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Non temere
"Dio non ci ha dato uno spirito di timidezza ma di forza, di amore e di saggezza" ( 2Tm 1, 7)

Ci sono tante cose che si possono temere, ma ciò che più mi spaventa è proprio la paura.
Sì, perché la paura ti paralizza, ti taglia le gambe. Ti impedisce anche di fare il bene che vorresti perché fa sembrare insormontabili problemi che, al contrario, sono superabilissimi.
Provate a chiedervi se avete paura e di che cosa. Del futuro, della morte, delle malattie, di fallire, di essere incompresi, di non avere più soldi, del male che altri possono farvi, di essere abbandonati, di vedere le persone care morire?.
Quanti motivi di paura possiamo trovare nella nostra vita. E basta il pensiero di solo uno di questi per toglierci la pace. Non ci vuole nulla a dare un gran peso alle nostre paure e a sentirsi costantemente minacciati. Di solito le piccole o grandi paure si svegliano con noi la mattina e ci danno la buona notte alla sera. Nei momenti di maggiore debolezza bussano più forte, alzano la voce. Quando poi una paura si avvera, le altre acquistano ancora più potere, perché ci convinciamo nel nostro intimo che anch'esse si realizzeranno.
Ma vale la pena lasciarsi triturare dai nostri timori? Vale la pena pensare: "Potrebbe succedere questo?", quando di quello che avverrà conosciamo poco o nulla? Noi il futuro possiamo immaginarlo, progettarlo, possiamo iniziare a costruirlo, ma in ogni caso avrà sempre un notevole numero di incognite.
Non siamo padroni di nulla ma non possiamo permettere alla paura di essere nostra padrona!
Qualcuno l'ha definita come l'evanescente nebbiolina del mattino: è fatta di "niente", è inconsistente, ma per un po' ci fa vedere meno bene.
Ci sono timori realistici, più che comprensibili: una mamma che si preoccupa dei figli, una persona che teme per il suo posto di lavoro, un ammalato che scopre di peggiorare di giorno in giorno?
Ma ci sono anche paure "fantasma", quelle che nascono dalle nostre insicurezze inconsce, da quelle zone buie che trovano le loro radici nel nostro passato.
Queste intime fragilità parlano spesso proprio con la voce della paura: paura di tutto quello che potrebbe succederci ma che non ha nel presente agganci realistici. Ad esempio perché continuare preoccuparmi della salute se per ora sto abbastanza bene e non ho particolari campanelli di allarme? I normali controlli vanno bene ma poi non posso diventare schiavo di questo timore. Oppure perché pensare con ansia a cosa diventeranno e a come saranno i nostri figli? Nessuno ha in mano la vita e le scelte altrui, io posso solo fare del mio meglio oggi per dare l'amore e l'educazione necessari.
La paura può anche diventare un alibi: con la scusa di quello che potrebbe succedere, non faccio più nulla, non rischio, mi chiudo nel mio piccolo mondo che però sarà sempre più abitato da questa "nebbiolina".
In altri casi sotto sotto c'è forse uno strano senso di "onnipotenza". Mi spiego con due domande. Davvero credo che quello che penso si avvererà, in quel modo e con quelle caratteristiche? Davvero sono così certo delle mie previsioni?
Persone che erano sicure di crollare con la morte di un familiare, si sono invece scoperte ancora in piedi, perché erano intervenute delle "variabili" imprevedibili che le avevano in qualche modo sostenute ( anche se non avevano certo tolto il dolore delle perdita).
Facciamo allora silenzio dentro noi stessi, lasciamo emergere le nostre paure: quali sono, come mi condizionano, hanno un reale motivo di esserci, perché gli do tanta importanza, quali sono le mie insicurezze?
C'è una via maestra per iniziare ad affrontare la paura: fidarsi. Chi crede può pregare come Gesù: "Nelle tue mani, Signore, affido la mia vita". Consegnare nelle Sue mani tutto, veramente tutto, e farlo ogni giorno, aiuta a liberarci dai nostri timori o almeno a conviverci con più serenità. Vivremo, lavoreremo, ci impegneremo come sempre, senza sfuggire alle nostre responsabilità, ma con una maggiore libertà interiore. Perché Dio è più grande di noi e di tutto quello che possiamo immaginare.

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