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Luci e ombre degli interventi nel sociale
Francesco Santanera, Anna Maria Gallo
Volontariato. Trent'anni di esperienze: dalla solidarietà ai diritti
UTET, Torino, 1998, pp.154, L. 19.000.
Il volume di Francesco Santanera e Anna Maria Gallo "Volontariato. Trent'anni
di esperienze: dalla solidarietà ai diritti" è un libro dichiaratamente "di
parte"
In esso si respinge l'atteggiamento - molto
diffuso - che consiste in un generale apologia del volontariato o addirittura in una
generale apologia di un indistinto "terzo settore" costituito dall'insieme del
cosiddetto privato sociale.
Bisogna distinguere, sostengono decisamente
gli autori. Anzitutto, bisogna separare nettamente il volontariato, fondato sulla
gratuità, da altre esperienze di privato sociale comunque caratterizzate dal guadagno
individuale. Poi, bisogna separare nettamente all'interno del volontariato distinguendo le
esperienze di pura assistenza o caratterizzate da mera "integrazione" rispetto
ad un ridursi dell'intervento gestito dalla mano pubblica, da quelle caratterizzate,
invece, dal tentativo di andare alla radice delle condizioni di disagio e dalla costante
pressione sui pubblici poteri perché si assumano le proprie responsabilità.
Queste ultime esperienze - che spesso non
risultano le più apprezzate a livello di istituzioni pubbliche come di mass media - sono
meritevoli, a giudizio degli autori, di una valutazione positiva laddove per le altre,
senza che necessariamente le si debba censurare, bisogna procedere con cautela nel
giudizio perché esiste il pericolo che si ammantino con la prestigiosa veste della
solidarietà, logiche caratterizzate dal fine di potere e di vantaggio individuale e più
in generale esiste il pericolo che esse risultino coerenti con la tendenza ad uno
smantellamento dello stato sociale, con l'abbandono del modello dei "diritti"
per ritornare alla logica della mera "carità" (per non parlare della
possibilità che tali esperienze si affermino solo perché "forti" di un lavoro
sottopagato se non nero).
E' un libro interessante, anche perché
controcorrente in un tempo come questo dove è davvero forte il dogma secondo cui
necessariamente si dovrà andare verso un deciso ridimensionamento dell'intervento
pubblico nei settori della tutela della salute, dell'assistenza, dell'istruzione,
divenendo centrale il ruolo delle "imprese sociali", a priori identificate con
il "bene".
Non sono accettabili posizioni dogmatiche, in
proposito, che paiono simmetriche e parimenti censurabili rispetto a quel che si diceva in
passato, contrapponendo rozzamente ad un mondo del privato caratterizzato da egoismo e
sfruttamento un mondo del pubblico "per natura" caratterizzato dal perseguimento
del bene comune. Ma proprio a tale riguardo si possono, a voler essere severi, proporre
critiche al libro in quanto a sua volta, a tratti, caratterizzato da qualche
semplificazione di troppo.
Forzata risulta, ad esempio, la
contrapposizione tra il volontariato che fa mera assistenza ("consolatorio") e/o
risulta integrativo rispetto al ritrarsi dello stato sociale ("gestionale")
rispetto a quel volontariato "dei diritti" che va alla radice dei problemi e
preme sulle istituzioni. Molte organizzazioni di volontariato fanno l'una e l'altra cosa
e, secondo un dosaggio costantemente variabile, consolano, suppliscono, cercano di
risolvere i problemi, protestano.
E' poi - questione davvero centrale -
l'identificazione di un'area di azione volontaria suppletiva che sarebbe funzionale alle
logiche di mero smantellamento dello stato sociale appare arbitraria finché non si fa - e
nel libro non si fa - lo sforzo di riflettere su che cosa oggi nel nostro paese quanto
all'istruzione, all'assistenza, alla scuola dovrebbe essere gestito dalla mano pubblica. E
qui poi bisognerebbe ulteriormente precisare con quali riferimenti organizzativi: stato,
enti locali, apparati pubblici autonomi ecc. - e che cosa dalla mano privata e come, con
quale sostegno e disciplina pubblica eventualmente (distinguendo anche a questo proposito
operatori che sono decisamente diversi fra loro). Esempio: assistenza domiciliare gli
anziani non autosufficienti: si possono fare tante cose: finanziare con denaro pubblico
statale, o regionale, o dell'ente locale le famiglie, concedere sgravi fiscali, far
intervenire operatori dell'ente locale, finanziare con denaro pubblico cooperative, oppure
organizzazioni di volontariato... E il quadro è ancora semplicistico, perché tra l'altro
bisogna tener conto che certi strumenti sono combinabili fra loro con equilibri molto
vari. E poi se le risorse sono comunque limitate ciò pone anche un problema di priorità
(non si può pensare di dare tutto a tutti).
Davvero a chi conosce la realtà e ha gli
strumenti per riflettere a fondo su di essa si deve chiedere oggi, al di là delle
posizioni di principio, uno sforzo di riflessione su questi temi.
Ennio Codini
E' uscita l'edizione 1999 della Bibliografia Italiana sui disturbi
dell'udito, della vista e del linguaggio
E' stata recentemente pubblicata la 22esima
edizione della Bibliografia Italiana sui disturbi dell'udito, della vista e del
linguaggio. Il volume, curato da Salvatore Lagati del Servizio di Consulenza Pedagogica di
Trento, contiene una dettagliata indicazione di articoli, riviste e associazioni che
affrontano le problematiche del settore.
La Bibliografia può essere richiesta al Servizio di
Consulenza Pedagogica, CP 601, 38100 Trento, tel/fax/DTS: 0461/828693; contributo L.
20.000.
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