La storia di Alberto


A quarant'anni, muto e quasi paralizzato, si esprime attraverso il computer, scrive canzoni e ha fondato un gruppo che organizza vacanze accessibili anche a disabili.


E’ una stupenda giornata di marzo, il cielo terso, di un azzurro smagliante, esalta per contrasto il verde maturo dei pini che affollano la collina dirimpetto alla mia abitazione; quasi assordante, mi giunge il saluto degli uccellini che, in un tripudio di gioia, festeggiano una primavera decisamente in anticipo. Mentre ripenso distrattamente alla sciata in montagna cui ho dovuto rinunciare, memore del giusto richiamo alla puntualita' appena giuntomi dal mio direttore in attesa del presente articolo, mi tuffo tra i miei molti appunti e ricordi nel tentativo di mettervi ordine e rendere così il lettore maggiormente partecipe di questa esperienza a dir poco incredibile...

Dire che i limiti "limitano", affermazione che secondo le ferree leggi scientifiche sarebbe quantomeno ridontante, mi è sempre meno facile da asserire, soprattutto da quando collaboro con il Lisdha News.

Questa volta, penso però che sara' piu' complesso porre delle domande e soprattutto ottenere delle risposte dal momento che Alberto non ha la possibilita' né di camminare né di parlare e si esprime attraverso la tastiera di un computer.

Per fissare l’appuntamento mi metto in contatto telefonico con Giorgio, giovane e simpatico avvocato, che si offre di fare da intermediario. Dopo qualche difficolta' nel reperire la via Don Zini di Tradate (Va), finalmente giungo a destinazione, parcheggiando l’auto in uno di quei vecchi cortili di case a ringhiera che, se non si conoscono, passano del tutto inosservati.

Qualche istante per le presentazioni e subito mi trovo nella stanza di Alberto. Sulla sedia di fronte a me sta un uomo molto magro e piccolo di statura: dal centro della fronte sporge una corta bacchetta, assicurata con una fibia di colore nero che fa il giro del capo, le braccia irrigidite lungo i fianchi e le mani chiuse e ritorte verso l’esterno sono quasi prive di funzionalita'. Distaccandosi per un attimo dal computer, mi guarda con fare curioso e subito si sforza di comunicare, ma dalle sue labbra non esce che qualche suono a me incomprensibile... allora rapido, come chi non ha da perder tempo, agita la bacchetta sulla tastiera per comporre il suo saluto. Giorgio, calmo ed evidentemente a suo agio, gli si siede vicino e gli porge un foglio plastificato (sul quale in seguito scorgo la riproduzione della tastiera) permettendogli, in tal modo, di esprimersi senza l’ausilio del computer.

Lì per lì, come spesso accade quando ci si trova davanti al dolore, vengo colta da un forte imbarazzo e mille dubbi su come condurre l’intervista mi assalgono, ma subito mi dico che sussistono sempre delle abilita' residue da utilizzare e se c’è la buona volonta' bastano poche parole parlate o scritte per capirsi. Per fortuna, però, Alberto, ha pensato a mettere una parte della sua vita nero su bianco e così, rassicurata dalla presenza di questa autobiografia, mi rilasso e comincio ad osservare tutt’attorno.

Nella angusta cameretta domina una insolita sedia a rotelle, dotata di ruote anteriori e volante con la quale Alberto si muove per casa. La parete piu' ampia è occupata da un impianto hi-fi che presenta un tasto quasi al livello del pavimento per l’accensione "a mezzo piede", opera del defunto papa' di Alberto, tecnico-riparatore di Tv ed esperto di impianti di varia natura. Le fa da cornice una moltitudine di cassette di musica leggera. Poi, il mio occhio è calamitato da una grande e luminosa fotografia che ritrae Alberto in compagnia del Papa e dell’attuale vicario episcopale di Varese, monsignor Marco Ferrari, fotografia che chiedo all’istante di "sequestare" a beneficio dei lettori del Lisdha News.

Mentre Giorgio ed Alberto trafficano con il Pc per trasferire su dischetto l’autobiografia, scambio due parole con la signora Salvato, la mamma di Alberto. E’ una dolce "donnina" sulla sessantina che da subito mi colpisce per l’espressione serena nonostante tutto. Mentre si affanna tra le tante fotografie per trovare, su mia richiesta, le piu' belle e significative, mi racconta brevemente l’accaduto.

