Lennesima avventura di una cittadina in sedia a rotelle è cominciata durante le
ultime vacanze di Natale, quando mio papà ed io siamo invitati da amici, che abitano
vicino al Sacro Monte, aVarese, la città in cui viviamo.
Purtroppo, non possiamo usare la nostra macchina,
perché problemi alla schiena di mio papà gli rendono gravoso il mettermi in macchina;
conserviamo le forze solo per le emergenze. Che fare? Chi è disabile sa che bisogna
imparare presto ad affrontare difficoltà ed imprevisti anche nei gesti quotidiani più
semplici; i miei meccanismi cerebrali si mettono in moto, ed ecco, lidea:
utilizziamo i mezzi pubblici, visto che, come annunciato da giornali e TV, Varese, tra le
prime città italiane, si è dotata di autobus accessibili anche ai disabili motori; molti
mezzi, infatti, espongono il simbolo dellaccessibilità, lomino in sedia a
rotelle. La piccola fiamma della speranza si rianima.
Lesperienza mi ha, tuttavia, insegnato, che
fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio: prima di uscire, telefono allufficio
informazioni, dellAzienda varesina trasporti, lente che gestisce il servizio
pubblico.
Mi risponde una persona gentile, cui chiedo se è
possibile per una persona in sedia a rotelle andare da Casbeno, dove abito, a Fogliaro,
dove abitano i nostri amici, utilizzando gli autobus di linea.
- Teoricamente sì - risponde la voce gentile, un
po velata dallimbarazzo - ma sa, gli autisti non sono abituati ad usare la
predella, perché finora non è salito nessun disabile, però a suo rischio, se vuol
provare !?!-
Reagisco grintosamente, come la vita mi ha costretto
a fare, da tempo: - Certo, se a tutti consigliate di non salire, non salirà mai nessuno!
-
Rinunciamo allimpegno, ma mi riprometto di
organizzare una spedizione di prova, cominciando dagli autobus della linea E, la più
frequente e, dicono, la più accessibile.
Lunedì 18 gennaio, una piccola, ma combattiva,
armata Brancaleone, formata da me, mio papà e la mia amica Maria Grazia, parte alla volta
della fermata della E più vicina; lautobus arriva puntuale, porta il distintivo di
accessibilità; lautista, che ci ha già visti fa cenno che la pedana non funziona,
ma ho limpressione che non tenti neanche di metterla in azione. Due ragazzi, senza
che noi chiedessimo nulla, scendono e si offrono di issarmi a bordo, allinizio
resisto: - se scendete prima di me, come farò? -
- Qualcun altro laiuterà -, mi rispondono
dolcemente. Accetto il loro aiuto, lautista dà il suo benestare, si parte. In
vettura, pago il biglietto e mi guardo attorno, emozionata; son quasi trentanni che
non salgo su un autobus, e poi, per chi è quasi sempre in casa e si sposta con la propria
auto, è piacevole essere in mezzo agli altri, ci si sente meno soli.
Riprendo il controllo della situazione, perché il
giro dorizzonte sui miei compagni di viaggio dalletà media elevata, mi
consiglia di scendere intanto che i due ragazzi sono ancora presenti, non vorrei fare un
giro panoramico di Varese, fino allautorimesssa.
Scendiamo, lavventura è già finita.
Larmata Brancaleone torna a casa, mortificata. Qualche giorno dopo, riproviamo con
un autobus della linea B, anchesso "accessibile". Il copione è quasi lo
stesso: questa volta lautista dichiara di non essere stato autorizzato ad azionare
la predella e si offre lui stesso di aiutarmi a salire. Non è il caso.
Lultimo giorno del corso antibarriere
architettoniche (vedi pagine interne) è dedicato ai trasporti e sono presenti i dirigenti
delle Aziende trasporti di Varese e Milano. Intervengo e chiedo lumi. I pareri sono
unanimi: il problema è causato dalla psicosi degli autisti, talmente terrorizzati che la
predella non rientri, che non osano usarla. Mi spiace che non fosse presente una loro
rappresentanza, mi sarebbe piaciuto sentire il loro parere. Va beh! Ingoiamo anche
questo rospo.
Proprio mentre deglutisco le zampette
dellanimale immaginario, il telegiornale svizzero annuncia che le Ferrovie elvetiche
sono nella bufera, perché le carrozze intercity appena acquistate presentano continui
guasti meccanici. Se succede anche alle mitiche ferrovie svizzere... Sospiro, mal comune
mezzo gaudio; riprendo le forze e decido di ritentare la sorte con gli autobus varesini:
chi la dura, la vince.
Laura Belloni