Esperienze di vita

La seconda vita di Enzo

 

All’eta' di 19 anni una pallottola gli trapassa gli incisivi e si conficca nella spina dorsale. Scongiurata la morte, il risveglio porta con sé un lacerante verdetto: tetraplegia. Poi, il viaggio in Germania, l’indipendenza economica, la patente di guida ed il matrimonio con una persona speciale...

Una storia davvero straordinaria quella di Enzo e Lilliana! "L'amore fa cose grandi" si dice spesso con velato cinismo come per rassicurare se stessi e farsi coraggio. Troppo spesso, poi, si contrappongono i sentimenti alla ragione e si liquida sbrigativamente una faccenda che si presenta intrisa di gravi e spaventose problematiche con un sonoro appello alla razionalita'. Ciò accade con una frequenza tale da apparire regola piu' che consolidata quando l'amore bussa alla porta del disabile...

Che il disabile abbia il diritto all'assistenza è concetto acquisito da tempo, che, inoltre, possa (o debba) lavorare si ammetta con parecchie difficolta', nonostante riforme legislative e campagne di sensibilizzazione (a ben guardare, entrambi i concetti derivano talora piu' da una concezione paternalistica piuttosto che da riconoscimento di pari diritti ed opportunita'). A mettere in crisi il "sistema", però - caso piu' unico che raro - è proprio il desiderio di amare! Non parliamo del tenero affetto genitoriale o fraterno, nemmeno della encomiabile dedizione di molti che, percependo uno stimolo interiore a farsi piu' prossimi, volontariamente si donano nella realta' quotidiana, condividendo e facendo proprie sofferenze, ostacoli, ma anche gioie che appartengono ad un mondo in realta' distante. Ci riferiamo, invece, a quell’insopprimibile moto del cuore che spinge un uomo ed una donna a decidere di fondere le loro vite per una piena realizzazione della propria persona. Poesia, tenerezza, coccole, ma anche autentica e travolgente passione... Strano come da un lato, l’attuale societa' non perda occasione per dirigere l’attenzione verso la questione sessuale - troppo spesso con modalita' discutibili e con un’insistenza quasi maniacale - dall’altro, tuttavia, "non si preveda" e quindi difetti in qualche modo un "codice di comportamento" in ordine a quel "fuori-programma" che risulta appunto dall’innamoramento di una persona portatrice di handicap.

La testimonianza di vita, come quella di Enzo e Lilliana, si rivela essere l’arma piu' efficace contro quegli steccati psicologico-culturali eretti per "proteggersi" da una diversita' che fa paura...

Enzo Angeletti nasce nell’agosto del 1963 a Treia, paese della provincia di Macerata, nelle verdi e riposanti campagne marchi- giane. Il padre, Guido, ha una piccola impresa agricola e la mamma Maria si dedica alla casa. Il rapporto figli-genitori (Enzo ha anche una sorella di nome Adriana) è sano ed equilibrato e la vita scorre nella tranquilla ordinarieta' di ogni giorno.

All’eta' di 19 anni, a Bologna, durante il servizio di leva nell’Arma dei Carabinieri, un terribile incidente gli sconvolge l’esistenza: un proiettile accidentalmente esploso da una pistola che un suo amico stava riponendo nella fondina, dopo avergli attraversato il cavo orale, si conficca nella colonna vertebrale. I denti incisivi, che vengono distrutti nella violenza del colpo, deviando la traiettoria del proiettile, gli salvano la vita. I soccorsi giungono immediatamente ed Enzo è trasportato al Bellaria di Bologna dove, però, rimane per breve tempo. Non ricevendo, infatti, cure adeguate viene trasferito al S.Orsola dove in una decina di giorni i medici riescono a risolvere il problema respiratorio, eliminando, così, la dipendenza dal respiratore. Resta però, purtroppo, la tetraplegia, conseguenza della avvenuta lesione midollare all’altezza della quinta e sesta vertebra: Enzo muove ora solo il collo ed in minima parte le braccia.

E’ il 1982 e l’unica struttura italiana ove si pratica la riabilitazione per queste patologie è quella di Monte Catone ad Imola. Alcuni medici del Rizzoli, però, sulla scorta di precedenti esperienze positive, consigliano ad Enzo di recarsi in Germania presso un centro specializzato sito a Badwildungen, 170 km a nord di Francoforte. Le tecniche impiegate sono piu' moderne ed i problemi, pur di natura varia, sono affrontati simultaneamente, in maniera coordinata ed efficiente. I risultati non si fanno attendere e nel giro di tre mesi Enzo può fare ritorno al suo paese. Si tratta adesso di ricostruirsi una vita.

- Come ha inciso l’handicap sul tuo carattere e quali sono state le difficolta' maggiori?

