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Beata solitudo?


Come imparare a "gustare" i momenti di silenzio
e solitudine che la vita ci offre

Anche se siamo ormai entrati nella primavera e il sole inizia a farsi vivo con più insistenza, vorrei condividere con voi alcune riflessioni che le abbondanti nevicate invernali mi hanno suggerito.
Nonostante i tanti disagi che porta con sé, ho sempre accolto con gioia la neve.
Forse perché negli anni di vita trascorsi a Roma ne ho sentito la mancanza o forse perché, dove ora abito, gli alberi e i tetti vestiti di bianco mi riportano alle atmosfere dell'infanzia.
Abbiamo molto da imparare dalla neve: il cadere lento dei fiocchi che si oppone alla frenesia del nostro andare, l'incedere dei passi che è costretto a rallentare così come il muoversi delle automobili, ci portano ad una consapevolezza nuova. Il tempo sembra rivelarsi nella sua vera essenza: è lui al nostro servizio e non noi al suo, ed esso ci appare come un dono da imparare a gestire. Siamo molto abili a riempire le ore e i minuti di tanti pensieri, attività, incontri, relazioni, proiettati sempre fuori di noi e in corsa verso un fine che spesso nemmeno conosciamo. Siamo così impegnati a non sprecare tempo che perdiamo una delle ricchezze che il tempo stesso ci può elargire, quando rispettiamo ritmi umani di esistenza: l'habitare secum. E' vero: non sappiamo più abitare con noi stessi e in noi stessi. Sfuggiamo il silenzio e la solitudine quasi fossero la nuova peste. Da vigliacchi scappiamo e ci rifugiamo nelle mille e una cosa da fare, perché temiamo ciò che il silenzio può rivelarci di noi. La neve a questo punto si dimostra nostra alleata perché crea il silenzio per le strade, costringe a rimandare gli impegni, ci chiude nelle case. Quando è abbondante poi, fa anche saltare la luce cosicché non possiamo più stordirci con la televisione, la radio o lo stereo. Essa ci porta nella solitudine. All'inizio il trovarsi soli è doloroso e immediatamente si cercano tutte le possibili scorciatoie per eludere la situazione: una telefonata all'amico, un giornale da leggere, una visita alla vicina? Ma se si ha il coraggio di fermarsi, allora si apre una porta che ci introduce nella dimensione più dimenticata: il nostro io. Abbiamo un'occasione unica per riscoprire la nostra dignità ed unicità, così spesso annullate tra la folla o il gruppo. Abbiamo la possibilità di affrontare i nostri fantasmi, unico modo poi per potersene liberare. Abbiamo una palestra unica nel suo genere, per imparare a conoscerci, ad accettarci, a volerci bene per aprirci anche, con libertà nuova, al voler bene. Qualcuno ha definito la solitudine il crogiuolo dell'amore e delle grandi realizzazioni umane. Simone Weil a sua volta affermava: "Preserva la tua solitudine. Se mai verrà il giorno in cui ti sarà dato un vero affetto, non ci sarà contrasto tra la solitudine interiore e l'amicizia; anzi, proprio da questo segno infallibile la riconoscerai".

Nonostante questo la esperienza ci dice che i tempi di solitudine, soprattutto quando sono prolungati, corrodono, disperdono, annullano. Come mai? Perché spesso viviamo una solitudine imposta, un isolamento dovuto a situazioni immutabili, a volontà di altri o anche a certi nostri complessi. La subiamo e di conseguenza la rifiutiamo. In questo caso qual'è il nostro margine di azione? Visto che ci è stata in qualche modo "data", possiamo sceglierla. In altri termini non vederla più, quando si propone, come nemica ma come opportunità, cambiare il nostro atteggiamento nei suoi confronti per cercare, tramite essa, di calare in certe profondità del nostro intimo, che altrimenti ci rimarrebbero sconosciute. Non si tratta di diventare eremiti. Abbiamo bisogno di relazioni altrimenti la nostra energia vitale si esaurisce. Si tratta invece di imparare a gestire il trovarci soli, nonostante la fatica che comporta.
Sembra un paradosso, ma la solitudine non può essere lasciata sola: va accompagnata dalla riflessione (che non è un mero ripiegamento su se stessi, carico di pensieri negativi), da parole ricche di sostanza, che "parlano" al cuore, e per il credente, anche e soprattutto dalla preghiera, che è il dialogo sincero con Dio. Se impariamo a gustare la nostra intimità, acquisteremo un equilibrio interiore nuovo e sapremo vivere le tante relazioni ed i numerosi impegni senza cadere nella dispersione, nell'agitazione o nella superficialità.

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