"Chi va in carrozzina disturba anche te, digli di smettere!".
Così recita lintroduzione a "Distrofichetto" brano bandiera dei Ladri di
Carrozzelle, che ironizza in maniera graffiante e senza ombra alcuna di autocompiacimento,
sulla condizione del portatore di handicap nella nostra societa'.
I Ladri di carrozzelle hanno buoni motivi per farlo, dal momento che
nove dei dieci componenti del gruppo rock sono affetti da distrofia muscolare che li
costringe da anni a vivere sulla sedia a rotelle.
Il gruppo prende il via idealmente nellestate 1989 quando un
gruppo di ragazzi conosciutisi tra loro in un soggiorno per portatori di handicap, dopo
aver scoperto la comune passione per la musica, decidono di incontrarsi con uno degli
assistenti che strimpella la chitarra, per iniziare insieme a vivere la musica in
maniera piu' profonda.
Nasce in seguito lidea del gruppo musicale e prendono vita i
"Ladri di Carrozzelle", la cui formazione si completera' pian piano con
linserimento di altri amici, sia portatori di handicap che normodotati.
La formazione presenta delle novita' considerevoli per un gruppo rock:
essendo la distrofia una malattia che debilita progressivamente i muscoli degli arti, un
solo ragazzo non può suonare la batteria; questa viene quindi divisa tra cinque
componenti del gruppo che suonano separata- mente, con sincronismo piu' o meno perfetto,
cinque diversi pezzi dello strumento. Anche il basso che, come la batteria, non può
essere fisicamente suonato da un distrofico, viene sostituito da una tastiera.
Grazie alla loro musica i Ladri di Carrozzelle possono parlare di
handicap in maniera nuova provando ad abbattere le vere barriere: i pregiudizi della gente
che, piu' o meno inconsapevolmente, riesce spesso a rendere quasi impossibile la
vita delle persone disabili.
Lattivita' del gruppo in questi anni è sempre proceduta a pieno
ritmo con una serie di concerti nelle scuole, nei teatri e nelle piazze di
tuttItalia.
Nel corso del 1995 di notevole importanza cè stata la
partecipazione al concerto del 1° maggio, organizzato dai sindacati a piazza S. Giovanni,
dove hanno suonato a meta' pomeriggio, di fronte ad oltre 150.000 persone.
Nel novembre 1995 i Ladri di Carrozzelle si costituiscono in
cooperativa sociale nel tentativo di dare al gruppo musicale un maggiore spessore e di
ritagliarsi un ruolo professionale. Rappresentano attualmente uno tra i primi esempi di
cooperativa integrata nel mondo dello spettacolo e hanno aperto una strada nuova per
linserimento dei disabili nel mondo del lavoro.
Un concerto di questa "band" diventa occasione originale e
stimolante per un confronto con un problema specifico quale quello della diversita'.
"Abbiamo cercato in piu' modi - affermano i componenti del gruppo
- di cambiare mentalita' e atteggiamenti ormai arcaici ma, senza dubbio, è con la musica
che siamo riusciti ad arrivare ad un approccio con il pubblico privo di ottusi ed
inevitabili luoghi comuni."
Per questo il gruppo negli ultimi anni si è concentrato soprattutto
nei rapporti con i giovani suonando nelle scuole di ogni ordine e grado nel tentativo di
proporre ad essi una immagine nuova della disabilita' e stimolarli al confronto con la
diversita'.
In undici anni sono ormai arrivati al loro settimo album intitolato
"Sparta dintorni", un disco pieno di energia e di pezzi da ballare, che sforna
tonalita' altissime e arrangiamenti grintosi, mescola atmosfere etniche, rock melodia,
techno, rap, funky e pop.
Ne parliamo con il bassista del gruppo Roberto Pucci.
- A cosa è ispirato il titolo del vostro ultimo album?
