La poesia dei miracoli
Stefano Busti, quarantenne di Cunardo, colpito da sclerosi multipla a metà degli anni ottanta, ha scoperto nella poesia un prezioso strumento di espressione e comunicazione mediante il quale ha trovato anche l'amore. Oggi, pur nelle difficoltà causate dalla malattia, è sereno grazie anche alla delicata ma solida presenza di Simona, la sua ragazza.
Poesia deriva dal verbo greco "poiein" che significa "fare". Essa è l'arte di esprimere in versi esperienze, idee, emozioni, fantasie. Ma è anche la capacità di muovere l'animo umano e di suscitare negli altri emozioni e fantasie diverse. E' un linguaggio universale molto peculiare perché chi legge può abbandonarsi ai versi interpretandoli liberamente, facendoli propri, aderenti al proprio vissuto, caricandoli di significati personali. La poesia è magia: trasfigura la realtà di chi scrive ed è sogno per chi viaggia con il cuore, grazie alla graffiante dolcezza di una sequenza di parole scelte o sgorgate spontaneamente. E' un "fare" mediante parole. In questo senso, la poesia è anche terapia: valvola di sfogo, sublime evasione da una realtà a volte troppo cruda.
- Sono contenta di poterti intervistare, Stefano. So che sei affetto da sclerosi multipla ma non molto di più? quando te ne sei accorto?
«La malattia si è stranamente manifestata molto presto quando ero adolescente. Frequentavo la seconda ragioneria a Luino e stavo bene. Poi, all'improvviso, verso la fine del mese di novembre del 1983, ho avuto una gastroenterite ed altri disturbi quali febbre, vertigini, stanchezza, diplopia (sdoppiamento della vista), vomito. Sono rimasto circa un mese a letto, curato da mio papà, all'epoca medico-chirurgo presso l'ospedale di Cittiglio. Come spesso accade, i sintomi iniziali di questa malattia non erano specifici e quindi la diagnosi risultava particolarmente complicata».
- Poi, cosa è successo?
«Un collega neurologo interpellato da mio padre, sulla base dei soli sintomi riferiti, aveva avanzato l'ipotesi che si potesse trattare di sclerosi a placche. Tuttavia, a fine dicembre, mi sentivo abbastanza bene, quindi mi sono alzato dal letto e sono tornato a scuola. All'epoca, questa malattia era poco conosciuta, i miei sintomi erano gli stessi di altre patologie ed io personalmente non avevo dato molto peso a quella diagnosi?»
- La conferma quando ti è giunta?
«Nell'85 sono stato ricoverato presso il reparto di neurologia dell'ospedale di Gallarate per effettuare un accertamento diagnostico. Mi hanno praticato la lombare e la tac: i risultati, però, erano contrastanti. In seguito, per fare chiarezza, sono stato sottoposto a risonanza magnetica presso la clinica privata S. Pio X a Milano. Il referto cartaceo che mi è giunto a casa, confermava, purtroppo, la presenza della malattia».
- Come è stato l'impatto?
«Lì per lì, non mi sono disperato. A quel tempo, mi sentivo bene, non avevo mai avuto occasione di fare esperienza di questa malattia attraverso l'incontro con altri malati e non mi sono troppo preoccupato delle conseguenze. Nei dieci anni successivi, però, c'è stato un notevole peggioramento e nel 94, superata la mia forte avversità per la sedia a rotelle grazie all'intervento della mia prima ragazza, ho accettato di usare la carrozzina. Tuttavia, ancora oggi, non sono del tutto paralizzato: muovo le mani e le braccia abbastanza bene e riesco a stare in piedi appoggiandomi a persone o aggrappandomi ad oggetti».
- E a scuola, con gli amici?
«Per fortuna, all'inizio, la malattia non era così evidente, né così invalidante. I miei genitori sono stati molto presenti e mi hanno sempre aiutato. Però, nel pieno dell'adolescenza, la consapevolezza di essere ammalato - che riaffiorava nonostante i tentativi di rimozione - ha certamente pesato. La tristezza che mi assaliva, il bisogno di essere apprezzato e di dimostrare che valevo, il desiderio frustrato di vivere una storia d'amore, hanno trovato nella poesia un balsamo prodigioso».
- E' dunque in quel periodo che hai iniziato a comporre poesie?
«Ho incominciato per gioco con un mio compagno di classe: abbiamo scritto una frase per ciascuno e poi per compito a casa ci siamo impegnati a scrivere una poesia. E' così che, nell'aprile del 1984, è nata la mia prima poesia: "Luce del buio"».
LUCE DEL BUIO
"Uno squarcio di luce irraggiungibile?
Una volontà inesistente?
E penso a colui che mai sarò"
(a fianco)
- Decisamente incisiva e sintetica, anche se oggi non mi pare che tu non sia determinato?
