Varese

Smantellato il servizio di fisioterapia

Le associazioni dei disabili lanciano l'allarme. Smembrato l'utilissimo servizio di via Rossi: alla Asl è rimasta l'assistenza domiciliare mentre la parte ambulatoriale è stata trasferita all' Ospedale di Circolo con tempi di attesa lunghissimi.


Carlo, Elisa, Cleofe, Fabrizio, Stefano, Luigi sono molti i disabili che dal 1982 hanno come punto di riferimento il servizio di fisiochinesiterapia della Ussl (ora Asl) di Varese.

Proprio nel dicembre del 1982 rientravo a Varese dal centro di riabilitazione di Mulhouse (Francia) e scoprivo la totale mancanza di servizi e strutture rivolte alle persone disabili, senza contare la disastrosa situazione delle barriere architettoniche presenti ad ogni passo.

Il confronto con la città francese a meno 400 km. di distanza era frustrante. Molti giovani come me ritornavano in quegli anni da centri di riabilitazione esteri con la necessità di individuare dei punti di riferimento sul territorio per la fisioterapia, l'assistenza relativa agli ausili quali carrozzine, sollevatori, antidecubiti, sistemi di postura, ma anche per l'adeguamento delle abitazioni e l'incremento dell'autonomia.

Tutti noi ben presto ci siamo rivolti al servizio di fisiochinesiterapia dell'Ussl già presente presso il poliambulatorio di viale Monterosa, chiedendo con forza di ampliare il servizio con interventi domiciliari.

Possiamo affermare, sia come utenti, sia come associazioni (il "Gruppo Aperto" dapprima e poi la Lisdha), di aver partecipato attivamente e con entusiasmo alla costruzione del servizio, seguendo passo per passo la professionalizzazione degli operatori e la sua organizzazione.

Il servizio si è sviluppato negli anni dando risposte alla crescente richiesta di interventi, sia ambulatoriali che domiciliari.

Nel 1987 l'Ussl n.3 ha predisposto una ampia ed attrezzata sede in via Ottorino Rossi con tre palestre e una piscina terapeutica idonea a trattare problemi ortopedici, neurologici, e neurochirurgici: finalmente una struttura attrezzata ed efficiente sul nostro territorio nel campo della riabilitazione funzionale, con competenze anche in materia di consulenza e prescrizione degli ausili.

I principi alla base della organizzazione del servizio, diviso in una sezione domiciliare ed una ambulatoriale, miravano da una parte alla riduzione al minimo indispensabile dell'intervento domiciliare (anche per evitare l'emarginazione), dall'altra a valorizzare l'attività di ambulatorio più organizzata e dotata di strutture e mezzi adeguati, anche come occasione di reintegrazione degli utenti nella vita sociale. Infatti, quando possibile, dopo la prima fase di trattamento domiciliare rivolta all'utente, ma spesso anche alla famiglia, seguiva la fase in ambulatorio.

In quegli anni ci siamo battuti anche per la istituzione del servizio di trasporto speciale a chiamata (Pollicino) che in tutti questi anni ha permesso a centinaia di utenti di accedere direttamente all'ambulatorio.

Per alcuni l'appuntamento di fisioterapia rappresentava l'unica opportunità di uscire dalla propria abitazione e avere un minimo di incontri sociali che, con il tempo, potevano ampliarsi anche ad altri contesti. In pratica prima si impara ad andare a fare fisioterapia e poi si chiama il Pollicino per incontrare gli amici in centro.

L'Asl di Varese ha proceduto in questi mesi ad un graduale smantellamento di questa preziosa realtà. Dal 15 ottobre 1998, infatti, il servizio di fisiochine- siterapia di via O. Rossi, è stato definitivamente diviso e la parte ambulatoriale è stata trasferita all'Ospedale di Circolo. All'Asl è rimasta soltanto la competenza per l'assistenza domiciliare. Questo smembramento incide in modo assolutamente negativo sulle risorse disponibili. Il personale, infatti, è stato diviso secondo criteri ancora sconosciuti e senza aver potuto esprimere alcuna preferenza con grave perdita di un capitale di esperienza difficilmente riproducibile.

Attualmente, nell'ambulatorio dell'Ospedale operano una terapista a tempo pieno, tre terapisti part-time, due massofisioterapisti, quattro ausiliarie a tempo pieno, una ausiliaria part-time e una caposala. Le visite vengono effettuate da due medici, a turno, che sono presenti per poche ore giornaliere. La ridotta presenza dei medici produce tempi d'attesa inaccettabili: circa 2 mesi per le visite e oltre 2 mesi per i trattamenti di chinesiterapia, mentre occorrono 3 mesi per quelli di massoterapia.

La carenza di personale nel servizio ospedaliero ha prodotto un sotto-utilizzo delle strutture ambulatoriali di via O. Rossi, soprattutto della piscina, che risulta quasi inutilizzata nonostante gli ottimi risultati dimostrati negli anni precedenti e pur essendo l'unica struttura di questo tipo presente sul territorio.

E' chiaro che con questi tempi di attesa le persone - con patologie che necessitano di norma di interventi immediati - si rivolgono alle strutture convenzionate che, però, non hanno la competenza e la sensibilità sufficiente a trattare problematiche che spesso richiedono la conoscenza dei soggetti mantenuta negli anni.

È comunque significativo il fatto che nessuna delle persone disabili che un tempo frequentavano il centro di fisioterapia, utilizzando il Pollicino, risulta essere trattata dall'ambulatorio nella gestione oggi affidata all'Ospedale di Circolo.

Nel servizio di riabilitazione domiciliare vi è stata una diminuzione di personale da sette terapiste a tre nella sede di Varese, e da due terapiste ad una in quella di Azzate, mentre è rimasto un solo medico fisiatra.

Cosa ancora più grave è la difficoltà di coordinamento tra le due strutture (Asl e ospedale) quando occorre far passare l'utente dal servizio domiciliare a quello ambulatoriale. Anche in questo caso l'utente che ha terminato il trattamento domiciliare e può accedere a quello ambulatoriale (più organizzato e strutturato) deve mettersi in lista di attesa per alcuni mesi con il rischio di vanificare il lavoro svolto.

Tutte le persone interessate all'esistenza di un servizio di terapia efficiente e competente sul nostro territorio devono far sentire la loro voce e condannare quanto sta accadendo sulla testa dei cittadini e degli stessi operatori.

La competenza di chi sta riorganizzando i servizi è tale che è stata assegnata una nuova sede inaccessibile ai disabili e priva di palestra alla fisioterapia domiciliare (ex dispensario di via B. Luini).

La sensazione di chi è abituato a vedere le manovre di riorganizzazione nella sanità locale è che si stia attuando un sistematico smantellamento della struttura creata solo pochi anni fa in via O. Rossi, buttando via i miliardi spesi per palestre e piscina, al fine di realizzare altri mega-uffici per i burocrati della salute.

Fabrizio Chianelli