Ladri di carrozzelle
 

Sette album e alcuni importanti concerti a Napoli con Battiato e a Roma con i giovani del Giubileo.

E’ il bilancio del complesso "Ladri di Carrozzelle" composto in gran parte da disabili gravi. Una soddisfazione tra le tante: quella di essere riusciti a dar lavoro a persone non disabili.

"Chi va in carrozzina disturba anche te, digli di smettere!". Così recita l’introduzione a "Distrofichetto" brano bandiera dei Ladri di Carrozzelle, che ironizza in maniera graffiante e senza ombra alcuna di autocompiacimento, sulla condizione del portatore di handicap nella nostra societa'.

I Ladri di carrozzelle hanno buoni motivi per farlo, dal momento che nove dei dieci componenti del gruppo rock sono affetti da distrofia muscolare che li costringe da anni a vivere sulla sedia a rotelle.

Il gruppo prende il via idealmente nell’estate 1989 quando un gruppo di ragazzi conosciutisi tra loro in un soggiorno per portatori di handicap, dopo aver scoperto la comune passione per la musica, decidono di incontrarsi con uno degli assistenti che strimpella la chitarra, per iniziare insieme a vivere la  musica in maniera piu' profonda.

Nasce in seguito l’idea del gruppo musicale e prendono vita i "Ladri di Carrozzelle", la cui formazione si completera' pian piano con l’inserimento di altri amici, sia portatori di handicap  che normodotati.

La formazione presenta delle novita' considerevoli per un gruppo rock: essendo la distrofia una malattia che debilita progressivamente i muscoli degli arti, un solo ragazzo non può suonare la batteria; questa viene  quindi divisa tra cinque componenti del gruppo che suonano separata- mente, con sincronismo piu' o meno perfetto, cinque diversi pezzi dello strumento. Anche il basso che, come la batteria, non può essere fisicamente suonato da un  distrofico, viene sostituito da una tastiera.

Grazie alla loro musica i Ladri di Carrozzelle possono parlare di handicap in maniera nuova provando ad abbattere le vere barriere: i pregiudizi della gente che, piu' o meno  inconsapevolmente, riesce spesso a rendere quasi impossibile la vita delle persone disabili.

L’attivita' del gruppo in questi anni è sempre proceduta a pieno ritmo con una serie di concerti nelle scuole, nei teatri e nelle piazze di   tutt’Italia.

Nel  corso del 1995 di notevole importanza c’è stata la partecipazione al concerto del 1° maggio, organizzato dai sindacati a piazza S. Giovanni, dove hanno suonato a meta' pomeriggio, di fronte ad oltre 150.000 persone.

Nel novembre 1995 i  Ladri di Carrozzelle si costituiscono in cooperativa sociale nel tentativo di dare al gruppo musicale un maggiore spessore e di ritagliarsi un ruolo professionale. Rappresentano attualmente uno tra i primi esempi di cooperativa integrata nel mondo dello spettacolo e hanno aperto una strada nuova per l’inserimento dei disabili nel mondo del lavoro.

Un concerto di questa "band" diventa occasione originale e stimolante per un confronto con un problema specifico quale quello della diversita'.

"Abbiamo cercato in piu' modi - affermano i componenti del gruppo - di cambiare mentalita' e atteggiamenti ormai arcaici ma, senza dubbio, è con la musica che siamo riusciti ad arrivare ad un approccio con il pubblico privo di ottusi ed inevitabili luoghi comuni."

Per questo il gruppo negli ultimi anni si è concentrato soprattutto nei rapporti con i giovani suonando nelle scuole di ogni ordine e grado nel tentativo di proporre ad essi una immagine nuova della disabilita' e stimolarli al confronto con la diversita'.

In undici anni sono ormai arrivati al loro settimo album intitolato "Sparta dintorni", un disco pieno di energia e di pezzi da ballare, che sforna tonalita' altissime e arrangiamenti grintosi, mescola atmosfere etniche, rock melodia, techno, rap, funky e pop.

Ne parliamo con il bassista del gruppo Roberto Pucci.

- A cosa è ispirato il titolo del vostro ultimo album?

