L'esperienza di Antonio Giulivo mostra
come lenergia e le incredibili risorse di un cuore che ama la vita sono la linfa
essenziale che permette alluomo di non cedere, neppure quando larroganza
sembra avere il sopravvento..
Spesso si sente ripetere che i
giovani non sanno affrontare le difficoltà, che non hanno ideali, né alcuna capacità di
reagire alle avversità della vita. Purtroppo dobbiamo constatare, però, che spessissimo
a sottrarre ogni minimo ostacolo ai ragazzi e ad azzerare la fatica per rendere dolce e
leggera la vita sono proprio gli stessi educatori, in particolare i genitori.
Vi è, poi, chi, in questo contraddittorio mondo, di
problemi e sciagure ne ha fin troppe e sconta pure lindolenza ed il superficiale
disimpegno di una consistente fetta di umanità.
Per parecchio tempo un interrogativo ha assillato la
mia mente: chi sono, oggi, i più deboli ? Riconosco che di categorie svantaggiate ve ne
sono, ahimè, fin troppe, ma sono portata a pensare che sia particolarmente dura la
condizione di chi è costretto, per ragioni di salute, a dipendere in toto dagli altri.
Succede poi che se il malcapitato dimostra di avere
doti rare ed incontestabili ed osa esprimere pareri originali e controcorrente (cosa più
dellonestà e della verità sono maggiormente scomode?) si esige che accetti di
essere "ricondotto alla realtà", se non altro "per riconoscenza"
verso coloro che gli prestano assistenza, o che sia ridotto al silenzio, magari lanciando
messaggi più o meno occulti sul fatto che ci si trova di fronte ad un soggetto con
probabili turbe psichiche...
La storia che ci accingiamo a raccontare vuole
essere una denuncia delle mille croci che un disabile può trovarsi a vivere per
lingiustizia del mondo, ma si pone anche come stimolo alla riflessione sulle
occasioni che offre la vita, qualsiasi vita, anche quella più tragicamente colpita nella
sua essenza... perché, come diceva ironicamente il protagonista, che è, purtroppo,
recentemente scomparso: "anche un sacco di patate può avere un animo"!
L'incidente a 19 anni
Antonio Giulivo nasce a Salerno nel 1954: la sua è
una famiglia numerosa, come spesso quelle del nostro meridione. Diplomatosi come perito
elettronico raggiunge la zia a Milano in cerca di lavoro. Mentre torna a Salerno con un
suo amico per prendere il libretto di lavoro ed altri documenti che gli servono, rimane
vittima di un grave incidente automobilistico in conseguenza del quale riporta una
frattura alla sesta vertebra cervicale che lo rende tetraplegico: incapace, quindi, di
muovere sia le gambe che le braccia.
I primi soccorsi gli vengono prestati a Salerno, ove
rimane per un periodo non lunghissimo; successivamente è trasferito allospedale di
Firenze, poi nel Lazio. Dopo parecchi anni, incomincia un pellegrinaggio tra la varie
unità spinali del Nord Italia, tra le quali ricordiamo: Legnano, Magenta, Passirana ed
infine Sondalo.
L' incontro con Antonello
Allospedale di Magenta incontra Antonello
Carta, giovane a sua volta tetraplegico, con il quale instaura un profondo rapporto di
amicizia. Alcuni anni dopo, nel 1994, i due, che si sono sempre tenuti in contatto
nonostante i trasferimenti da un ospedale allaltro, si ritrovano a condividere una
camera presso la comunità "Ca Luigi" di S.Ambrogio di Varese, un centro
residenziale che accoglie persone medullo-lese che non hanno la possibilità, per problemi
di varia natura, di ritornare a vivere nel proprio contesto familiare.
Antonello (alternandosi assieme ad Anna
Merra-insegnante di yoga ed a Slavica Vasic - infermiera, ex-coordinatrice di Ca
Luigi), è anche la persona che ha assistito Antonio durante il suo ultimo ricovero ed al
momento della sua morte, avvenuta il 5 marzo di questanno presso il reparto di
medicina dellospedale di Circolo di Varese.