"Il carattere è di fondamentale importanza soprattutto nell’affrontare le disavventure della vita. Io possedevo gia' prima dell’incidente un temperamento vivace e spensierato e per fortuna ho conservato questo atteggiamento anche in seguito. Ho cercato di non lasciarmi andare e di applicarmi con positiva determinazione al recupero della mia persona sotto tutti i profili. Certamente le circostanze e soprattutto le persone care mi hanno enormemente aiutato e questo è essenziale: il contesto in cui vivi ti condiziona e ti spinge a reagire o a lasciarti andare. I miei genitori mi hanno sempre stimolato e spinto ad "uscire dal mio guscio" ed a diventare il piu' possibile autonomo. Persino quando condividevano solo in parte le mie scelte mi hanno sempre appoggiato".

- Sei, quindi, riuscito ad integrarti nella societa'?

"Diciamo subito che, essendo stato l’incidente riconosciuto come dipendente da causa di servizio, ho diritto ad un’ottima pensione e ad un accompagnatore militare a vita. Ciò mi ha regalato l’indipendenza dal punto di vista economico, consentendomi, tra l’altro, di costruire una casa accessibile dotata di ascensore, secondo le mie necessita', e di studiare. Nel 1993, infatti, mi sono trasferito a Tolentino, ove ho vissuto da solo, con l’aiuto di una collaboratrice domestica, per un periodo di cinque anni, al termine dei quali ho conseguito il diploma di maturita' psicosociopedagogica.

Successivamente, mi sono iscritto alla facolta' di sociologia a Roma, ma non ho dato esami poiché nel frattempo ho frequentato e completato un corso di 400 ore organizzato dall’Unione Europea concernente le barriere architettoniche. Assieme ad alcuni partecipanti, poi, ho costituito, divenendone presidente, una cooperativa di servizi chiamata "Nuovo Giorno" la quale fornisce consulenza a vari livelli in materia di barriere sia fisiche che psicologiche ed opera a Potenza Picena, comune con il piu' elevato tasso di disabili in Europa.

Per un certo periodo, inoltre, mi sono impegnato in politica, presentandomi un paio di volte come candidato nelle liste del partito social-democratico alle elezioni per il consiglio comunale di Treia, paese in cui vivo.

Nel 1991 ho anche incominciato a nuotare e ormai da nove anni partecipo ai campionati nazionali di nuoto per disabili, classificandomi ai primi posti..."

- So che sei addirittura riuscito a conseguire la patente di guida...

"Si, è stata una vicenda alquanto complessa, ma dopo ben 10 anni di dure lotte, nel 1993 ho finalmente ottenuto la patente "B" speciale.

La permanenza in Germania mi ha dato l’opportunita' di avere un contatto con una realta' piu' avanzata, che offriva gia' allora, nel 1982, grandi possibilita' ai disabili. Sono dunque rientrato in Italia con una marcia in piu' rispetto a chiunque si trovasse nella mia condizione e non si fosse mosso dal suo paese. Da subito, però, mi sono scontrato con la burocrazia e l’arretratezza culturale quando l’anno successivo, a seguito della consueta visita, mi sono visto rifiutare la tanto sospirata patente. Naturalmente non mi sono dato per vinto ed ho fatto ricorso prima alla Commissione Provinciale, poi alla Commissione Superiore del Ministero dei Trasporti di Ancona, la quale, tuttavia, lo ha respinto, affermando che, qualora l’handicap interessi piu' di due arti, non è possibile rilasciare la patente di guida. Dopo altre varie peripezie, tra cui un ulteriore ricorso al Prefetto e numerosi incontri-scontri con l’ingegnere della motorizzazione civile, al quale ho addirittura consegnato un filmato girato in Germania che dimostrava la concreta possibilita' per me di condurre un veicolo; dopo aver, inoltre, acquistato nel 1992, sempre in Germania, a mie spese, (investendo ben sessantatremilioni!) un furgone Ford Transit realizzato specificamente per disabili gravi, con doppi comandi -così da rendere piu' agevole la scuola guida; dopo quindi aver messo a durissima prova la mia costanza e la mia forza d’animo, si sono decisi, forse per spossatezza, a rilasciarmi la tanto sospirata e sudata patente speciale!"

- Ci puoi illuminare sulla tecnica impiegata per consentirti di guidare?

"Certamente. Premetto che sono completamente autonomo, non ho quindi necessita' neppure dell’aiuto dell’accompagnatore militare. Mediante un telecomando apro in automatico le porte del furgone e faccio scendere la pedana idraulica. Poi con la mia carrozzina elettrica mi posiziono nella zona di guida e con un pulsante la blocco. Il cambio è automatico ed un sistema di leve mi permette di accelerare e di frenare. Il volante, dotato di un servosterzo di 0,5 kg, presenta una "forchetta" che mi consente di girarlo, quindi di guidare il veicolo. Mi pare che anche oggi questo tipo di furgone non si trovi in Italia. Esiste, però, in commercio anche da noi un tipo di Mercedes monovolume classe V costruita con accorgimenti tali da permettere ad un disabile di guidare".

- Poi, è arrivato l’amore...

"Ebbene sì. Galeotta è stata una delle tante gare di nuoto cui ho partecipato, ma, forse, sarebbe bello cedere la parola anche a mia moglie Lilliana..."

- Allora, Lilliana, come è avvenuto questo incontro?