"Vediamo in Sparta la citta' greca dove i bambini malformati non avevano diritto alla vita. Vogliamo far capire che a distanza di duemila anni le cose poi non sono così cambiate che ancora oggi chi è differente dagli altri viene emarginato o relegato nel settore che gli compete".

- Direi che sono due gli stati d’animo che caratterizzano le vostre canzoni: l’autoirononia e l’amarezza...

"Direi che l’autoironia è proprio una caratteristica del gruppo: il fatto di riuscire a scherzare dell’handicap è una cosa che ci da' forza, che ci rende un po’ unici in un contesto sociale in cui l’handicap è visto ancora in maniera pietistica. Invece, direi che piu' che l’amarezza ci contraddi- stingue poi soprattutto un sentimento di rabbia nei confronti di una societa' che ha ancora una mentalita' molto arretrata rispetto al problema dell’handicap. Quando suoniamo in ambienti legati al mondo dell’handicap è diverso, ma quando suoniamo in altri luoghi ci accorgiamo che la gente non si aspetta che un disabile possa suonare, che possa fare cose in grado di entusiasmare la gente. Molti pensano che la nostra sia musica di insieme o musicoterapia, quasi che un disabile non possa suonare per passione per la musica ma solo per fare terapia, ossia per "curarsi".

C’è anche molto imbarazzo nel porsi nei nostri confronti: molti non sanno cosa dire. E’ vero però che anche da parte di noi disabili è importante che cerchiamo di mettere l’altro a suo agio, che lo aiutiamo a comportarsi normalmente".

- Molte vostre canzoni parlano con sofferenza del tema dell’amore...

"Sì, ci teniamo a parlarne, anche perché normalmente del tema "handicap e amore" non si parla: eppure l’amore è un’esperienza comune a tutti anche a persone con problemi".

- Voi che dovete spesso viaggiare vi imbatterete spesso in problemi di barriere architettoniche?

"Certamente, una cosa che ci capita sovente è quella di arrivare in posti dove il palco su cui dobbiamo suonare non è attrezzato per salirvi in carrozzina, dove non ci sono scivoli e ci tocca prendere le palenche, portarci chiodi e martello e adattarlo noi. Questo anche se chi ci invita sa della nostra condizione. Spesso poi il palco è troppo piccolo e non tiene conto che le carrozzine occupano spazio".

- La vostra attivita' richiede anche un notevole impegno fisico: come riuscite a farcela?

"Sì di difficolta' ce ne sono, anche se la tecnologia ci aiuta sempre di piu': ci sono tastiere piu' morbide e batterie elettroniche".

- C’è in voi un desiderio di crescere professionalmente: il 24 giugno in un concerto a Palermo avete fatto da spalla a Franco Battiato e il 19 agosto agosto avete suonato a Roma per la giornata mondiale della gioventu'...

"Noi in questi anni abbiamo cercato sempre piu' di affinare la nostra professionalita' per essere considerati a tutti gli effetti un gruppo musicale e non solo "un’importante iniziativa a carattere sociale". Il concerto con Battiato è stato un momento molto emozionante in cui abbiamo dato il massimo.

L’esperienza nell’immensa spianata di Tor Vergata con quella marea infinita di giovani provenienti da tutto il mondo è stata molto bella, eravamo l’unico gruppo italiano ad essere lì: peccato che il palco era così distante da pubblico".

- Alcuni anni fa due componenti del gruppo sono morti, che cosa ha rappresentato per il gruppo questa perdita?

"Purtroppo la distrofia muscolare è una malattia progressiva, a volte molto lenta, altre volte con un decorso estremamente rapido. E’ stato un colpo molto duro la morte dei nostri amici. Si fa fatica ad andare avanti, ma abbiamo cercato di farci coraggio ".

Una soddisfazione tra le tante che avrete avuto in questi anni...

"Forse quella di essere riusciti a dare lavoro a persone non disabili".

 

Marcella Codini

Si accettano inviti

Il gruppo ci fa sapere che sta vagliando la possibilita' di un tour estivo sulla riviera adriatica, o anche in altre localita' d’Italia... e accetta nuovi inviti.

Per informazioni:

Cooperativa sociale Ladri di carrozzelle
Via F. Valentini 9
00044 Frascati (Roma)
tel. Fax 06/9417383

http://www.ladri.com, email: ladri@ladri.com