall’Unitalsi.

Al piano terreno vive il fratello Giuseppe con la moglie Angela che sopperiscono con il loro aiuto ad alcune necessita' di Mariuccia, la quale, dopo la scomparsa di entrambi i genitori, abita da sola in un altro appartamento sito al primo piano, riuscendo a gestirsi in modo sufficientemente autonomo per ciò che concerne le faccende domestiche e la preparazione dei pasti.

L’affettuoso sorriso di Mariuccia ci riscalda l’animo non appena varchiamo la soglia: finalmente, - mi si dice - dopo una lunga lista d’attesa, è arrivata l’ora della tanto sospirata intervista...

Come ama ripetere il nostro direttore, si ritiene che la maggior parte della comunicazione sia non verbale... per questo non mi preoccupo piu' come un tempo allorchè l’intervistato non riesca, come in questo caso, ad esprimersi in maniera perfettamente comprensibile con la lingua. Grazie alla scrittura, a persone che si pongono come intermediari e, soprattutto, alla capacita' espressiva del volto, si riesce sempre ad instaurare un dialogo tanto piu' profondo e costruttivo quanto piu' prorompente il desiderio di raccontare il proprio vissuto. In questo caso, Mariuccia mi ha addirittura preparato una sintetica autobiografia... mi risulta così agevole focalizzare l’attenzione sulle gioie ed i drammi della sua combattuta esistenza.

Come lei stessa racconta, l’infanzia di Mariuccia è serena nonostante tutto: le giornate trascorrono piacevolmente impegnate nei giochi con gli amichetti di cortile, arricchite dall’affetto dei genitori, parenti e dalla vivace presenza dell’adorato cane Fido. Successivamente, oltre alla morte di Fido, sopraggiunge per lei la prima vera dolorosa prova quando -come scrive- " ...venne il tempo della scuola e fui rifiutata. Piansi di rabbia, ma poi mi tornò subito il buon umore e mi dissi: con tenacia troverò il modo d’imparare anche senza maestri e professori!"

Visto che il sistema scolastico non prevedeva a quel tempo - nella seconda meta' degli anni 50 - la possibilita' d’inserimento di persone disabili, né tantomeno, per l’elevato costo, si poteva concretizzare il sogno di beneficiare di lezioni private, Mariuccia escogita un piano di bimba incredibilmente matura per sconfiggere l’isolamento cui la si voleva confinare. Ogni pomeriggio si reca in casa della cuginetta e sua "amica del cuore" Angela (a dire la verita', non "si reca", ma viene introdotta nella casa della cugina passando attraverso... le finestre degli edifici attigui! ) e si sforza di ripercorrere l’intero programma della giornata, facendo i compiti con lei.

L’adolescenza, periodo solitamente gia' parecchio travagliato per chiunque, è resa ancor piu' aspra dal trasferimento della sua famiglia in un altro quartiere e dalla lontanza forzata dai suoi piu' cari amici di cortile. "Fu così -scrive Mariuccia - che i libri divennero il mio gioco preferito... gli amici delle mie giornate di solitudine". Mariuccia reagisce ancora una volta in maniera costruttiva, impegnando il piu' possibile la mente nello studio e divenendo - cosa che ho spesso avuto occasione di constatare in casi analoghi- un’intellettuale alla continua ricerca di nuovi stimoli.

Nel contempo emerge inaspettata, attorno ai diciassette anni, una nuova via attraverso la quale realizzare il bisogno insopprimibile di comunicazione: la poesia. L’occasione è fornita da una arrabbiatura del padre nei confronti della sua adorata mamma: Mariuccia, non potendo far fronte alla situazione con l’uso della parola, prende carta e penna e traduce in versi tutta la sua disapprovazione. Nasce così la sua prima poesia intitolata "vino rosso".

Al medesimo periodo risale il suo primo bacio scambiato di nascosto dai genitori con un ragazzo residente nei dintorni, ma la storia purtroppo non prosegue lasciando una ferita aperta... come, infatti, dice la stessa Mariuccia: "...si sa che la maggior parte di noi handicappati non riesce mai a formarsi una famiglia perchè ancora oggi ci sono troppi pregiudizi..."

E di pregiudizi, purtroppo, ve ne erano (e a volte perdurano tutt’ora) anche nell’ambito della Chiesa stessa: a causa dell’handicap che l’affligge, infatti, (handicap che sottolineiamo, in questo caso, oltrettutto, non intacca le funzioni intellettive) Mariuccia resta per un periodo esclusa dai sacramenti che riceve solo in eta' piu' avanzata rispetto ai suoi coetanei.

Nel 1969 il padre di Mariuccia muore in seguito ad una crisi cardiaca, lasciando sole così la moglie e la figlia poco piu' che ventenne. Per Mariuccia si tratta di un duro colpo; scrive: "la delusione d’amore e la perdita di mio padre mi fanno mettere da parte la poesia per un lungo periodo, ma l’ozio non è cosa che fa per me. Un giorno, sfogliando una rivista, vedo dei centrini fatti con l’uncinetto e mi dico: perchè non provare? ...Mamma sbigottita mi dice: ma come puoi lavorare all’uncinetto se non sai neppure come tenerlo in mano? Risposi: io ci provo. Dopo pochi giorni il centrino era finito".