"Antonio mi ha colpito da subito per la voglia
di vivere che sprizzava da tutti i pori" -mi dice Antonello, che vado a trovare a
CaLuigi- "ha incominciato a parlarmi dei viaggi che aveva in programma di fare
ed io tra me pensavo: ma dove crede di andare questo matto che è lì incollato al letto
di un ospedale! Era una persona eccezionale: saggio, molto equilibrato, con una forte
volontà e fiducia in se stesso ed unenorme capacità di ascolto per cui lo avevo
soprannomi-nato il "guru"...
Da un ospedale all'altro
Certamente deve avere sofferto moltissimo
-intervengo io- "Si", continua Antonello, "dopo lincidente, che è
avvenuto quando aveva 19 anni, la sua vita è stata un continuo pellegrinaggio tra
ospedali e cliniche private convenzionate, nella continua ed angosciante ricerca di un
luogo dove poter vivere. Sai, i tetraplegici come Antonio e come me non li vuole nessuno:
gli ospedali ti curano alla belle meglio, (salvo casi eccezionali di unità spinali
ben organizzate come a Sondalo), poi, se non disponi di notevoli risorse economiche e devi
affidarti allaiuto statale, ti mettono in qualche ospizio. Lì, per carenza di
soldi, di attrezzature e conoscenze specifiche, ti confinano in un letto e, tra le enormi
sofferenze per le piaghe da decubito e per le infezioni alla vescica, che spessissimo si
traducono in pielonefrite e poi insufficienza renale e per altri malanni collegati alla
paralisi, sei praticamente condannato a morte!"
Caro Lubrano...
Subito il mio pensiero si dirige verso alcuni
scritti di Antonio, tra i quali vi sono lettere allex ministro della sanità
Raffaele Costa ed al giornalista Lubrano: lettere di denuncia della vergognosa condizione
in cui versano moltissime strutture ospedaliere (salvo eccezioni) soprattutto del Sud,
lettere che accennano al sistema di clientelismo e corruzione che incide con ancor
maggiore intensità sulla già tormentata vita dei disabili.
Scriveva Antonio, riferendosi al cambiamento di vita
che la tetraplegia porta con sé:"... Per tutti quelli che si trovano nel Sud, inizia
un calvario dalle mille croci: il genitore o il parente dovrà mettere in atto un lavoro
di persuasione, incominciando dal politico che è la prima via di accesso a questo sistema
così corrotto, che non ha riguardo di chi sei e non si crea alcuno scrupolo, pronto ad
usarti nel modo ad esso conveniente ...Oggi, purtroppo, si pagano ancora dure conseguenze
se non si ha la fortuna di capitare a Magenta, a Legnano o a Passirana..."
Ma Antonio non si preoccupava solamente per se
stesso: il 17 agosto del 1994 scrive al ministro Costa che giustamente si batteva per lo
smascheramento dei falsi invalidi :
"Io sono uno di quei 23.000 "abusivi"
che da oltre 21 anni vive praticamente fra ospedali e cliniche di riabilitazione...
Raramente sono uscito dallospedale, quando, invece, potrei vivere benissimo fuori da
cliniche ed ospedali... Questo è già un motivo fondamentale per capire come far
risparmiare alla sanità: solo per me la sanità italiana risparmierebbe circa 15 milioni
al mese. Le posso assicurare che tanti altri ragazzi o persone di una certa età vivono in
queste condizioni solo perché non possono, come me, fare più ritorno a casa." In
una successiva lettera indirizzata al giornalista Lubrano, poi, Antonio molto
coraggiosamente denuncia la speculazione che viene fatta in alcune cliniche e strutture
ospedaliere "..Io posso elencarLe molte cose di questa cattiva sanità, ad esempio
come si fa a rubare soldi allo Stato legalmente, risultando in regola... Il paziente
raramente riceve cure adeguate al costo reale giornaliero, solo in alcuni reparti le
prestazioni effettive corrispondono alla spesa...tanto i soldi che lo Stato dà agli
ospedali non verranno mai controllati con la dovuta precisione" ed ancora
"corruzione, abusi, speculazioni sono allordine del giorno, ognuno riceve la
sua buona fetta di torta per tenere la bocca chiusa, e là ove qualcuno volesse fare il
Don Chisciotte, Le posso assicurare che in poco tempo, o gli fanno cambiare modo di
ragionare, oppure trovano il modo di sistemarlo definitivamente..."