La sua era stata una gravidanza come tante altre e si profilava all’orizzonte un parto tranquillo ed ordinario. Invece, a causa di un tragico errore, il bambino rimase "così come oggi si presenta", e cioè: muto e pressoché paralizzato. In seguito al tragico episodio, i genitori, sconvolti, fecero visitare da piu' esperti il loro bambino nella speranza di ottenere un qualche miglioramento, riportando, purtroppo, in ogni occasione parere negativo. Non solo, ma, secondo l’avviso di un medico, si presentavano chiaramente, nel caso particolare, gli estremi per sporgere denuncia alla procura della Repubblica! I genitori di Alberto, però, gia' abbastanza provati per la sofferenza, decisero di non far alcun ricorso per evitare di aggiungere altro strazio e comunque, in seguito, si apprese che tutto l’incartamento riguardante il parto in questione era stranamente andato perduto... A tutt’oggi perciò non si conosce neppure il nome del male o della causa specifica che inchioda Alberto su una sedia, costringendolo ad esprimersi unicamente attraverso il computer!

Negli anni successivi, non potendo frequentare la scuola come ogni altro bambino a causa del suo handicap, e, come scrive lui, essendo stato trattato male in un istituto dove il padre l’aveva portato per essere educato, Alberto rimane in casa conoscendo solo l’affetto dei genitori e di qualche parente e scoprendo le bellezze della natura durante le vacanze estive trascorse a Pontremoli, in Toscana, quando si reca a trovare la nonna. Fortunatamente verso i quattordici anni si accorge che esiste anche fuori dal contesto familiare qualcuno che gli "vuole bene": la vigilia di Natale del 1973 Marco Ballarini, in seguito "don Marco", lo va a trovare per la prima volta con un gruppo di ragazzi dell’oratorio, offrendo così ad Alberto la possibilita' di uscire dal suo guscio e di far qualche amicizia.

Purtroppo ha l’opportunita' di imparare a leggere ed a scrivere solo verso i diciott’anni grazie al piu' che prezioso intervento di volontari che, alternandosi al suo fianco, cercano di supplire alle enormi lacune causate da un sistema scolastico del tutto inadeguato; contemporaneamente Alberto comincia a coltivare l’interesse per la musica: dapprima, non conoscendo le note, suona utilizzando un sistema basato sui numeri, poi si impegna al massimo ed impara a leggere le note ed a suonare l’organo digitando i tasti con il naso! Di questa scoperta dice "... avevo capito che la musica mi appassionava, faceva parte di me, attraverso di lei riuscivo a provare nuove sensazioni, mi sentivo parte del mondo!"

Nonostante le difficolta', Alberto che è un ragazzo molto intelligente e spiritoso, oltre che dotato di una volonta' ferrea, continua nei suoi progressi e nel 1981, appoggiato da don Antonio Barone, a quel tempo parroco di Tradate, presta la propria collaborazione per Tele Radio Tradate, la radio della Parrocchia, per la quale prepara le scalette dei programmi. Nello stesso periodo incomincia a frequentare l’Anaconda di Varese, cooperativa che dagli anni Ottanta è impagabile riferimento per l’educazione e la riabilitazione di ragazzi con handicap psico-fisici gravi e gravissimi e riesce a trovare un ambiente accogliente in cui praticare ginnastica, nuoto ed essere seguito da un insegnante. Sempre all'interno dell’Anaconda conosce il movimento di Comunione e Liberazione, cui in seguito aderisce, e sperimenta la prima vacanza senza i genitori.

Alla fine degli anni Ottanta, partendo dalle proprie esigenze, ed incoraggiato da due sacerdoti, concepisce l’idea di formare un gruppo che abbia per scopo quello di organizzare vacanze accessibili a disabili, ma che lo faccia in un clima di amicizia e non solo di volontariato: nasce, così, con la collaborazione di giovani appartenenti alla cooperativa S. Carlo di Tradate, il gruppo denominato "Katimavik" che attualmente conta piu' di quaranta membri. Si prende spunto dal termine eschimese che significa "Luogo permanente di incontro e di amicizia" e che si riferisce all’igloo piu' grande ove si riunisce tutto il villaggio, per sottolineare la costante che non deve mai mancare in questi periodi di vacanza trascorsi insieme: l’amicizia appunto. L’idea è vincente ed i risultati non tardano, ma il frutto piu' importante che Alberto riceve da questa esperienza, dall’incontro, cioè, con persone disponibili a mettersi veramente in gioco, ad offrire non solo il proprio tempo libero, ma soprattutto un angolo del proprio cuore è la fede in Dio. Ecco come Alberto ci presenta il Katimavik:" ..siamo dei ragazzi che s’incontrano per stare insieme in amicizia, mettendo al centro del gruppo Gesu', come amico piu' grande di tutti, che ci fa comprendere come tra noi non è importante chi è piu' abile, intelligente o veloce, perché siamo tutti uguali davanti a Lui".

Quante volte si constata sorprendentemente che iniziative felicemente tradottesi in realta' - in una realta' che di esse aveva dunque bisogno - sono partite da persone semplici, magari con grosse difficolta', che traendo spunto da una necessita' propria hanno dato una risposta concreta e ben studiata ad un intero universo di persone nelle stesse condizioni. E dire che spesso chi sta meglio di salute teme di muovere pochi passi per operare qualche cambiamento qui e la' nella propria vita! Ma forse sono le emergenze che producono il meglio...