"Vediamo in Sparta la citta' greca dove i bambini malformati
non avevano diritto alla vita. Vogliamo far capire che a distanza di duemila anni le cose
poi non sono così cambiate che ancora oggi chi è differente dagli altri viene emarginato
o relegato nel settore che gli compete".
- Direi che sono due gli stati danimo che caratterizzano le
vostre canzoni: lautoirononia e lamarezza...
"Direi che lautoironia è proprio una caratteristica del
gruppo: il fatto di riuscire a scherzare dellhandicap è una cosa che ci da' forza,
che ci rende un po unici in un contesto sociale in cui lhandicap è visto
ancora in maniera pietistica. Invece, direi che piu' che lamarezza ci contraddi-
stingue poi soprattutto un sentimento di rabbia nei confronti di una societa' che ha
ancora una mentalita' molto arretrata rispetto al problema dellhandicap. Quando
suoniamo in ambienti legati al mondo dellhandicap è diverso, ma quando suoniamo in
altri luoghi ci accorgiamo che la gente non si aspetta che un disabile possa suonare, che
possa fare cose in grado di entusiasmare la gente. Molti pensano che la nostra sia musica
di insieme o musicoterapia, quasi che un disabile non possa suonare per passione per la
musica ma solo per fare terapia, ossia per "curarsi".
Cè anche molto imbarazzo nel porsi nei nostri confronti: molti
non sanno cosa dire. E vero però che anche da parte di noi disabili è importante
che cerchiamo di mettere laltro a suo agio, che lo aiutiamo a comportarsi
normalmente".
- Molte vostre canzoni parlano con sofferenza del tema
dellamore...
"Sì, ci teniamo a parlarne, anche perché normalmente del tema
"handicap e amore" non si parla: eppure lamore è unesperienza
comune a tutti anche a persone con problemi".
- Voi che dovete spesso viaggiare vi imbatterete spesso in problemi
di barriere architettoniche?
"Certamente, una cosa che ci capita sovente è quella di arrivare
in posti dove il palco su cui dobbiamo suonare non è attrezzato per salirvi in
carrozzina, dove non ci sono scivoli e ci tocca prendere le palenche, portarci chiodi e
martello e adattarlo noi. Questo anche se chi ci invita sa della nostra condizione. Spesso
poi il palco è troppo piccolo e non tiene conto che le carrozzine occupano spazio".
- La vostra attivita' richiede anche un notevole impegno fisico:
come riuscite a farcela?
"Sì di difficolta' ce ne sono, anche se la tecnologia ci aiuta
sempre di piu': ci sono tastiere piu' morbide e batterie elettroniche".
- Cè in voi un desiderio di crescere professionalmente: il 24
giugno in un concerto a Palermo avete fatto da spalla a Franco Battiato e il 19 agosto
agosto avete suonato a Roma per la giornata mondiale della gioventu'...
"Noi in questi anni abbiamo cercato sempre piu' di affinare la
nostra professionalita' per essere considerati a tutti gli effetti un gruppo musicale e
non solo "unimportante iniziativa a carattere sociale". Il concerto con
Battiato è stato un momento molto emozionante in cui abbiamo dato il massimo.
Lesperienza nellimmensa spianata di Tor Vergata con quella
marea infinita di giovani provenienti da tutto il mondo è stata molto bella, eravamo
lunico gruppo italiano ad essere lì: peccato che il palco era così distante da
pubblico".
- Alcuni anni fa due componenti del gruppo sono morti, che cosa ha
rappresentato per il gruppo questa perdita?
"Purtroppo la distrofia muscolare è una malattia progressiva, a
volte molto lenta, altre volte con un decorso estremamente rapido. E stato un colpo
molto duro la morte dei nostri amici. Si fa fatica ad andare avanti, ma abbiamo cercato di
farci coraggio ".
Una soddisfazione tra le tante che avrete avuto in questi anni...
"Forse quella di essere riusciti a dare lavoro a persone non
disabili".
Marcella Codini