Sono accuse pesanti ma daltro canto, dobbiamo
considerare che a denunciare un simile scempio è una persona che ha trascorso 27 anni
della sua vita, cioè lintero periodo di tempo tra lincidente automobilistico
e la sua morte, confinato nel letto di un ospedale e che, pertanto, ha avuto modo di
tastare, dal vivo e meglio di chiunque altro, il fragile polso della sanità italiana. Il
fatto maggiormente sconcertante, poi, è che, come scriveva Antonio: "sia da Lei
dr.Lubrano, come dal ministero mi arrivano sempre e solo le ricevute di ritorno!"
Evidentemente il "rospo" aveva ed ha
dimensioni tali da non consentire neppure che se ne parli in una trasmissione "di
denuncia" come quella magistralmente condotta dal dr.Lubrano!
Ci auguriamo che il futuro dimostri il contrario,
magari partendo proprio dalla drammatica esperienza di Antonio.
La passione per la pittura
Per fortuna e per grazia, però, la vita di chiunque
presenta sempre, a patto di saperli cogliere, aspetti positivi. Ed Antonio, con il suo
carattere vivace, pieno di curiosità e ricco di talento, ha saputo e fermamente voluto
apprezzare la bellezza della natura che ci circonda e coltivare innumerevoli interessi. Mi
colpisce la sua vena poetica che si traduce innanzittutto nellattenzione prestata al
particolare, nella delicatezza dei pensieri e sentimenti che emergono dai suoi versi,
intrisi insieme di angoscia e di speranza. Ma lo strumento principe per la comunicazione
con luniverso che lo circonda è il pennello. Artisti si nasce ed Antonio fin
dalladolescenza dimostra una felicissima inclinazione per la pittura.
Dopo lincidente continua a dipingere con
lunico mezzo rimastogli: la bocca, ma non per questo il prezioso fascino delle sue
creazioni si spegne. In un articolo apparso sul periodico "Ruota Libera"
scrive:" La mia mente manifesta il bisogno di ricercare sulla tela ciò che non
riesco a realizzare nella vita: la tranquillità, una serenità interiore... Con amarezza
ho patito il disagio, la burocrazia, lindifferenza della gente, senza possedere la
forza per ribellarmi. Con grande dignità ho atteso e sopportato ogni vicissitudine,
frugando nella mente il ricordo dei momenti piacevoli, nel presagio di non poterli più
vivere... Ho reagito attraverso unattività molto difficile, con il desiderio di
comunicare agli altri la mia forza di vivere, la mia speranza in un mondo nuovo. Ho
coinvolto tutto me stesso in questansia di comunicazione e di dialogo, cercando ogni
volta di trascinare anche gli altri in una corale partecipazione. Ringrazio quanti
paraplegici si sono offerti per reggermi i colori, dovendo, mio malgrado, dipingere con la
bocca, ringrazio i poveri pennelli maltrattati, utili strumenti con la capacità di
parlare al futuro, espressione di sincera fede nelluomo e nel suo avvenire."
Il suo talento è apprezzato in alcune mostre
tenutesi ad Ostia ed anche in queste occasioni Antonio dimostra di possedere una squisita
sensibilità ed unavversione per una pubblicità troppo spesso strumentale: durante
le mostre, se possibile, evita accuratamente di apparire affinché linteresse
dimostrato verso i suoi dipinti non si tramuti, alla sua presenza, in pietismo ed in un
"atto dovuto" per solidarietà e rispetto verso la sua condizione di invalido.
Una persona speciale
Delle sue rare qualità mi parla anche, ancora
visibilmente scossa per la recente scomparsa, Anna Merra, sua insegnante di yoga:
"allinizio, Antonio era molto scettico: quando lho conosciuto, a Ca
Luigi ove lavoravo, aveva lasciato da tempo la fisioterapia e non dimostrava alcun
interesse verso la disciplina che insegno. Aveva quasi perduto la speranza di poter
migliorare. Poi, probabilmente per fare piacere al suo amico Antonello e forse quasi per
una sfida, ha acconsentito ad impegnarsi. Devo dire che non è stato facile: sulle prime
sembrava volermi mettere alla prova, tempestandomi di domande con quel suo acuto spirito
critico tipico del libero pensatore. In seguito, siamo divenuti amici: trascorrevamo molto
tempo a parlare dei più svariati argomenti e tutta la mia famiglia, mio figlio e mio
marito, si sono affezionati a lui. Nel contempo i benefici della pratica dello yoga, un
maggior rilassamento e dominio dellaggressività e, soprattutto, la riattivazione
delle aree respiratorie, cominciavano a farsi sentire: in una recente visita presso
lospedale di Sondalo i controlli sulla capacità respiratoria avevano evidenziato,
con mia notevole soddisfazione, che questa era significativamente aumentata!... Antonio
era davvero una persona speciale, orgoglioso e cocciuto, ma incredibilmente equilibrato e
con radicato senso morale. Pensi che, in tutta confidenza, mi ha reso partecipe di un
fatto che la dice lunga sulla sua onestà. Nel periodo in cui era ricoverato a Roma aveva
stretto un sincero legame damicizia con un ragazzo disabile con il quale condivideva
la stanza. Poco tempo dopo quel giovane morì e sua madre, forse come gesto di affetto e
quasi a compensare il fatto di non poter fare più nulla per suo figlio, ormai defunto,
aveva deciso di fare una donazione a favore di Antonio, il quale, però, si oppose, ancora
una volta non volendo gravare in alcun modo su nessuno, nonostante Dio solo sa quale
bisogno avesse di quei soldi!"
