La
situazione di partenza è una corsia dospedale dove Nicola, un bambino di quattro
anni abbandonato dai genitori, se ne sta rannicchiato nel letto fuggendo ogni contatto con
il mondo: i suoi occhi non guardano, il suo corpo non vuole essere toccato, il suo
linguaggio esprime solo dolore.
La storia di Nicola da quel momento è raccontata da
Giulia, una donna che lo incontra lì in ospedale, incontra le sue mani, che
miracolosamente le si stringono al collo, incontra la sua voce, nella sola parola che usa
- "mamma" -, e decide di portarlo via con sé anche perché gli addetti ai
lavori hanno definito il bambino è "un grosso carenziato da buttare dalla
finestra" e a quel punto come si può abbandonarlo lì?
E il 1971 e Giulia ha ventiquattro anni. Nel
libro ci racconta la vita di Nicola e insieme la sua, due vite che da quel momento in poi
saranno legate per sempre, comè secondo natura tra genitori e figli e di più. Di
più perché Giulia sarà condannata a chiedere a Nicola "di più" di quel che
si chiede ordinariamente ai figli e Nicola sarà condannato a chiedere a Giulia di più di
quel che si chiede ordinariamente ai genitori essendo che si tratta per Nicola di arrivare
a vivere nel mondo insieme agli altri partendo dalla condizione di chi i primi quattro
anni di vita li ha passati tutto ripiegato su sé stesso in atteggiamento di chiusura ad
ogni stimolo e relazione esterna.
La vita di Nicola e Giulia appare nelle limpide,
asciutte pagine del libro più dolorosa e insieme più gioiosa di come ordinariamente ci
appaiono le vite "comuni".
Più dolorosa, anzitutto. Giulia vivendo il suo
rapporto con Nicola perderà molto, molti degli amici e poi anche il marito e si troverà
a lottare spesso in solitudine con istituzioni e persone ostili alle sue speranze su
Nicola. E anche Nicola soffrirà perché proprio lui che si era chiuso ad un mondo che
percepiva come nemico sarà costretto in ritardo rispetto agli altri e con più fatica ad
aprirsi al mondo, strisciando, incespicando lungo strade che gli altri, i
"normali" sembrano percorrere con nonchalance.
Però è una vita quella di Nicola e di Giulia che
appare nelle pagine del libro anche eccezionalmente gioiosa, perché in essa tutto sembra
acquistare maggior valore dell'ordinario perché frutto di maggiore sforzo e superamento
di abisso. E una vita dove uno sguardo, un sorriso, una parola, un giorno di lavoro
di Nicola possono suscitare in lui e nella madre una gioia senza confronto perché dietro
cè un carico speciale di speranza, d'impegno, di timore e di sofferenza e perché
si tratta di vittoria contro una condizione di quasi non vita che era stata indicata dagli
"esperti" come non superabile.
Tutto nel segno di una tenacia, di una
concentrazione che raramente emergono dalle vite che ci vengono raccontate. O meglio:
spesso ci sono proposte con ammirazione storie di vite senza distrazione, tutte
concentrate su uno scopo, ma per lo più lo scopo è il nulla trattandosi del potere o del
denaro. In questo caso invece l'azione strenua, la concentrazione assoluta sono dedicate
alla costruzione di una vita e lanalogia è, più che con le vite dei
"ricchi" o dei "potenti", con le vite di questi artisti o studiosi che
danno tutto per una grande opera, con la differenza che la storia di Giulia e di Nicola
non è al di là delle possibilità delle persone comuni bensì un possibile esempio per
ogni persona.