E una stupenda
giornata di marzo, il cielo terso, di un azzurro smagliante, esalta per contrasto il verde
maturo dei pini che affollano la collina dirimpetto alla mia abitazione; quasi assordante,
mi giunge il saluto degli uccellini che, in un tripudio di gioia, festeggiano una
primavera decisamente in anticipo. Mentre ripenso distrattamente alla sciata in montagna
cui ho dovuto rinunciare, memore del giusto richiamo alla puntualita' appena giuntomi dal
mio direttore in attesa del presente articolo, mi tuffo tra i miei molti appunti e ricordi
nel tentativo di mettervi ordine e rendere così il lettore maggiormente partecipe di
questa esperienza a dir poco incredibile...
Dire che i limiti "limitano", affermazione
che secondo le ferree leggi scientifiche sarebbe quantomeno ridontante, mi è sempre meno
facile da asserire, soprattutto da quando collaboro con il Lisdha News.
Questa volta, penso però che sara' piu' complesso
porre delle domande e soprattutto ottenere delle risposte dal momento che Alberto non ha
la possibilita' né di camminare né di parlare e si esprime attraverso la tastiera di un
computer.
Per fissare lappuntamento mi metto in contatto
telefonico con Giorgio, giovane e simpatico avvocato, che si offre di fare da
intermediario. Dopo qualche difficolta' nel reperire la via Don Zini di Tradate (Va),
finalmente giungo a destinazione, parcheggiando lauto in uno di quei vecchi cortili
di case a ringhiera che, se non si conoscono, passano del tutto inosservati.
Qualche istante per le presentazioni e subito mi
trovo nella stanza di Alberto. Sulla sedia di fronte a me sta un uomo molto magro e
piccolo di statura: dal centro della fronte sporge una corta bacchetta, assicurata con una
fibia di colore nero che fa il giro del capo, le braccia irrigidite lungo i fianchi e le
mani chiuse e ritorte verso lesterno sono quasi prive di funzionalita'.
Distaccandosi per un attimo dal computer, mi guarda con fare curioso e subito si sforza di
comunicare, ma dalle sue labbra non esce che qualche suono a me incomprensibile... allora
rapido, come chi non ha da perder tempo, agita la bacchetta sulla tastiera per comporre il
suo saluto. Giorgio, calmo ed evidentemente a suo agio, gli si siede vicino e gli porge un
foglio plastificato (sul quale in seguito scorgo la riproduzione della tastiera)
permettendogli, in tal modo, di esprimersi senza lausilio del computer.
Lì per lì, come spesso accade quando ci si trova
davanti al dolore, vengo colta da un forte imbarazzo e mille dubbi su come condurre
lintervista mi assalgono, ma subito mi dico che sussistono sempre delle abilita'
residue da utilizzare e se cè la buona volonta' bastano poche parole parlate o
scritte per capirsi. Per fortuna, però, Alberto, ha pensato a mettere una parte della sua
vita nero su bianco e così, rassicurata dalla presenza di questa autobiografia, mi
rilasso e comincio ad osservare tuttattorno.
Nella angusta cameretta domina una insolita sedia a
rotelle, dotata di ruote anteriori e volante con la quale Alberto si muove per casa. La
parete piu' ampia è occupata da un impianto hi-fi che presenta un tasto quasi al livello
del pavimento per laccensione "a mezzo piede", opera del defunto papa' di
Alberto, tecnico-riparatore di Tv ed esperto di impianti di varia natura. Le fa da cornice
una moltitudine di cassette di musica leggera. Poi, il mio occhio è calamitato da una
grande e luminosa fotografia che ritrae Alberto in compagnia del Papa e dellattuale
vicario episcopale di Varese, monsignor Marco Ferrari, fotografia che chiedo
allistante di "sequestare" a beneficio dei lettori del Lisdha News.
Mentre Giorgio ed Alberto trafficano con il Pc per
trasferire su dischetto lautobiografia, scambio due parole con la signora Salvato,
la mamma di Alberto. E una dolce "donnina" sulla sessantina che da subito
mi colpisce per lespressione serena nonostante tutto. Mentre si affanna tra le tante
fotografie per trovare, su mia richiesta, le piu' belle e significative, mi racconta
brevemente laccaduto.
La sua era stata una gravidanza come tante altre e
si profilava allorizzonte un parto tranquillo ed ordinario. Invece, a causa di un
tragico errore, il bambino rimase "così come oggi si presenta", e cioè: muto e
pressoché paralizzato. In seguito al tragico episodio, i genitori, sconvolti, fecero
visitare da piu' esperti il loro bambino nella speranza di ottenere un qualche
miglioramento, riportando, purtroppo, in ogni occasione parere negativo. Non solo, ma,
secondo lavviso di un medico, si presentavano chiaramente, nel caso particolare, gli
estremi per sporgere denuncia alla procura della Repubblica! I genitori di Alberto, però,
gia' abbastanza provati per la sofferenza, decisero di non far alcun ricorso per evitare
di aggiungere altro strazio e comunque, in seguito, si apprese che tutto
lincartamento riguardante il parto in questione era stranamente andato perduto... A
tuttoggi perciò non si conosce neppure il nome del male o della causa specifica che
inchioda Alberto su una sedia, costringendolo ad esprimersi unicamente attraverso il
computer!