«Il carattere si è rafforzato nel tempo, anche se sono sempre stato testardo. Nello stile, mi ha profondamente influenzato il movimento dell'ermetismo ed in particolare Ungaretti. Ad oggi, sono state pubblicate ben cinque raccolte di poesie: "l'Arcolbaleno" 1987- "Il silenzio attorno" 1989- "La porta dei sogni" 1992- "Il vento tra i rami" 1993 ed "In fondo al cuore di quest'uomo" nel 2004. Nel 2003, ho anche inciso un Cd intitolato "Femmina Italiana"che raccoglie alcune mie canzoni. Ho avuto anche l'opportunità di realizzare una decina di spettacoli a Varese e dintorni nei quali alla recitazione di miei componimenti da parte di attori si alternava l'interpretazione delle mie canzoni. Oltre naturalmente alla mia famiglia, devo ringraziare, in particolare, alcuni miei preziosi collaboratori: le cantanti Anna Borriello e Lilli Gregori, gli arrangiatori Riccardo Bricchi e Sante Palumbo e l'attrice di Cunardo Silvia Sartorio. Nel 1989 ho scritto, poi, una sceneggiatura per un film dal titolo "Io con le ragazze ho sempre avuto i miei problemi" che, in futuro, spero di poter vedere rappresentata, anche, previo adattamento, sul palcoscenico di un teatro».
- Invece, ad un certo punto, l'amore è arrivato?
«Sembra una fiaba? nel 2000, sono stato invitato per un'intervista presso la scuola media di Cunardo. Oltre alla pubblicazione di un articolo che mi riguardava sul giornalino della scuola, ho avuto l'immenso privilegio di vedere la mia vita e le mie opere inserite nel programma degli esami di terza media. Ma non è tutto! Durante l'incontro con insegnanti ed alunni, ho conosciuto Simona? si era trasferita a Cunardo da Gallipoli in seguito alla prima nomina nella scuola per l'anno 99/00. Tornata nella sua città per le vacanze estive, mi ha scritto una cartolina che lasciava trasparire, senza ombra di dubbio, il suo interesse per me. Ci siamo sentiti per telefono e con l'inizio del successivo anno scolastico, sono andato a trovarla nella sua abitazione di Cunardo. Verso la fine di settembre, ci siamo fidanzati ed eccoci qui, dopo otto anni, ancora insieme».
- Simona, cosa ti ha colpito di Stefano?
« Le sue battute, come si rapportava con gli altri. Sono stata attratta da lui fin dal primo incontro a scuola. La carrozzina, su cui già allora era costretto, non l'ho mai nemmeno considerata: era come se non ci fosse. E' incredibile, ma ho sempre pensato ad un ragazzo così? e l'ho trovato!»
- Stefano, come trascorri la giornata?
«Alla mattina mi reco all'ospedale di Cittiglio ove sono impiegato presso l'ufficio cartelle cliniche. Per fortuna, posso ancora guidare in autonomia l'automobile; ho solo necessità di qualcuno che mi aiuti a salire e scendere dal mezzo ed a riporvi e prelevare la carrozzina. Nel pomeriggio, al termine del lavoro, mi reco direttamente in auto a prendere Simona a casa ed insieme facciamo delle piccole gite. Se il tempo lo consente, ci rechiamo a Grantola o a Gavirate ove ci sono delle belle piste ciclabili; d'inverno, frequentiamo i centri commerciali di Cuvio, Gavirate e Cocquio Trevisago. Mi piace anche leggere e guardare dei buoni film. Sia io che Simona ci troviamo molto bene al lavoro ed abbiamo intrecciato ottime relazioni amicali. Inoltre, ho la fortuna di avere una bellissima e grande famiglia: per ora, infatti, vivo ancora con i miei genitori e mia nonna materna; sotto di noi abita mio fratello minore Gianmarco che ha due belle bambine Cecilia e Maddalena. L'altro mio fratello, Alessandro, che ha una bimba di nome Valentina, abita a Milano, ma viene spesso a trovarci. Insomma, non si può proprio dire che io soffra di solitudine».
- Quale è il tuo attuale stato di salute?
«In realtà, non ho dolori, la vista è buona e la memoria anche. Solo, non riesco a camminare ed ho qualche difficoltà a muovere gli arti superiori anche a causa del tremore che aumenta, in special modo, quando decido di compiere un gesto: si tratta del "tremore intenzionale". Ti sembrerà incredibile, ma non assumo nessun farmaco. Il decorso della malattia, ora, sembra, per fortuna, quasi invisibile? certo, sono arrabbiato: non riesco a camminare e non capisco il perché di quanto mi è accaduto! So che Dio c'è, cerco le risposte, ma non le trovo? anch'io, come Ungaretti, bramo Dio».
FEDE
"Circondati da cose mortali
Da cose mortali
Nulla vivrà in eterno
Sono con te Ungaretti
Anch'io bramo Dio"
(a fianco)
- Fisioterapia?
«Da due anni, una volta alla settimana, mi reco a Varese, presso il centro Olos di V.le Aguggiari
e pratico feldenkrais, una ginnastica dolce dalla quale traggo rilevanti benefici. Per fortuna, grazie al fatto che sono socio dell'Aism (associazione italiana sclerosi multipla) con la quale il centro è convenzionato, sostengo unicamente un terzo del costo del corso».
- A chi si deve rivolgere chi desiderasse acquistare un tuo libro?
«Purtroppo, per ora, i miei libri non si trovano nelle comuni librerie. Pertanto, chi desiderasse acquistarne uno, può tranquillamente telefonare al seguente cellulare: 335/6841331, oppure recarsi a Varese nella gioielleria "Cose preziose" presso il centro commerciale "Le Corti" ove vengono distribuiti.
Salutiamo e ringraziamo per la disponibilità Stefano e Simona ai quali facciamo i nostri più affettuosi auguri per un futuro davvero speciale, ricco di amore e di poesia!
Maria Cristina Gallicchio
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