La bellissima
Basilica di S. Maria in Trastevere mi sembra stranamente gremita per essere un giovedì
qualunque. Ma in realta' non è poi un fatto tanto singolare: tutte le sere non sono pochi
i romani che insieme a pellegrini e turisti partecipano al momento di preghiera animato
dalla Comunita' di SantEgidio. Alcuni canti e salmi, poi la lettura di un brano
evangelico e infine il commento di Andrea Riccardi, il laico fondatore del Movimento. Nata
a Roma, con il suo quartier generale a Trastevere, la Comunita' di santEgidio
riunisce attualmente circa 30.000 persone in tutto il mondo.
Tutto cominciò nel mitico 68 da un gruppo di studenti del liceo
classico Virgilio che si misero e leggere il Vangelo e decisero di viverlo con i poveri di
Roma. Una grande semplicita', ma insieme, o forse di conseguenza una grande incisivita',
ha caratterizzato la storia di questo movimento laicale che, nel tempo, ha dato vita a
centri di accoglienza, mense per i poveri, attivita' per anziani, disabili, carcerati e ha
svolto pure importanti azioni diplomatiche a favore della pacificazione del Mozambico e
dellAlgeria.
"In realta' - mi raccontanto due "veterani" di
Sant Egidio Francesco Dante e Stefano Capparucci - tutte le nostre attivita' sono
partite su sollecitazione di casi molto concreti. Ad esempio, alcune iniziative a favore
dei barboni presero il via quando venimmo a conoscenza del caso di Modesta, un'anziana
barbona conosciuta alla Stazione Termini che morì senza soccorsi dopo che
lambulanza si era rifiutata di caricarla perché era sporca e aveva i pidocchi. In
questi anni, abbiamo cercato di capire chi sono i poveri di Roma e possiamo dire di
conoscerli un po meglio, tanto che la Questura stessa spesso si rivolge a noi quando
ha bisogno di quantificare il numero esatto dei senza fissa dimora. E una realta'
enorme, anche se in questanno di Giubileo è stata fatta unazione di
"maquillage" per la citta' che lha resa un po meno visibile".
Nel 1992 la Comunita' di SantEgidio è assunta allonore
delle cronache per aver ospitato le trattative per il processo di pace in Mozambico.
"Qualcuno allora ebbe a chiederci - sottolinea Stefano - se
avevamo deciso di abbandonare limpegno verso i poveri per dedicarci alla diplomazia.
In realta' è stato proprio perché volevamo bene ai poveri che decidemmo di dare un aiuto
al Mozambico, il paese che ha la piu' alta mortalita' del mondo e che per 16 anni era
stato dilaniato da una drammatica guerra civile che ha provocato un milione di morti.
Intervenimmo perché ci fu richiesto e usammo le nostre armi che sono quelle del dialogo,
del tessere relazioni, del cercare sempre ciò che unisce mettendo da parte ciò che
divide, come raccomandava papa Giovanni. E stata unesperienza molto bella, che
poi abbiamo coltivato nel tempo con interventi anche a favore di altri Paesi; tuttavia
numericamente bisogna considerare che su 30.000 aderenti sono solo 30 le persone che
lavorano nella diplomazia, per cui la nostra attivita' di fatto è concentrata soprattutto
su altri versanti che però fanno meno notizia sui giornali. Il nostro impegno a favore
del Mozambico sta proseguendo soprattutto sul versante della lotta allAids: ora che
nei Paesi ricchi si riesce a contenere la mortalita' cè rischio che ci si
dimentichi dell immenso problema che lAids rappresenta per
lAfrica".
In questanno giubilare la Comunita' di SantEgidio si è
fatta promotrice insieme ad altri gruppi (Nessuno tocchi Caino, Amnesty International) e
al Comune di Roma di una singolare iniziativa denominata "Il Colosseo illumina la
vita": ogni volta che un paese elimina la pena di morte o commuta una condanna a
morte il Colosseo si illumina per 48 ore. E gia' accaduto: "Sì, un quindicina
di volte e la pena di morte è stata abolita questanno in Albania, Turkmenistan,
Bermuda, e Ucraina".