Tramite, poi, una sua carissima amica, di nome Dirce, che in questo periodo cerca in tutti i modi di alleviarle le sofferenze invitandola a casa sua a trascorrere la domenica in compagnia della sua numerosa famiglia, Mariuccia entra in contatto con L’Arcobaleno, sottosezione dell’Unitalsi della regione Lombardia, che si pone come luogo d’incontro e di svago per disabili e loro famiglie. In quest’ambito ha modo di fare nuove amicizie e di partecipare, successivamente, grazie alla stessa Unitalsi, ad alcuni pellegrinaggi -Lourdes, Loreto, Assisi- e di visitare citta' sconosciute, tra cui Firenze, Pisa e Venezia.

E proprio ad Assisi conosce, tramite Licia che diviene sua grande amica, l’associazione Katimavik che le apre ulteriori orizzonti. Scrive Mariuccia: " il mio primo incontro al Katimavik è stato con Metello, un ragazzo dal nome bellissimo come la sua interiorita' di sentimenti... abbiamo in comune molte passioni fra cui la poesia... quando sono con lui è come se mi trasmettesse energia positiva... nel mio cuore e al di la' delle stelle la nostra amicizia non finira' mai !"

A volte, però, il destino con una mano ci dona e con l’altra ci toglie: il 25 marzo del 1995, infatti, dopo un lungo periodo di malattia, la mamma di Mariuccia muore. Facilmente immaginabili il dolore lacerante ed il vuoto incolmabile che s’impadroniscono della vita di Mariuccia: "...I primi giorni di solitudine sono stati terribili. Poi a poco a poco, con l’aiuto di qualche cugina, di mia cognata e delle tre amiche Angela, Francesca e Dirce ho ricominciato a frequentare gente ed a scrivere poesie."

Oggi, a distanza di cinque anni, la vita di Mariuccia è nuovamente serena ed impegnata: si alza presto la mattina per le faccende domestiche, per poi immergersi nel lavoro ad uncinetto, realizzando preziosi centrini, tovaglie e bordi ricamati da far invidia a quelli esposti nelle migliori vetrine.

Quando ha l’ispirazione - che, a suo dire, è frequente la notte e sotto la doccia (!) - compone garbate poesie, che mettono in luce la sua spiccata sensibilita' e la sua capacita' di sdrammatizzare i fatti della vita. A questo proposito, negli ultimi anni, Mariuccia ha ricevuto ben quattro importanti riconoscimenti nell’ambito di concorsi letterari internazionali ed ha pubblicato nel 1999, con le edizioni Monti, una raccolta di poesie dal titolo "Insieme", devolvendo la somma ricavata dalla vendita dei primi duecento libretti ad un sacerdote, suo amico, don Giuseppe Noli, partito in missione alla volta del Peru'.

Inoltre, in aggiunta alle attivita' ed amicizie collegate al Katimavik e all’Arcobaleno, ogni lunedì pomeriggio partecipa agli incontri organizzati presso l’Arca di Tradate - associazione fondata dal dottor Imperiale e composta da genitori di ragazzi disabili - per un momento di svago e condivisione delle esperienze personali.

La passione per il teatro ed i viaggi, coltivata grazie alla presenza di volontari, molti dei quali divenuti amici sinceri, ed il tenero affetto per la sua magnifica nipotina Mara di due anni contribuiscono a rendere meno grigia la solitudine e la mancanza di una famiglia propria che Mariuccia tanto sognava.

 

"In questi ultimi due anni - scrive Mariuccia - a volte mi pare di sognare per tutte le cose belle che mi sono capitate... Oggi i miei desideri sono: fare nuove amicizie, viaggiare, scrivere poesie e magari un romanzo... non per il successo, ma per dire a tutti gli handicappati di non arrendersi mai !"

Maria Cristina Gallicchio

 

 Breve autobiografia in poesia

Sono nata due mesi prima minuscola come una bambolina e purtroppo handicappata. Dalla scuola venni rifiutata, ma dalla tenerezza dei miei cari largamente ripagata. Con tenacia provai pure il modo d’imparare. Un’amica piu' piccola di me m’insegnò a far di conto e a sillabare. Fu così che divenne la lettura il mio gioco preferito, nel libro sempre trovai un vero, leale amico. Ma il tempo passa in fretta e giovinezza chiede col primo amore, il primo bacio. Fu per me soltanto un’illusione che il cuore non ha mai scordato. Una barriera in piu' da superare perché, secondo l’opinione della gente, un’handicappata non può amare perché non serve a niente. Poi, non puoi lavorare: né questo, né quello tu puoi fare. Un labirinto d’ostacoli infinito, ma a me, che non m’arrendo facilmente, perfino l’uncinetto m’è riuscito. E ora che son rimasta sola, son ricca di tanti amici e spesso partiamo insieme in un vagabondar felice. Dio ci ha dato anima e cervello. Mia madre mi diceva che il mio è come un mulinello. So ormai che la vita è tutta una lotta contro l’indifferenza, l’ipocrisia, la falsa pieta' bigotta. Ma niente e nessuno arrestera' quella gioia di vita che dentro mi sta. E al buon Dio mi affido, a lui solo che sa il giorno in cui mi chiamera'.

Mariuccia Colombo

Insieme, Luigi Monti,