Tra le righe

di Ennio Codini

Il secolo che verrà


Si dice che alla fine dell'Ottocento ci fosse grande fiducia nel cuore degli uomini. Fiducia nel progresso tecnico-scientifico e nell'istruzione di massa. Cose che avrebbero dovuto garantire a tutti un nuovo secolo di pace e benessere. Ai disabili, per la verità, non si dedicava particolare attenzione. Ma il vagheggiato progresso non avrebbe dovuto cambiare in meglio anche la loro vita?
Sono passati cento anni. Siamo arrivati alla fine del Novecento. Che bilancio possiamo fare di un secolo che i nostri bisnonni pensavano sarebbe stato il più bello della storia del mondo?
Per i disabili è stato un secolo per certi versi spaventoso. In Germania ed anche altrove sono stati sviluppati piani per sopprimere i disabili e magari sterilizzarli onde 'ripulire' il mondo.
Gran secolo dell'odio e della violenza il Novecento. Con particolare accanimento contro i più deboli, i civili nelle città bombardate come i malati di mente in certi ospedali. E persino le famiglie alla fine del secolo sembrano non farcela più a reggere l'urto di crescenti incomprensioni (i disabili, così come i bambini sono quelli che rischiano di più).
Questo i nostri bisnonni cent'anni fa non l'avevano proprio immaginato. Una fiducia insensata la loro?
Il progresso tecnico-scientifico e l'istruzione di massa ci sono stati. Solo che non hanno portato la pace e la garanzia del rispetto dei più deboli.
Miglioramenti anche per i disabili però, specie in questi ultimi decenni, ci sono stati. Cent'anni fa in Italia per quasi tutti gli handicappati in carrozzina uscire di casa, studiare, lavorare erano sogni. Adesso quasi tutti gli handicappati in carrozzina possono sperare di poter vivere quasi come gli altri.
E il nuovo secolo come sarà?
Si respira un'aria strana.

Apparentemente almeno qui da noi gli ultimi decenni sono stati buoni, anche per i disabili. Ma c'è poca speranza in giro.
Siamo un po' tutti sulla difensiva. L'inno più degno di questo tempo potrebbe iniziare con le parole di Lorenzo il Magnifico: "chi vuol esser lieto sia del doman non v'è certezza".
Il sonno della speranza sembra lasciar spazio ai demoni del Novecento, che non sono morti e ad altri. E le certezze? Qualcuna circola, ma per i disabili e non solo per loro c'è poco da stare allegri. Pensioni? Da tagliare. Lavoro? La competizione si farà sempre più dura. Ambiente? Respiri chi può.
Però non dobbiamo dimenticare che qua e là c'è gente che non demorde. Ci sono donne e uomini, vecchi e giovani, disabili e non, più o meno ottimisti sul nuovo secolo, ma che comunque lavorano per migliorare il mondo. Che si affannano ora dopo ora per capire che cosa è bene e che cosa è male, che cosa è giusto e che cosa è ingiusto e migliorare il mondo, si tratti di rendere un marciapiede accessibile alle carrozzine o di impedire la guerra o di riunire una famiglia...
A occhio non sembrano granché numerosi, ognuno di noi ha l'impressione che su cento persone ce ne siano così non più di quattro o cinque. Magari sono un po' più di quale quello che sembra. Comunque tutti sono invitati a incrociare le dita: che i pochi giusti (ma ce ne sono mai stati tanti?) non mollino.
Se non molleranno chissà magari che il nuovo secolo per i disabili e per tutti sarà migliore delle nostre poche speranze e delle nostre molte angosce.