Numerose sono state le iniziative promosse dalla comunita' a favore di
anziani e disabili. Proprio per occuparsi di queste problematiche è sorto anche un
movimento specifico Gli amici. "Il nome del gruppo è sintomatico - commenta
Stefano - tutto nel nostro movimento nasce dallidea di creare rapporti di famiglia
tra le persone. Attraverso questi legami a Roma riusciamo a seguire circa 800 disabili e
in molti casi è stato possibile far evitare listituto a persone rimaste sole,
garantendo unassistenza a casa o creando case famiglia. Non vgliamo attuare singoli
interventi sporadici, ma desideriamo essere un punto di riferimento per le persone e le
famiglie che vivono il problema dellhandicap offrendo unamicizia che non
finisce".
Sette anni fa è nato il locale "Pane, amore e fantasia", un
ristorante nel cuore di Trastevere, sorto per offrire lavoro a persone con disabilita'
mentale. "Abbiamo cercato di proporre unattivita' che desse loro dignita',
cercando anche di uscire dai soliti schemi che vedono il disabile impegnato in lavori
manuali, soprattutto in attivita' di assemblaggio: abbiamo al contrario voluto proporre un
lavoro di relazione.
Attualmente nel ristorante lavorano otto disabili mentali e alcuni
volontari.
Noi crediamo nellimportanza di proporre attivita' che sfruttino
le capacita' di ciascuno. Ad esempio, in campo artistico, ci siamo resi conto che in certi
tipi di handicap cè una predisposizione ad attivita' che richiedono una grande
pazienza, e abbiamo pensato di proporre la tecnica pittorica del puntinismo che consiste
nel mettere tanti punti uno accanto allaltro, creando pregevoli variazioni
cromatiche.
Da tuttaltro punto di vista ci siamo accorti quando abbiamo
accostato la realta' del carcere che tante persone che si sentivano inutili perché non
potevano muoversi da casa hanno scoperto che potevano fare moltissimo scrivendo lettere ai
reclusi".
Sono colpita dalla grande capacita' di coinvolgimento che caratterizza
tutto il movimento. "Crediamo che il credente è lievito ed è chiamato a tirar fuori
il meglio dalla gente" mi dicono; e ancora: " Non è vero che le persone sono
indifferenti, spesso semplicemente sono spaventate e non sanno come aiutare, ma se gli
proponi qualcosa aderiscono volentieri".
Se penso alle centinaia di pasti che ogni giorno vengono distribuiti
alla mensa dei poveri, alle migliaia di panini che ogni settimana i membri della comunita'
preparano e distribuiscono ai barboni di Roma, alle tante situazioni di assistenza
domiciliari risolte con un passaparola creando catene di amicizia, mi sembra che
"Pane, amore e fantasia" sia non solo il simpatico nome scelto per il locale di
Trastevere, ma definisca bene lo spirito che ha caratterizzato in questi anni
lesperienza della Comunita' di santEgidio.
Ascoltando il fervore di inziative concrete intraprese con immediatezza
- pur in mezzo a tante difficolta' che mi assicurano, non sono mancate - credo che questa
esperienza possa essere di stimolo anche alle nostre realta' di volontariato del
varesotto. Quante volte di fronte ai problemi ci ritroviamo tristemente paralizzati, in
quanto ci sembra impossibile proporre soluzioni, ritrovandosi fra i soliti "tre
gatti".
Chissa' che non ci serva un po piu' di grinta, un po piu'
di capacita' di coinvolgimento e un po piu' di fiducia nella gente...
Marcella Codini
La Comunita' di
SantEgidio nasce a Roma nel 1968 allindomani del Concilio Vaticano II. Oggi è
un movimento di laici a cui aderiscono piu' di 30.000 persone, impegnato
nellevangelizzazione e della carita' a Roma, in Italia e in piu' di 35 paesi di
diversi continenti. Le differenti comunita', sparse nel mondo, condividono la stessa
spriritualita' che ha i suoi cardini nella preghiera, nella comunicazione del Vangelo,
nella solidarieta' con i poveri, nellecumenismo e nel dialogo.
Tra le sue attivita' a Roma ricordiamo: una mensa per le persone senza
fissa dimora, la scuola Luis Massognon per gli immigrati, una casa di accoglienza per
malati terminali e cronici, il centro "Genti della pace" che distribuisce
settimanalmente cibo, vestiti e medicine a migliaia di poveri, la casa famiglia per
barboni, una casa di accoglienza di bambini abbandanti e malati, una casa alloggio per
anziani, il ristorante "Pane, amore e fantasia" gestito da disabili.
Per informazioni: Comunita' di Sant Egidio, piazza
SantEgidio 3a, 00153 Roma tel. 06/585661, fax 06/5800197, www.santegidio.org; email: