Anni senza vita al Cottolengo
 

È la storia di due persone, Roberto e Piero, che dopo molti anni di ricovero al Cottolengo di Torino decidono di non essere piu' affidate al ‘buon cuore degli altri’ ma di iniziare a vivere una vita autonoma fuori dall’istituto. La tesi che il libro vuole dimostrare è molto netta: gli istituti non devono piu' esistere. La tesi suona particolarmente dura in quanto il riferimento diretto è quel Cottolengo tradizionalmente proposto come uno dei segni del bene sulla terra, quel Cottolengo dove molte persone hanno speso la loro vita volendo donarla ai piu' bisognosi.

È un libro pesante da leggere, ma può valerne la pena.

Non tanto perché si vede che anche in una realta' caritativa come il Cottolengo alcuni operatori sono ‘buoni’ e altri no (non necessariamente per cattiva volonta', anche solo per atteggiamenti inadeguati). È scontato che sia così.

Quel che colpisce, che turba, è vedere quanto poco un’istituzione caritativa come il Cottolengo abbia dato a Roberto e Piero: ‘assistenza’ in cambio di ‘docilita'’, e poco piu'. Davvero troppo poco per un bambino, e ancor piu' per un bambino disabile.

Certo, la denuncia dei limiti di istituzioni del tipo del Cottolengo andrebbe integrata ricordando – cosa che nel libro si omette di fare – che storicamente in molti casi simili istituzioni hanno costituito una alternativa a condizioni peggiori per gli handicappati.

Ma resta l’impressione che simili istituzioni siano state e siano ancor oggi una trappola capace di inghiottire tanti slanci caritativi e tante vite bisognose, dando troppo poco in termini di gioia, amore, speranza. La tesi del libro è proprio che la grande istituzione di ricovero per disabili – un po’ come i vecchi grandi ospedali psichiatrici – sia in sé un errore perché inevitabilmente troppo rigida e fredda e orientata a creare ‘assistiti’ piuttosto che ‘persone’.

Le autrici del libro sono tra coloro che ritengono che la societa' potrebbe fare a meno di simili istituzioni e utilizzare meglio le risorse disponibili così da dare a tutti i disabili molto di piu'.

A riguardo, invero, tra gli addetti ai lavori ci sono opinioni diverse, c’è chi ritiene che seppur in misura minore che nel passato ancor oggi sia necessario utilizzare nella risposta sociale al problema dell’handicap anche l’istituzione di ricovero che in certa misura si rivelerebbe in pratica insostituibile.

Comunque, è questo un libro che induce ad un impegno forte perché nulla sia trascurato affinché ai Roberto e ai Piero di domani sia dato qualcosa di piu' di quello che hanno ricevuto quel ragazzo di nome Roberto e quel ragazzo di nome Piero di cui il libro ci racconta la storia.

Ennio Codini

 

Emilia De Rienzo e Claudia De Figueiredo, Anni senza vita al Cottolengo, Rosemberg & Sellier, Torino 2000, L.19.000.