Negli anni successivi, non potendo frequentare la
scuola come ogni altro bambino a causa del suo handicap, e, come scrive lui, essendo stato
trattato male in un istituto dove il padre laveva portato per essere educato,
Alberto rimane in casa conoscendo solo laffetto dei genitori e di qualche parente e
scoprendo le bellezze della natura durante le vacanze estive trascorse a Pontremoli, in
Toscana, quando si reca a trovare la nonna. Fortunatamente verso i quattordici anni si
accorge che esiste anche fuori dal contesto familiare qualcuno che gli "vuole
bene": la vigilia di Natale del 1973 Marco Ballarini, in seguito "don
Marco", lo va a trovare per la prima volta con un gruppo di ragazzi
delloratorio, offrendo così ad Alberto la possibilita' di uscire dal suo guscio e
di far qualche amicizia.
Purtroppo ha lopportunita' di imparare a
leggere ed a scrivere solo verso i diciottanni grazie al piu' che prezioso
intervento di volontari che, alternandosi al suo fianco, cercano di supplire alle enormi
lacune causate da un sistema scolastico del tutto inadeguato; contemporaneamente Alberto
comincia a coltivare linteresse per la musica: dapprima, non conoscendo le note,
suona utilizzando un sistema basato sui numeri, poi si impegna al massimo ed impara a
leggere le note ed a suonare lorgano digitando i tasti con il naso! Di questa
scoperta dice "... avevo capito che la musica mi appassionava, faceva parte di me,
attraverso di lei riuscivo a provare nuove sensazioni, mi sentivo parte del mondo!"
Nonostante le difficolta', Alberto che è un ragazzo
molto intelligente e spiritoso, oltre che dotato di una volonta' ferrea, continua nei suoi
progressi e nel 1981, appoggiato da don Antonio Barone, a quel tempo parroco di Tradate,
presta la propria collaborazione per Tele Radio Tradate, la radio della Parrocchia, per la
quale prepara le scalette dei programmi. Nello stesso periodo incomincia a frequentare
lAnaconda di Varese, cooperativa che dagli anni Ottanta è impagabile riferimento
per leducazione e la riabilitazione di ragazzi con handicap psico-fisici gravi e
gravissimi e riesce a trovare un ambiente accogliente in cui praticare ginnastica, nuoto
ed essere seguito da un insegnante. Sempre all'interno dellAnaconda conosce il
movimento di Comunione e Liberazione, cui in seguito aderisce, e sperimenta la prima
vacanza senza i genitori.
Alla fine degli anni Ottanta, partendo dalle proprie
esigenze, ed incoraggiato da due sacerdoti, concepisce lidea di formare un gruppo
che abbia per scopo quello di organizzare vacanze accessibili a disabili, ma che lo faccia
in un clima di amicizia e non solo di volontariato: nasce, così, con la collaborazione di
giovani appartenenti alla cooperativa S. Carlo di Tradate, il gruppo denominato
"Katimavik" che attualmente conta piu' di quaranta membri. Si prende spunto dal
termine eschimese che significa "Luogo permanente di incontro e di amicizia" e
che si riferisce alligloo piu' grande ove si riunisce tutto il villaggio, per
sottolineare la costante che non deve mai mancare in questi periodi di vacanza trascorsi
insieme: lamicizia appunto. Lidea è vincente ed i risultati non tardano, ma
il frutto piu' importante che Alberto riceve da questa esperienza, dallincontro,
cioè, con persone disponibili a mettersi veramente in gioco, ad offrire non solo il
proprio tempo libero, ma soprattutto un angolo del proprio cuore è la fede in Dio. Ecco
come Alberto ci presenta il Katimavik:" ..siamo dei ragazzi che sincontrano per
stare insieme in amicizia, mettendo al centro del gruppo Gesu', come amico piu' grande di
tutti, che ci fa comprendere come tra noi non è importante chi è piu' abile,
intelligente o veloce, perché siamo tutti uguali davanti a Lui".
Quante volte si constata sorprendentemente che
iniziative felicemente tradottesi in realta' - in una realta' che di esse aveva dunque
bisogno - sono partite da persone semplici, magari con grosse difficolta', che traendo
spunto da una necessita' propria hanno dato una risposta concreta e ben studiata ad un
intero universo di persone nelle stesse condizioni. E dire che spesso chi sta meglio di
salute teme di muovere pochi passi per operare qualche cambiamento qui e la' nella propria
vita! Ma forse sono le emergenze che producono il meglio...
