Il coraggio di rimettersi in gioco
La riduzione drastica e improvvisa della capacità visiva, specie in età adulta, comporta tantissime difficoltà sia a livello personale che lavorativo. Nonostante il verificarsi di un evento traumatico Antonio Pellizzaro, grazie alle propria volontà e ad una fede profonda e consapevole, ha trovato la forza di reagire e di affermarsi professionalmente attraverso l'apprendimento della tecnica dello shiatsu.
I sacrifici che Antonio ha dovuto affrontare per divenire un operatore di trattamenti shiatsu non sono stati pochi. Gli spostamenti quotidiani a Milano, la necessità di riprendere un percorso di apprendimento sia pratico che teorico, hanno costantemente accompagnato il cammino di formazione intrapreso. Tutt'oggi, Antonio non nasconde le difficoltà che incontra nello spostarsi per poter svolger ei trattamenti anche a Cantello oltre che a Golasecca, dove risiede con la moglie e il figlio, ma ha le idee chiare sui motivi che sono stati alla base della sua scelta lavorativa e sull'importanza che la tecnica dello shiatsu potrebbe avere nel consentire un'ulteriore possibilità di inserimento a favore dei minorati della vista.
- Antonio cosa l'ha spinta a intraprendere l'esperienza professionale come operatore di trattamenti shiatsu?
«Il motivo principale che mi ha spinto ad intraprendere questa strada è lo spunto derivato dalla perdita della vista. Mi sono chiesto cosa mi sarebbe piaciuto fare e mi sono orientato verso un'attività che desse particolare importanza alla relazione con la persona.
Da ragazzo ho iniziato a lavorare come attrezzista ed ero soddisfatto. Intorno ai venticinque anni è nato in me il desiderio di svolgere una professione che fosse maggiormente rivolta al sociale. Ho intrapreso degli studi che mi hanno condotto al conseguimento della qualifica di operatore di comunità. La perdita successiva della vista, in seguito ad una retinite bilaterale, mi ha indotto a ripensare nuovamente la mia attività lavorativa.
Si sono prospettate due possibilità: andare a Firenze per frequentare il corso di fisioterapia per ciechi o scegliere un'altra via come poi ho effettivamente fatto».
- Quali tipi di corsi ha frequentato per apprendere la tecnica necessaria?
«Nel 2001 ho frequentato a Milano un corso intensivo promosso dalla Regione ed organizzato dall'Accademia Italiana Shiatsu-do riservato ai disabili visivi e non che mi ha consentito di ottenere il diploma di operatore shiatsu. Successivamente ho frequentato dei corsi di aggiornamento».
- Come si definisce lo shiatsu?
«Lo shiatsu è una digito pressione eseguita al fine di raggiungere un naturale processo di autoguarigione connesso al generale miglioramento della vitalità. Genera una miglior qualità della vita qualsiasi sia l'età, la condizione e lo stato di benessere/disagio dei soggetti coinvolti».
- Lo shiatsu in Italia è considerato un rimedio medico?
«No, non c'è alcun riconoscimento in questo senso. Lo shiatsu non è una terapia alternativa, non è una medicina non convenzionale, non è un massaggio terapeutico, sportivo od estetico».
- Come si svolge in pratica il trattamento?
«Da subito cerco di creare le condizioni ottimali perché la persona che si sottopone al trattamento si senta il più possibile a proprio agio. Un elemento che per alcuni favorisce ulteriormente la propria tranquillità è costituito dal fatto che, di norma, non è necessario che la persona tolga i propri abiti. E' sufficiente indossare vestiti che non creino costrizioni.
Generalmente i trattamenti shiatsu avvengono su specifici materassini posti al suolo. Personalmente ho scelto di effettuare i trattamenti utilizzando un lettino su cui ci si può sdraiare comodamente».
- Quali sono le maggiori difficoltà che ha incontrato nella Sua esperienza?
«È importante utilizzare al meglio la propria sensibilità per creare un'intesa fra l'operatore e la persona seguita, fra ciò che la persona desidera e quello che si è pronti a dare. Trovare un equilibrio in questo senso è davvero impegnativo ma altrettanto gratificante».
- E le maggiori soddisfazioni?
«Sono soddisfatto nel momento in cui capisco che la persona coinvolta nei trattamenti ha tratto del beneficio. Ritengo che sia fondamentale cercare di aiutare gli altri a raggiungere un equilibrio psico-fisico che consenta loro di meglio affrontare la vita di tutti i giorni».
- Esiste al momento un albo di operatori shiatsu?
«Per il momento no. Non esiste uno specifico albo professionale. In teoria chiunque potrebbe improvvisarsi come operatore di trattamenti shiatsu. La Regione Lombardia rilascia degli attestati. Questo rappresenta sicuramente un buon segnale che fa sperare in una prossima regolamentazione del settore».
- Pensa che lo shiatsu possa rappresentare uno sbocco professionale adatto per i disabili visivi?
«Certamente, una maggiore sensibilità tattile, prerogativa di chi soffre di problemi alla vista, può rappresentare sicuramente un vantaggio. Rimane comunque ferma la necessità che l'operatore in prima persona dimostri buone condizioni fisiche e una giusta disciplina mentale e comportamentale».
- A suo parere potrebbe essere auspicabile un inserimento lavorativo preferenziale per minorati della vista che svolgono la sua professione?
«Questa eventualità rappresenterebbe un grande passo in avanti per aiutare un numero crescente di disabili visivi che ne abbiano la capacità e la predisposizione a entrare stabilmente nel mondo del lavoro. Punto irrinunciabile a tutela degli utenti e delle professionalità più valide sarebbe comunque la predisposizione di prove di esame con inserimento in particolari liste che legittimano all'assunzione attraverso la struttura del collocamento».
- Questo tipo di corsia preferenziale dove sarebbe a Suo parere maggiormente praticabile?
«Le strutture ospedaliere rappresenterebbero sicuramente una via di ingresso privilegiata per uno sbocco lavorativo di questo genere. Per quel che mi risulta sono in corso alcuni esperimenti in tal senso nell'area del milanese. Non è neppure da sottovalutare l'importanza che anche alcune strutture private come le palestre e i centri benessere potrebbero apportare per l'affermarsi di una nuova figura professionale come l'operatore shiatsu. Per chi come me preferisce gestire in maniera molto personale il rapporto con i clienti rimane primaria la scelta di lavorare come libero professionista. L'esempio della Cina in cui gli operatori shiatsu non vedenti sono privilegiati dal punto di vista delle assunzioni potrebbe essere molto significativo per l'adozione di misure simili anche in Italia».
- Se la sente di tirare le somme dell'attività finora svolta e di lanciare un messaggio di speranza a tutti i nostri lettori?
«Il mio personale bilancio è decisamente positivo. Nel corso di questi anni mi sono notevolmente arricchito sia dal punto di vista esperienziale che da quello umano.
Il contatto costante e non superficiale con le persone mi ha fatto crescere notevolmente, stimolandomi spesso ad effettuare cambiamenti ed adattamenti.
Si tratta certamente di una professione impegnativa ed estremamente "variabile", almeno tanto quanto le persone che sinora ho incontrato. Insomma non c'è davvero il tempo di annoiarsi.
Mi sento di esprimere un messaggio di speranza dettato dalla possibilità di cambiamento presente in ciascuno di noi che ci consente di affrontare e spesso "ribaltare" anche situazioni di stallo prolungate o periodi di grosse fatiche e sofferenze.
L'incontro positivo con l'altro ci migliora e ci trasforma sempre».
Davide Orazi
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