In ogni caso, Alberto non si è fermato qui: verso i trent’anni, dopo vario tempo dedicato allo studio della musica, scrive il testo della sua prima canzone che si intitola "Solo amicizia". Il messaggio, come scrive lui stesso, vuole essere questo: "Ho scritto questa canzone per dire alle ragazze che si sono allontanate da me, dopo avermi conosciuto e frequentato, che mi avevano frainteso, che da loro io volevo soltanto amicizia ed affetto, non mi bastava l’affetto dei genitori..." Fatto sta che la canzone è stata apprezzata in modo particolare da una ragazza ed è nata, così, quell’amicizia da tempo desiderata. L’attivita' di compositore prosegue ed Alberto sforna altri tre testi di canzoni: "Dipingiti di blue", "Io e voi" e "Sogno", dedicandosi in un caso anche alla stesura della parte musicale. Queste canzoni sono oggi racchiuse in due audio-cassette, realizzate con la collaborazione di altri musicisti e cantanti, fra cui il suo amico Emanuele, e si possono acquistare con una semplice telefonata al numero 0331/841209, essendo Alberto regolarmente iscritto alla Siae.

Nel 1994 Alberto viene eletto membro del consiglio pastorale di Tradate e grazie all’Unitalsi ha l’opportunita' di partecipare ad alcuni pellegrinaggi ad Assisi, Lourdes e, due anni dopo, a Roma, dove riesce ad incontrare di persona il Papa. Nello stesso anno, accompagnato dal suo grande amico Marco Perron, si reca addirittura nella Bosnia straziata dalle lotte intestine, viaggiando su un camion che trasporta generi di varia natura quale aiuto per i civili affamati e senza tetto.

Il 1997 porta con sé, purtroppo, un evento drammatico: il papa' di Alberto, gia' gravemente malato di cuore, muore di infarto, lasciando un grande vuoto nella famiglia, sia sotto il profilo affettivo sia dal punto di vista dell’aiuto concreto, aiuto che in queste circostanze è quantomai indispensabile. Scrive Alberto:" Non ero in casa quando è accaduto, comunque me lo aspettavo perché (mio padre) era molto malato ed avevo paura... grazie a Dio adesso sono sereno: un mese e mezzo prima della sua morte sono entrato a far parte di una fraternita' di Cl e penso a questa come ad una famiglia..."

Quattro anni orsono Alberto ha festeggiato i 21 anni di carriera musicale organizzando presso l’oratorio di Tradate uno spettacolo comico in cui, grazie a due simpatici presentatori, alle sue canzoni si sono alternate gag esilaranti: è stato un successone! Comprendo anche che gli piacerebbe essere invitato a riproporre il suo spettacolo e comunque a suonare le sue canzoni in altre citta' ed in altri contesti, come ricoveri per anziani e centri per disabili e non invece, come scrive lui, "partecipare a grossi spettacoli dove la maggior parte della gente vedrebbe solamente il mio handicap". Mi chiede anche di far sapere, tramite il giornale, che nonostante ora sappia leggere e scrivere, avrebbe necessita' di fare esercizio e di progredire nelle sue capacita' e sarebbe felicissimo se qualche persona di buona volonta' offrisse, nei limiti delle proprie possibilita', il suo aiuto.

Per il resto Alberto se la cava come può: trascorre la sua giornata per la maggior parte davanti al computer, unico mezzo che lo lega al mondo sia per comunicare sia per apprendere; di quando in quando guarda la televisione, per la quale, in ogni caso, non ha una passione sfrenata. Alla sera talvolta esce in compagnia di Giorgio, degli amici di Cl o del Katimavic. La signora Salvato, purtroppo, non è piu' giovanissima e si può dire che accudisca il figlio quasi esclusivamente grazie alle proprie forze, a parte, fortunatamente, l’intervento di Pietro, cugino di Alberto, e della sua famiglia, per alcune varie commissioni. Mentre mi accenna al suo sogno di acquistare l’appartamento di proprieta' della Parrocchia in cui vivono lei ed il figlio ed alle sue comprensibili preoccupazioni per il futuro, il suo volto si incupisce appena un po’, ma anche lei, intuisco, possiede una grande fede. Sopraggiunge rapida la sera e mi devo congedare. Le rosse striature del cielo preannunciano un mattino sereno; mentre mi allontano nel frastuono del traffico cittadino non posso fare a meno di ripensare alla enorme forza d’animo di Alberto e della sua mamma, augurandomi che il futuro, con il suo progresso speriamo soprattutto spirituale, riservi finalmente ad Alberto tutta l’attenzione, l’amicizia e l’affetto di cui ha, come ognuno fra noi, un immenso e vitale bisogno.

Maria Cristina Gallicchio