"Veramente gia' prima d’incontrarlo ero molto attratta da Enzo. Si, perché la sua fama di campione di nuoto e di ragazzo eccezionale si era diffusa a tal punto da farlo considerare addirittura un mito! Nel 1995, in occasione di una gara svoltasi a Chieti, ho convinto un istruttore di nuoto a presentarmelo: desideravo conoscerlo a tutti i costi, anche perché avevo sentito parlare del suo magnifico carattere, di come fosse sempre, pur nella sua condizione, sereno e ciò mi faceva una rabbia... volevo conoscere il suo segreto..."

- Anche tu hai un piccolo handicap, mi pare...

"A causa di un parto prematuro - sono nata settimina - ho avuto qualche difficolta'. Sono leggermente spastica, ma non è un problema gravissimo, zoppico solo un pochino. Inoltre, alcune volte, si verificano episodi di carenza di ossigenazione del cervello, problema che oggi si è, per fortuna, affievolito, grazie anche ad un efficace medicinale in spray. Questo fatto, però, ha condizionato in modo pesante la mia vita, nonostante i miei genitori siano due persone fantastiche e mi abbiano accettato ed amato infinitamente da subito. Durante i primi tre anni di scuola elementare sono stata spesso emarginata, addirittura la maestra stessa mi obbligava a sedermi all’ultimo banco per nascondere il mio difetto...

Gli anni successivi, per fortuna, li ho trascorsi presso l’Istituto Santo Stefano di Potenza Picena, una struttura realizzata specificamente per portatori di handicap, dove studiavo e facevo riabilitazione al contempo. Lì sono finalmente riuscita a fare alcune amicizie e posso dire di essermi trovata bene".

- Il fatto di avere queste maggiori difficolta' non ti ha frenato nell’incominciare una storia d’amore con un’altra persona in condizioni di salute ancora piu' gravi delle tue?

" Sinceramente - potra', forse, stupire qualcuno - ma non mi sono mai spaventata all’idea di frequentare e di innamorarmi di una persona disabile. Forse, perché ho vissuto per moltissimi anni a contatto con persone portatrici di handicap e sicuramente perché i miei genitori hanno accolto Enzo affettuosamente, senza farmi il "lavaggio del cervello" per costringermi a lasciarlo. Pensa che Enzo veniva a trovarmi a Pescara - dove abitavo prima di sposarmi - da solo, alla guida del suo furgoncino, tutti i week end. L’intesa tra noi era perfetta. Dopo le prime quattro settimane, mio padre, insospettitosi, mi dice :"Non mi pare che sia solo una semplice amicizia... ti rendi conto di quello a cui stai andando incontro?" "Sì"- ho risposto io - "ma so anche di avere accanto una famiglia meravigliosa che mi aiutera' a superare ogni difficolta'!" Così, dopo quattro anni di fidanzamento, nell’agosto del '99 ci siamo sposati in chiesa. Che gioia!"

- Come trascorre la vostra vita attuale?

"Io mi occupo della casa ed aiuto mio marito nelle piccole necessita' quotidiane. Mi dedico, inoltre, a delle attivita' di volontariato, in particolare frequento l’associazione "Il lume" che si propone, nella veste di centro di ascolto, di offrire un sostegno a persone con difficolta' di varia natura.

Anche Enzo, oltre all’attivita' legata alla cooperativa, si impegna gratuitamente nel sociale, ad esempio è membro del consiglio di amministrazione dell' Anffas in qualita' di rappresentante della Provincia di Macerata..."

- Complimenti davvero! Dopo tutte queste conquiste qual’è, Enzo, il tuo sogno nel cassetto?

"Di progetti ne ho parecchi e cerco sempre nuovi stimoli per vivere ogni giorno in modo diverso e costruttivo. Certamente non posso negare che desiderei avere un figlio... Mia moglie ed io siamo stati confortati a questo proposito da un bravo urologo, il dottor Pesce di Modena, che ci ha istruito su alcune nuove tecniche, tra cui l'elettro stimolazione, la quale consentirebbe, in casi analoghi al nostro e con un grado di probabilita' pari al 90% di avere dei figli".

- Se dovessi fare un bilancio della tua vita?

"Di vite ne ho come vissute due. Immediatamente dopo lo sparo, la mia mente ha ripercorso in pochi minuti gli anni precedenti e devo dire che non ha trovato grandi emozioni, qualcosa che valesse la pena di conservare... Ora, al contrario, la mia vita è ricchisima di gioie perché riesco a gustare proprio tutto, soprattutto le cose semplici che prima nemmeno consideravo. Ammetto che, pur nella disgrazia, sono stato fortunato: ho avuto accanto persone stupende che mi hanno enormemente aiutato. Naturalmente, però, bisogna "lasciarsi aiutare", essere ben predisposti all’incontro con gli altri, ed evitare l’orgoglio che è all’origine delle offese e del ripiegamento su se stessi.

Sì, senza esitare, posso affermare che oggi sono veramente felice!"

Maria Cristina Gallicchio