Gli ultimi giorni
Il mio sguardo si posa nuovamente sulla fotografia
di Antonio che Anna mi ha consegnato: non cè dubbio che fosse proprio un bel
ragazzo! Antonello, con gli occhi umidi per la commozione, mi racconta che grazie alle sua
prestanza fisica, alle sue virtù ed al suo modo di fare accattivante era costantemente
attorniato da moltissime donne che instancabili lo corteggiavano...
Poi, con la voce incrinata per il dolore, rievoca
gli ultimi tre giorni di vita dellamico. Tre giorni dinferno per le atroci
sofferenze, dovute in particolare alledema polmonare che gli impediva di respirare.
Tre giorni simbolici, venerdì, sabato e domenica che per il cristiano non possono non
rievocare la drammatica passione di Cristo.
Dallospedale di Varese Antonio se ne sarebbe
andato presto poiché, mi dicono, non si trovava affatto bene. Forse sarebbe partito
nuovamente per Sondalo e poi? A Ca Luigi sarebbe stato impossibile rientrare
poiché, disgraziatamente, la comunità, per problemi economici e di varia natura, è in
procinto di chiudere ed inoltre, il fisico di Antonio era ormai prostrato. Il quadro
clinico non era certamente dei migliori: insufficienza renale cronica da pielonefrite
cronica, cirrosi epatica, probabilmente sviluppatasi in seguito allepatite contratta
mediante contatto con sangue infetto, ascite addominale per cui gli era stata praticata
poco tempo addietro una paracentesi, oltre alla enorme difficoltà nel respirare, per la
presenza di acqua nei polmoni...
I funerali svoltisi nella chiesa di S.Ambrogio,
gremita di amici, medici, infermieri provenienti da tuttItalia sono stati
loccasione per riunire tutte quelle persone - a partire dal cappellano
dellospedale di Magenta giunto per concelebrare - che da Antonio erano rimaste in
qualche modo colpite, desiderose di manifestare lestremo gesto di affetto ad un
amico, ad un artista, ma soprattutto ad un uomo coraggioso che ha portato per ben 27 anni,
scolpiti sulla propria pelle e nel proprio cuore, i terribili segni di una sofferenza
spesso incompresa e sfruttata. Un uomo che ci ha insegnato quale tesoro sia la vita,
qualunque vita, e che non ha mai smesso di lottare contro soprusi ed ingiustizie,
pagandone talora lo scotto in prima persona.
Questa non è la risposta tanto attesa dal ministero
e neppure quella di alcuni giornalisti che bene avrebbero fatto ad attivarsi almeno per
tentare di smuovere burocrazia e coscienze. Nemmeno, purtroppo, può essere la garanzia
che le cose miglioreranno e che le battaglie di Antonio troveranno nellimmediato una
risposta.
Ma nel profondo del cuore sento il dovere morale di
fare un appello a suo nome perché questo suo sacrificio non sia vanificato: non
attendiamo che le disgrazie ci tocchino in prima persona per incominciare ad occuparci dei
problemi: le disavventure di Antonio potrebbero essere le nostre se da subito non
inneschiamo un processo di risanamento delle coscienze e delle strutture, e non è detto
che in tal caso possiederemmo la sua medesima grinta e capacità di amare la vita
nonostante tutto.
Maria Cristina Gallicchio |