In ogni caso, Alberto non si è fermato qui: verso i
trentanni, dopo vario tempo dedicato allo studio della musica, scrive il testo della
sua prima canzone che si intitola "Solo amicizia". Il messaggio, come scrive lui
stesso, vuole essere questo: "Ho scritto questa canzone per dire alle ragazze che si
sono allontanate da me, dopo avermi conosciuto e frequentato, che mi avevano frainteso,
che da loro io volevo soltanto amicizia ed affetto, non mi bastava laffetto dei
genitori..." Fatto sta che la canzone è stata apprezzata in modo particolare da una
ragazza ed è nata, così, quellamicizia da tempo desiderata. Lattivita' di
compositore prosegue ed Alberto sforna altri tre testi di canzoni: "Dipingiti di
blue", "Io e voi" e "Sogno", dedicandosi in un caso anche alla
stesura della parte musicale. Queste canzoni sono oggi racchiuse in due audio-cassette,
realizzate con la collaborazione di altri musicisti e cantanti, fra cui il suo amico
Emanuele, e si possono acquistare con una semplice telefonata al numero 0331/841209,
essendo Alberto regolarmente iscritto alla Siae.
Nel 1994 Alberto viene eletto membro del consiglio
pastorale di Tradate e grazie allUnitalsi ha lopportunita' di partecipare ad
alcuni pellegrinaggi ad Assisi, Lourdes e, due anni dopo, a Roma, dove riesce ad
incontrare di persona il Papa. Nello stesso anno, accompagnato dal suo grande amico Marco
Perron, si reca addirittura nella Bosnia straziata dalle lotte intestine, viaggiando su un
camion che trasporta generi di varia natura quale aiuto per i civili affamati e senza
tetto.
Il 1997 porta con sé, purtroppo, un evento
drammatico: il papa' di Alberto, gia' gravemente malato di cuore, muore di infarto,
lasciando un grande vuoto nella famiglia, sia sotto il profilo affettivo sia dal punto di
vista dellaiuto concreto, aiuto che in queste circostanze è quantomai
indispensabile. Scrive Alberto:" Non ero in casa quando è accaduto, comunque me lo
aspettavo perché (mio padre) era molto malato ed avevo paura... grazie a Dio adesso sono
sereno: un mese e mezzo prima della sua morte sono entrato a far parte di una fraternita'
di Cl e penso a questa come ad una famiglia..."
Quattro anni orsono Alberto ha festeggiato i 21 anni
di carriera musicale organizzando presso loratorio di Tradate uno spettacolo comico
in cui, grazie a due simpatici presentatori, alle sue canzoni si sono alternate gag
esilaranti: è stato un successone! Comprendo anche che gli piacerebbe essere invitato a
riproporre il suo spettacolo e comunque a suonare le sue canzoni in altre citta' ed in
altri contesti, come ricoveri per anziani e centri per disabili e non invece, come scrive
lui, "partecipare a grossi spettacoli dove la maggior parte della gente vedrebbe
solamente il mio handicap". Mi chiede anche di far sapere, tramite il giornale, che
nonostante ora sappia leggere e scrivere, avrebbe necessita' di fare esercizio e di
progredire nelle sue capacita' e sarebbe felicissimo se qualche persona di buona volonta'
offrisse, nei limiti delle proprie possibilita', il suo aiuto.
Per il resto Alberto se la cava come può: trascorre
la sua giornata per la maggior parte davanti al computer, unico mezzo che lo lega al mondo
sia per comunicare sia per apprendere; di quando in quando guarda la televisione, per la
quale, in ogni caso, non ha una passione sfrenata. Alla sera talvolta esce in compagnia di
Giorgio, degli amici di Cl o del Katimavic. La signora Salvato, purtroppo, non è piu'
giovanissima e si può dire che accudisca il figlio quasi esclusivamente grazie alle
proprie forze, a parte, fortunatamente, lintervento di Pietro, cugino di Alberto, e
della sua famiglia, per alcune varie commissioni. Mentre mi accenna al suo sogno di
acquistare lappartamento di proprieta' della Parrocchia in cui vivono lei ed il
figlio ed alle sue comprensibili preoccupazioni per il futuro, il suo volto si incupisce
appena un po, ma anche lei, intuisco, possiede una grande fede. Sopraggiunge rapida
la sera e mi devo congedare. Le rosse striature del cielo preannunciano un mattino sereno;
mentre mi allontano nel frastuono del traffico cittadino non posso fare a meno di
ripensare alla enorme forza danimo di Alberto e della sua mamma, augurandomi che il
futuro, con il suo progresso speriamo soprattutto spirituale, riservi finalmente ad
Alberto tutta lattenzione, lamicizia e laffetto di cui ha, come ognuno
fra noi, un immenso e vitale bisogno.
Maria Cristina Gallicchio