Alla fine di ogni anno, le nostre case si riempiono di calendari, ma
quello che ho tra le mani è un po' speciale: è "Laveno 2001", il calendario
creato da Monica Uccello, una disabile trentaseienne di Laveno, graziosa localita'
turistica in provincia di Varese.
Qualche mese fa, giunse in redazione la sua autobiografia che Lisdha
news ha deciso di pubblicare con il titolo "Insieme nel Mondo dell'handicap" e
di farne omaggio a quanti rinnoveranno l'abbonamento per il 2001.
Per noi Monica è diventata quasi una persona di famiglia ed ora
desideriamo farla conoscere anche ai nostri lettori.
- Monica, hai avuto molto coraggio a rendere pubblica una parte della
tua esistenza. Perché l'hai fatto?
"All'inizio, ho seguito un suggerimento della psicologa alla quale
avevo chiesto aiuto nel tentativo di risolvere le mie ansie. A mano a mano che scrivevo,
mi rendevo conto che con questo diario avrei potuto dire a mia mamma, a mia sorella e ai
miei amici tutte le cose che per anni avevo tenuto dentro. Poi, ho pensato che, forse,
questa mia fatica sarebbe potuta servire anche ad altri.
Credo, infatti, che intolleranze ed atteggiamenti di rifiuto nascano
dall'imbarazzo e dalla paura con cui si guardano l'handicappato e la sua famiglia, un
mondo sconosciuto. Ho pensato che se i normali conoscessero di piu' la nostra vita, molte
tensioni si dissolverebbero. Ne ho parlato con un'assistente sociale del Comune in cui
abito, che mi ha messo in contatto con voi".
- Nel tuo diario, per descrivere la tua nascita e l'inizio dei tuoi
guai, usi un'espressione che dovrebbe suonare come una violenta fucilata agli orecchi di
molti medici. Puoi parlarcene?
"Certo. Sono nata in un ospedale di paese, probabilmente in un
momento sbagliato: il 17 dicembre, una data troppo vicina al Natale, e tutti avevano
fretta! Quando mia madre si ricoverò per partorire, anche il medico di turno era stato
chiamato per un'urgenza. Così mia madre rimase sola con lostetrica, che tentò di
farmi nascere, provocando un'emorragia, che mi fece mancare lossigeno. Nonostante
tutto, mi ha fatto nascere. Durante la notte, mia madre sentiva correre le infermiere,
perché un neonato stava male. Allindomani, ha saputo che quel neonato ero io: ero
diventata tutta cianotica ed ho rischiato di morire. Anche mia mamma era stata male: mi ha
detto che pensava di perdere luso delle gambe, perché per alcuni giorni non le
sentiva piu'.
Ma la cosa che mi da' fastidio è che i medici, pur sapendo che cosa
fosse successo, non dissero nulla ai miei.
Mia madre, avendo avuto mia sorella cinque anni prima, conosceva tutti
i progressi che un neonato dovrebbe fare e che, purtroppo, io non facevo. Dopo molti
andirivieni da diversi medici, a Milano e in altre citta', i miei seppero che avevo
subìto un trauma da parto. Da quel giorno, non smisero di cercare chi mi potesse aiutare.
In quel periodo, per esempio, era da poco arrivato
dallInghilterra il sistema Doman, una terapia che consisteva nel far fare al
paziente, una o due volte al giorno, alcuni esercizi di ginnastica. Per evitare continui
spostamenti fuori casa, i miei decisero di imparare il metodo e di applicarlo su di me. A
volte li aiutava anche mia sorella Cinzia. Pensa che mio papa' costruì una piccola
palestra in anticamera, affinché imparassi a muovere qualche passo, appoggiandomi a
piccole scale. Se oggi riesco a camminare, anche se con difficolta' e sempre con l'aiuto
di qualcuno, lo devo a loro, che non si curavano dei miei capricci".
- Monica, abitare in un piccolo centro, abbastanza distante da Varese,
ti ha comportato degli svantaggi?
"Moltissimi. Ho avuto le prime difficolta' a sei anni, al momento
dell'iscrizione alla prima elementare. Poiché non parlo molto bene, il direttore non mi
ha accettata, mentre la maestra l'avrebbe fatto. Mia mamma ha dovuto prendere la patente,
per accompagnarmi ad una scuola speciale, distante una decina di chilometri.
Ma il vero dramma è stato alla fine delle medie, che ho frequentato
alla scuola pubblica del mio paese. Tutte le superiori, infatti, sono a Varese, che dista
da Laveno circa 20 chilometri Io non posso prendere né treno né pullman, e mia mamma non
riusciva piu' ad accompagnarmi. Così, con mio grande dispiacere ho dovuto smettere di
studiare. Lo stesso problema si è riproposto per il lavoro.
Anche la mentalita' ristretta di chi abita in un piccolo centro può
procurare disagi non indifferenti. Non viene visto con favore, per esempio, che un
disabile si muova da solo fuori casa. A volte, svolgo qualche commissione per mia mamma,
servendomi di un deambulatore. I miei non sono incoscienti e non vogliono sfruttarmi. Mi
spronano ad uscire per rendermi autonoma e per farmi sentire utile. Ebbene, ancora oggi mi
capita di incontrare qualche persona che critica ad alta voce mia mamma e questo mi fa
soffrire.
Ma non è tutto negativo. Ricordo ancora con piacere i miei compagni di
scuola che, nonostante i timori degli adulti, mi hanno sempre accettata, o quel signore
che incontrai, mentre passeggiavo con mia mamma e che mi regalò la mia volpina Ketty.
Molte altre sono state le persone buone con me e vorrei ringraziarle tutte".
- Ancora oggi hai queste difficolta'?
"Qualcosa è cambiato, ma non molto. Recentemente, per esempio, su
suggerimento dell'assistente sociale del Comune, ho fatto alcuni colloqui al Servizio per
l'inserimento lavorativo, dai quali è emerso che potrei frequentare dei corsi per
imparare ad usare il computer in modo professionale, ma si ripropone il problema del
trasporto. Attualmente, il Comune dispone di obiettori di coscienza, che in caso di
bisogno mi accompagnano, ma si tratta di un servizio saltuario, che si deve incastrare con
le esigenze di altre persone. Sì, il problema del trasporto mi limita molto".
Mentre pronuncia queste ultime frasi, Monica, prima vivace, diventa un
po' triste. Sfoglio il calendario Laveno 2001, che ha creato con Word, un programma di
scrittura, non adatto alla creazione di soggetti grafici. Monica, invece, con una pazienza
da certosino, ha riprodotto scorci del suo paese.
"Portatori di un'abilita' diversa", così il Papa ha definito
i disabili, durante il loro Giubileo. Mi sento di affermare che in Monica l'abilita'
diversa è evidente: nonostante la bassa scolarita', riesce a raccontare il suo mondo
interiore in modo sorprendente; da autodidatta, riesce a disegnare un calendario con un
programma non idoneo.
Vorrei, pertanto, chiedere alle autorita' competenti del suo Comune di
aiutarla ad esprimere il meglio di sé: nel mondo ci sarebbe un po' meno ingiustizia!
Grazie, Monica, per aver voluto condividere con noi qualcosa della tua
vita.
Laura Belloni